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venerdì 28 aprile 2017

La nostra storia di latte... mamma Marysa e Carlotta


Buongiorno Monica, mi farebbe molto piacere che pubblicassi sul tuo blog la mia storia,
Il 17-11-2015 viene al mondo la mia bimba, parto naturale, indotto e senza epidurale. L'attacco al seno avviene sin da subito in sala parto. Le ostetriche molto gentili e pronte a rispondere ad ogni mia domanda. Dopo qualche ora inizio già a sentire male ai capezzoli, così mi consigliano di applicare la pomata alla lanolina e lasciare il seno scoperto così da poterlo far respirare. Ovviamente, il male aumenta. Più volte mi è stato spiegato (da loro) come dover attaccare in modo corretto la mia piccola, ma nulla da fare. Arrivata a casa, inizia il baby blues. Un po' perchè fondamentalmente avevo 24 anni e quindi con la gravidanza in atto non avevo ancora ben capito come sarebbe cambiata radicalmente la mia vita e un pò per il male atroce dovuto alle RAGADI. Urlavo, piangevo, ero molto arrabbiata e "infelice", sentivo di non essere capita. Ero circondata da donne che continuavano a ripetermi: "tesoro, è normale che tu abbia male al seno, è capitato a tutte. Resisti!" Questo non mi aiutò. Arrivai al punto di avere l'ingorgo e mi rifiutai di attaccarla dal male "atroce". Volevo smettere di darle il mio latte a tutti i costi, così mi recai in ospedale dalle ostetriche e chiesi loro le "pastiglie". Nulla da fare, fortunatamente non me le diedero e mi convinsero a continuare, a svuotarmi il seno con il tira latte. Per i primi giorni mi consigliarono di dare il mio latte a Carlotta con il bibe, il dolore al seno sarebbe diminuito e avrei mantenuto la produzione del latte sia tirandomelo con il tira latte che attaccandola al seno. Così feci. Arrivò però il momenti in cui la dovetti attaccare nuovamente e così rincominciò il "dolore". Provai qualunque tipo di crema, anche i copri capezzoli in argento (quelli mi facevano venire l'ingorgo) e i copri capezzoli areati con i buchini che permettevano a seno di respirare e nel frattempo raccoglieva il gran latte che perdevo, ma nulla cambiò. Dopo ben due mesi e mezzo di dolore (più lieve col passare del tempo rispetto all'inizio),passò. Il pediatra di mia figlia mi consigliò una crema e....MIRACOLO! il dolore era scomparso, finalmente. Da li in poi non ebbi più dolore e se per caso sentivo un leggero fastidio mi bastava applicare un pò di quella crema e tutto passava. Ripresi a lavorare che Carlotta aveva 3 mesi. Quando non ero in casa, mia mamma o il mio compagno, le davano il mio latte dal bibe e lei lo prendeva ben volentieri. Questo fino al 10° mese, quando non ne volle più sapere e decise di prenderlo solo dal mio seno. Pertanto, quando mi assentavo lei mangiucchiava qualcosa ma senza chiedere latte. Che dire... col senno del poi ringrazio infinitamente le ostetriche (che mi hanno seguito durante il travaglio e parto) che mi hanno incoraggiato a non mollare. Nel corso dei mesi avevo mille dubbi..del tipo: il mio latte è abbastanza sostanzioso? Perche si sveglia così tante volte la notte? E' colpa della tetta? A queste risposte spesso ha risposto la "mitica" consulente dell'allattamento Monica Bielli di sos allattamento Trascorsi ben 14 mesi arrivai a stufarmi della tetta. Era diventata un 'ossessione per Lei. Ogni momento era buono per "ciucciare". Per di più stentava a mangiare la sua pappa. Così temporeggiai ancora due mesi e decisi di togliergliela! Non è stato facile, lei piangeva, il mio seno era duro come un mattone. Il mio consiglio è , quando intraprendete la strada per lo svezzamento al seno, oltre che essere convinte al 101% della vostra scelta, affidatevi a persone competenti! I pediatri spesso sbagliano su qualche passaggio. Per esempio, a me le pastiglie che mi consigliò il pediatra non hanno fatto alcun effetto, ma i consigli di Monica Bielli, sì! Ora è una mangiona. Mangia a tutte le ore. A volte anche di notte e si sveglia ancora 3 volte circa (un po' dorme nella sua culla in cameretta e un po' nel lettone di mamma e papà). Anche se richiede molti sacrifici, il mio consiglio è quello di allattare se ne si ha la possibilità, con l'unica clausola che non deve essere un peso per la mamma.

lunedì 10 aprile 2017

Sono proprio quei giorni duri che ho superato, che mi hanno portato fino qui...la storia di Valentina e Carlotta


Carlotta è nata giovedì 5 gennaio 2017 con taglio cesareo d'urgenza, perché dopo avermi indotto il parto col gel a causa del mio diabete insulinodipendente, Carlotta è andata in sofferenza fetale e non vi nascondo che per me furono i 40 minuti più lunghi e brutti della mia vita, finché l'ansia e il silenzio in sala operatoria furono rotti dal più bel suono del mondo, il pianto della mia bambina! Purtroppo le ore successive, non furono spensierate come avrebbero dovuto essere, sempre a causa dell'insulina Carlotta continuava ad andare in ipoglicemia e decisi di fare la prima notte senza la mia cucciola, la feci riportare in nursery perché non ero in grado dopo l'operazione di prendermi cura di lei. Ogni due ore il suo papà andava in nursery a darle un bibe di latte artificiale. Da lì iniziò il calvario per attaccarla alla tetta! La mia bambina era piccolina, faceva fatica a succhiare e non voleva attaccarsi, perché si sa, il latte artificiale col bibe era più comodo, in gran quantità ed usciva subito! I giorni in ospedale li ricordo con dolore e sconforto, perché era una lotta per farla attaccare, un sacco di costrizioni per me e mia figlia ( mi mettevano del glucosio sui capezzoli per invogliarla a succhiare, glucosio?! Ma non avevamo già problemi di glicemia?!) arrivai all'ultima sera convinta che avrei smesso di allattarla, non avevo la montata lattea ed erano già passati tre giorni!!! La domenica tornammo a casa ed io sapevo di avere un problema, iniziai a dire che dovevo prendere un tiralatte, avevo paura di "perdere l'attimo" e mio marito mi disse di chiamare la consulente per l'allattamento che ci avevano consigliato in ospedale, una certa Monica Bielli. Feci il numero con la paura di trovare una persona che mi avrebbe costretto, nonostante il dolore, ad attaccare a forza mia figlia, ed invece no, lei mi disse di affittare subito il tiralatte. Il mattino seguente presi appuntamento con lei, senza essermene accorta mi era arrivata la montata lattea, iniziai a tirare il latte ed usciva!!! Lei mi disse di provare ad attaccare Carlotta ogni tanto ( anche se era piccola e si stancava subito), ma cosa più importante mi disse di avere pazienza un mesetto che non appena fosse cresciuta un po' si sarebbe attaccata. Fu un mese durissimo, il mio principale alleato era il tiralatte, tiravo il latte 6 volte al giorno, provavo ad attaccare la cucciola ma dopo 2 minuti si addormentava stremata. Non sto a raccontarvi di ingorghi vari, massaggi nell'acqua bollente sotto la doccia calda o di ben 2 volte, a causa di incazzature varie, mi è quasi andato via il latte e dei "pompaggi" successivi per recuperarlo..., si ho passato mesi con le tette in mano!!! Dopo un mesetto Carlotta inizió ad attaccarsi sempre di più, Monica aveva ragione!!!! Ma faceva malissimo!!!! Un dolore fortissimo ai capezzoli!!! Richiamai Monica che arrivó subito, disse che mi era venuta la candida e, a conferma di ciò venne il mughetto in bocca a Carlotta, feci la cura per 15 gg sempre col tiralatte in mano,dopodiché ricominciai ad attaccare la mia cucciola sempre di più, fino alla seconda candida, adesso era facile riconoscerla! Qualche giorno di cura e via, tornata come nuova! Dopodiché una notte mentre allattavo iniziai a stare male, male alla pancia ai reni, il mattino dopo andai in ospedale a fare un'ecografia e mi trovarono un istmocele all'utero che con le contrazioni per l'allattamento mi causava dolore, ma dovevo tenermelo, può capitare col cesareo e col tempo passerà! Fino alla terza candida.. stesso discorso! La prima volta che mi venne la candida chiamai Monica dicendole che volevo assolutamente smettere di allattare e lei mi rispose che mi capiva, che avevo ragione, ma se fossi riuscita a resistere solo per qualche giorno in più, sarebbe passato.
!!! Adesso, nonostante tutti gli intoppi Carlotta ha 3 mesi e pesa 6 kg (era nata di 2730 gr) ed è una bambina felice! Quando l'attacco al seno e lei alza gli occhi mi guarda e sorride in quel momento capisco perché ne è valsa la pena, capisco che Monica mi ha regalato un rapporto unico e speciale con la mia bambina, io ho solo saputo prendere questo dono! Perché oltre alla consulenza e l'aiuto in Monica ho trovato un'amica, le ultime volte che è venuta qua piangevamo dal ridere e credo che la magia sia stata proprio questa, trovare un "angelo" coi guantini blu, al quale affidarsi e lasciarsi guidare in quella che sarà una delle avventure più belle della vostra vita!!! ..nonostante le difficoltà ovviamente ma quelle si dimenticano in fretta!!!

sabato 25 febbraio 2017

Ho allattato con il cuore, con la testa e..con il tiralatte. La storia di latte di Serena e Mariasole


Quando ero in attesa di Mariasole pensavo che allattarla sarebbe stata la cosa più semplice e naturale al mondo. Perché e' così che ai corsi pre-parto l'allattamento viene dipinto: un momento magico in cui tutto è spontaneo ed idilliaco, il bimbo si attacca seguendo il suo istinto naturale e la mamma è lì, pronta ad offrire tutto il suo latte. Nessuno ti dice cosa è realmente l'allattamento. Che e' sacrificio, devozione, pazienza, tanta pazienza, stanchezza. Che solo se hai le giuste motivazioni e il giusto supporto ci si riesce. Che non per tutti i neonati è uguale, che alcuni per i diversi e più svariati motivi non si attaccano subito o non si attaccano facilmente o non si attaccheranno mai, e che in questi casi, per sopperire senza perdere la possibilità di allattare, esiste il tiralatte e che esistono figure professionali in grado di aiutare le neo mamme dispensando consigli pratici e soprattutto fornendo sostegno morale. Perchè è proprio il sostegno morale ciò di cui una neo mamma ha più bisogno per continuare a credere in se stessa e non cedere subito e senza nemmeno averci provato, al latte artificiale, più facile, subito pronto e decisamente meno impegnativo. E perchè senza sostegno morale non si acquisisce quella giusta tranquillità emotiva che tanto aiuta la produzione di latte. Quando Mariasole è nata ho capito immediatamente che allattare non era e non sarebbe stata quella passeggiata cosi semplice ed idilliaca che mi avevano dipinto. Mariasole ha dimostrato fin da subito difficoltà ad attaccarsi, a posizionare correttamente le labbra e soprattutto a succhiare. Dopo essersi attaccata a fatica, succhiava qualche minuto e, complice la bilirubina alta, si stancava facilmente e dopo pochi minuti si addormentava sfinita e non sazia. Passava più tempo a cercare di attaccarsi che a succhiare. Abbiamo passato ore al nido nel tentativo di “risolvere il problema” ed è al nido che per la prima volta mi sono imbattuta ed ho preso confidenza con quella macchina diabolica che da lì in poi è diventata la mia fedele alleata..il tiralatte! Nel frattempo Mariasole aveva perso peso, più del dovuto, ed ovviamente la colpa venne data al mio latte: “non succhia a sufficienza”, “non tiri a sufficienza”, “hai poco latte”. Al momento delle dimissioni il responso era chiaro: biberon e latte artificiale, visto che il mio tirato non era sufficiente e non la nutriva abbastanza. Il nostro rientro a casa è iniziato cosi, tra ripetuti ed isterici tentativi di attaccare Mariasole al seno, pianti disperati, sconforto, senso di inadeguatezza, lunghe e snervanti tirate manuali di latte ed alla fine biberon di artificiale per sopperire alla mia scarsa produzione. Nessuno mi aveva detto come e quanto tirare per non perdere il latte e per aumentare la produzione in modo che potesse arrivare ad essere sufficiente per Mariasole. E' in questa fase di sconforto totale che mi sono ricordata del gruppo SOS allattamento in cui pochi mesi prima ero stata inserita da un'amica -che ancora ora ringrazio di cuore- e del suo guru, Monica Bielli. I consigli di Monica sono stati provvidenziali e da subito hanno fatto la differenza e in poco più di due giorni la produzione è raddoppiata, riuscendo a soddisfare quasi integralmente la richiesta di una appagatissima Mariasole. Ma l'aiuto più prezioso è stato a livello psicologico-morale. Grazie a Monica ho capito che non c'era nulla di sbagliato in me, che ci sono bimbi che non riescono ad attaccarsi al seno e che il non allattare direttamente al seno non mi rendeva meno mamma, perché in qualche modo stavo allattando anche io. Sono passati tre mesi, tre mesi di me, Mariasole e il tiralatte. Tre mesi non facili, di giornate scandite dal dover tirare ogni tre ore per non diminuire la produzione, perché quando hai il latte, provi un immenso piacere a recuperane ogni singola goccia e una specie di senso di colpa nel non sfruttarne pienamente ciò che la natura ti ha donato. Tre mesi in cui ci ha fatto visita anche la mastite..male, tanto male, febbre, antibiotici, i seni giganti e bollenti, impacchi caldi e freddi, il latte che non viene più per 4 giorni e che poi, grazie a magica Monica ritorna praticamente come prima, il male che diventa un ricordo lontano, la paura di una eventuale ricaduta e i consigli di chi mi suggeriva di smetterla che straordinariamente se ne vanno spazzati dalla voglia di continuare a dare a Mariasole un po' di me. Tre mesi in cui ogni singola volta che ho dato a Mariasole un biberon di latte appena munto, nel sentire il piacere con cui se l'è gustato e nel vedere le goccioline traboccare sulle sue paffute guanciotte, mi si è riempito il cuore di gioia e di orgoglio per avercela fatta. Di una cosa ora sono certa, prima di tutto si allatta con il cuore, poi con la testa ed infine con il seno o..con il tiralatte! "

lunedì 2 gennaio 2017

Storia di latte tra Loredana e Matteo.


Adesso sono felice, siamo felici. Guardo Matteo tenere le sue labbra aperte appiccicate a ventosa intorno al mio capezzolo e mi sento la donna più forte e fortunata al mondo. Adesso. Ma non è stato sempre cosi. La strada per la felicità è tortuosa, piena di ostacoli, e lunga, molto lunga! Così lenta da percorrere che sembra non finisca mai, ci si convince che nulla mai sarà come ce lo si era immaginato. Matteo è nato il 5 agosto, sano, ai miei occhi bello come il sole. Ma io ero stanca, non ero riuscita a partorirlo naturalmente. Il parto cesareo mi faceva sentire una mamma a metà. Ma in fondo lui era lì, sano e aveva solo tanta voglia di crescere. “Lo attacchi signora”, erano le parole che mi sentivo più dire nei giorni di ospedale. E io pensavo solo: “ma come? Dove lo metto? Come lo tengo? A me fa male! E lui piange!” “Sì signora è normale che faccia un po’ male, è questione di un paio di giorni e passa tutto.” Quel che girava nella mia testa in quei giorni e soprattutto in quelle notti nel letto dell’ospedale era solo: “si è appena avverato il tuo sogno, finalmente hai qui vicino il tuo cucciolo, e perché allora ti senti così?”. Mi sentivo stanca, non volevo vedere nessuno, non volevo che mi chiedessero come mi sentivo, come mi sentissi a fare la mamma. “E che ne so? Mi sento uno schifo. Mi fanno male i capezzoli da morire! Ogni volta che il bambino si attacca mi fa male la pancia, mi tirano i punti della ferita, mi muovo appena! Non mi danno da mangiare perché devo prima ‘fare aria’. Vedo tutti felici e sorridenti e io mi sento una merda. Ma perché?”. Questo avrei voluto rispondere davvero. E Matteo piangeva, vedevo gli altri neonati nelle loro cullette in giro per il reparto (le loro mamme camminavano già), tranquilli, con gli occhi aperti. Lui o piangeva o ciucciava o dormiva. E io riuscivo a tenerlo attaccato al seno meno di quanto avrei dovuto e voluto, il dolore era lancinante. Ho scoperto dopo che in seconda giornata avevo già le ragadi ad entrambi i capezzoli! Arrivati a casa pensavo che lo sclero fosse finito, che iniziasse finalmente quella meraviglia che avevo tanto sognato. Non andò esattamente così. Dopo tre giorni andammo tutti in consultorio, usciamo felici di andare a pesare Matteo, di fare la nostra prima uscita…per scoprire che non solo non era cresciuto ma era di nuovo calato di peso! Tutto quel dolore al seno, tutto quel tempo passato a cercare di farlo attaccare non era servito a niente? Che nervi! Il mio umore era sotto i piedi. Il foglietto con il numero della consulente per l’allattamento girava per casa da qualche giorno. “Cosa aspettiamo a chiamarla? Amore magari ti dà una mano.” Mi ripeteva mio marito ogni giorno. “Sì, poi la chiamo”, rispondevo io chiedendomi se mi servisse davvero. Non sono nemmeno in grado di allattare mio figlio? Non solo non sono riuscita a partorirlo, ora non so nemmeno fare la cosa più naturale del mondo? Poi mi hanno detto che fra un po’ passa. Passerà. E più pensavo così più la situazione peggiorava! I capezzoli erano distrutti, Matteo stava attaccato in media 40 minuti per tetta e prendeva pochissimo. Mi avevano detto che bastava tenere il seno all’aria e al sole per far guarire le ragadi così giravo tutto il giorno per casa con le tette al vento, con i capelli sporchi e con una stanchezza tremenda. E Matteo piangeva. Il pediatra ci consigliò di fare 24 ore di doppia pesata e capimmo così che il nostro povero cucciolo aveva solo tanta tanta fame. Dopo un ora e mezza di poppata prendeva in media 15/20 grammi! E dopo ogni pesata io mi sentivo sempre peggio, le 24 ore più lunghe e stressanti della nostra vita! Ma sono servite, il pediatra con quei dati decise di farci dare l’aggiunta di latte artificiale per dare forza ed energia al piccolo Matteo. Il primo biberon con 50 gr di latte plasmon se lo tirò giù come se non ci fosse un domani! “Allora sono io? È colpa mia? Eppure al corso pre-parto hanno detto che tutte le mamme hanno il latte? Ma a me quando arriva?” Era passata una settimana. E io stavo sempre peggio. Ricordo che un giorno quando Matteo riuscì ad attaccarsi al seno destro (dopo 15 minuti di tentativi) io sentii una scossa di dolore così forte che lo staccai con forza e lo passai a mio marito. Tra le lacrime gli dissi: “Basta, io non ce la faccio. Tanto non serve a niente!”. Lui è sempre stato molto più paziente di me. “Con calma amore, dai facciamo ancora un tentativo poi basta. Se non ce la fai andiamo avanti con il biberon. Non posso vederti così. Chiamiamo quella ragazza, la Monica Bielli. Se non va molliamo.” E così, guardando Matteo con la bocca spalancata verso il mio seno, telefonai a Monica. Era il 16 di agosto e il mattino dopo arrivò quest’angelo alto con i guanti verdi. La ricordo così, io seduta durante la poppata, triste, demotivata, lei sorridente, comprensiva. La prima che sembrava davvero capire come mi sentissi. Il suo sguardo preoccupato mentre mi guardava i capezzoli mi fece capire che la situazione era bella tosta. “allora non mi sto lamentando per niente?”, pensai. Mi disse che probabilmente c’era una bella infezione in corso oltre alle ragadi. Sembra davvero una cosa stupida e molto semplice ma finchè una donna, una professionista, una mamma non mi ha compreso dicendomi che vedendomi capiva benissimo tutto il dolore che provavo, fino a quel momento non credevo di potercela fare. “Se vuoi mollare lo capisco. Ma proviamo una settimana, ce la fai una settimana? Matteo si attacca molto bene, curiamo i capezzoli, stimoliamo la montata con il tira latte tra una poppata e l’altra e poi ci aggiorniamo? Va bene?” “Noooooooo”, avrei voluto rispondere, “non ce la faccio nemmeno un giorno, altro che una settimana!”. E invece ci provai. Ringrazio Monica per la sua consulenza e il suo sorriso, mio marito che mi obbligò a chiamarla, Matteo che bramava la mia tetta e me stessa per aver tenuto duro! Ma in effetti le cose cambiarono… Due settimane dopo eravamo riusciti ad eliminare completamente l’aggiunta di latte artificiale, ricordo come un sogno la volta che dopo 20n minuti di tetta Matteo aveva preso 75 grammi! Evvai!! Faceva ancora un male tremendo ( i miei capezzoli sono guariti completamente quando Matteo aveva circa due mesi!) ma almeno serviva a qualcosa! Sentivo Monica quasi tutti i giorni, abbiamo lavorato tutti insieme per riuscire in un’impresa che sembrava impossibile. Lui cresceva e io iniziavo a sentirmi sua mamma. Ora quei giorni mi sembrano lontanissimi. Ora che i momenti di tetta sono i più belli della giornata, ora che mentre ciuccia si stacca un attimo, mi guarda con i suoi occhioni verdi, mi sorride a bocca aperta e subito si riattacca! E io mi sciolgo! Ora che la tetta è sempre pronta, che puntualmente il mio cucciolo mangia quando mangio io se siamo al ristorante! Ora che passano ore tra una poppata e l’altra e io penso: “ma amore non hai un po’ di fame? Un po’ di sete?” Ora ringrazio il cielo per avere resistito quando non ne potevo più, quando tutti mi dicevano: massì dagli il biberon e chissenefrega! Ora che quando guardano Matteo e mi dicono: “ma che bello ciccio, lo allatta lei?” , io rispondo orgogliosa: “Siiiiiiiii, tutto latte mio!!” e mi sento invincibile adesso. Questa è la nostra storia, Matteo oggi ha 5 mesi e pesa 8 chili! Io sono sua, mi sono sentita il suo ostaggio nei suoi primi giorni di vita, adesso mi sono innamorata del mio rapitore!

martedì 11 ottobre 2016

La storia d'amore tra me, Gabriele e il tiralatte.... Mamma Sonia e Gabriele


29/09/2016 18:02 La nostra è una "storiella a 3": tutto è iniziato lo scorso luglio 2015, quando ho scoperto di aspettare Gabriele 😍. È stato tanto cercato e immensamente voluto, dopo 8 anni di matrimonio. La gravidanza è continuata benissimo, senza nessun problema! Fino ad arrivare a 2 settimane prima della scadenza: il 22 marzo 2016, quando alle 20.38 è arrivato il nostro topolino 💖😍 con parto naturale..tutto è andato benissimo e finalmente ha inizio la nostro avventura. Nei 3 giorni passati in ospedale, Gabriele non si è mai attaccato alla tetta, nonostante i vari tentativi. Quanti consigli (anche non richiesti...o dati x sentito dire...), quanti pareri, quanto stress, ognuno diceva la sua: la posizione, la bocca, la tetta, stringi, alza....devi.... devi... devi... E basta!!!! 😒 x fortuna mi entrava e mi usciva...ho sempre fatto cosa il mio istinto di mamma mi diceva! E grazie a Dio!!!! 🙇 In ospedale, x quanto riguarda la sala parto, niente da dire...ma x quanto riguarda l'assistenza sull'allattamento proprio zero! Nessuna assistenza, chiedevo qualcosa e mi guardavano perplesse queste... oss? Infermiere? Boh?! 😶 queste figure vestite di bianco, che non si sa che ruolo avessero!! Mi hanno mandato una settimana dopo a fare una "visita di controllo sull'allattamento". Mah?? Una settimana dopo? Ma se io non avessi avuto l'istinto di tirarmelo da subito, appena andata a casa, dopo una settimana magari non ce l'avevo neanche più il latte, visto che il pupetto non ha mai ciucciato! Il tiralatte affittato era anteguerra, ma la sua funzione la faceva..infatti nella prima notte a casa, ho avuto la montata. Da li, ha inizio la mia storia d'amore col tiralatte! Provavo di continuo ad attaccarlo, ma cominciavo a stressarmi io (parenti e gente varia, chi mi giudicava di non volerlo attaccare o non lo facevo abbastanza!) e anche il pupo urlava come un disperato perché non riusciva. Lo vedevo che ci provava, ma dopo qualche tentativo si metteva a urlare come un disperato. Allora (lui aveva 3 settimane), mi sono decisa a chiamare Monica Bielli (consigliata da un collega di mio marito), che ha riscontrato il frenulo della linguetta un po' più corto del normale, infatti faceva fatica anche a prendere il biberon! Visto il tanto latte che avevo (ne tiravo circa 50/60ml alla volta con macchinetta singola e dell'anteguerra), Monica mi ha consigliato la tiralatte attaco doppio professionale da affittare, che x fortuna abbiamo trovato e di tirarmelo ogni 2/3 ore (anche di notte) per aumentare la produzione. Infatti dopo 3/4 gg sono arrivata a tirarmene anche 190ml alla volta. L'abbiamo poi portato all'ospedaletto per fargli fare ambulatorialmente un taglietto parziale del frenulo linguale. Qualche giorno dopo, ho sentito anche Adriana, una logopedista, che mi ha consigliato il biberon speciale, che ha una tettarella che lo avrebbe aiutato, oltre a fargli fare qualche esercizio x stimolare il movimento della linguetta. Piano piano è migliorato, ha iniziato a muoverla come non aveva mai fatto, anche se della tetta non ne voleva più sapere purtroppo. Ora Gabriele ha 6 mesi e mezzo ed è completamente svezzato e nonostante tutto, sono riuscita a dargli esclusivamente il mio latte x quasi 5 mesi!! Sono stati 5 mesi intensi...con tanti sacrifici e tanto sonno arretrato (faticosissimo alzarsi ogni 2/3 ore di notte). Mi sono tappata le orecchie, non ho più voluto sentire niente e nessuno e ho fatto cosa il "mio cuore di mamma" mi diceva di fare, ascoltando e osservando soprattutto "i segnali" che G
abriele mi mandava. E ne sono fiera. La testa dura, a volte, serve!!!

venerdì 16 settembre 2016

Allattare i gemelli si può !!! La storia di latte di Silvia e dei gemellini Giuseppe e Maddalena

Sono Silvia, infermiera, moglie di Marco, mamma di Giuseppe e Maddalena, concepiti con ICSI presso l'ospedale s.Anna di Torino per problemi fertilità da parte di entrambi i genitori e nati a 36+1 con cesareo programmato poichè podalico lui e trasversa lei. Ecco, tutto il contrario di quel che il mio "film di vita" prevedeva... Mi sono sposata presto (21 anni) perchè volevo diventare mamma di almeno tre bimbi entro i 30 anni. Dopo 7 anni di tentativi, visite specialistiche, indagini diagnostiche ecc ecc ecc... FINALMENTE a 28 anni e 6 mesi divento mamma di Giuseppe e Maddalena! Avrei voluto partorire naturalmente, ma non si è potuto. Avrei voluto concepire naturalmente, ma non si è potuto, Volevo tanto usare i pannolini lavabili ed allattare naturalmente, e lo sto facendo!!!! Per quanto riguarda l'allattamento, all'ospedale, supporto zero. Su tutto il personale medico, ostetrico ed infermieristico (in 7 giorni di ricovero) ho trovato una sola ostetrica sulla mia stessa lunghezza d'onda. Le tipe del nido (non so che qualifica avessero) altro non facevano che ingozzarmi i bimbi di LA. I pediatri sostenevano che "se volevo potevo provare, ma di solito si riesce allattare un gemello e mezzo....". Bene, mi son detta "sono tutti dalla tua parte!!". Appena mi son potuta sedere a letto (mattino della prima giornata post cesareo) mi sono armata di tiralatte e ogni 2/3 ore tiravo. Ricordo ancora con quanta gioia ho accolto i primi 10ml di colostro, mi sembra in 3ª giornata! Poi usavo un "Das artigianale" fatto con una siringa da 5ml e un agocanula, frutto dell'ingegno della sopracitata ostetrica (Rosy). Quando le altre ostetriche e le tipe del nido mi han vista con un bimbo al seno e la siringa in mano mi han guardato di un male!! Beata ingenuità va.... La montata è arrivata il 6º giorno (per fortuna mentre ero ancora ricoverata), il mio è stato un ricovero protratto perchè ho sanguinato un po', e sono stata poi dimessa con 6,8 di emoglobina e la raccomandazione di "non stare sola con i bimbi per almeno un mese" e poi "tanto lei è infermiera, sa come si deve comportare..." Vabbè, sorvoliamo anche su questo! Arrivata a casa ho guardato mio marito e gli ho detto: "PRIORITÀ DI OGGI: mangiare loro, mangiare noi, DORMIRE! alla lavatrice e alle borse dell'ospedale ci pensiamo domani..." E quindi, da quel giorno, 5/6/2015 è iniziato il mio rapporto con il tiralatte a domicilio. Un odio/amore, soddisfazione/frustrazione che per fortuna ha avuto fine poco dopo aver contattato Monica. Credo sia stato attorno al 15 del mese... non ricordo con esattezza... Stufa e spossata dagli orari serrati del tiralatte, da rispettare categoricamente (pena la decimazione delle provviste nel frigorifero) ho cercato on line una consulente IBCLC, ed ho trovato LEI. MONICA. Professionale, serena, disponibile ed accogliente. Una manna per me, che in quei giorni stavo vacillando.... La mia richiesta è stata questa:" ciao, sono Silvia mamma di due gemellini, voglio smettere con il tiralatte e imparare ad allattare in tandem!". Insomma dazeroamille in un batter di ciglia! Monica mi ha anche insegnato la pazienza, consigliandomi di procedere x gradi: un bimbo al seno per volta, per un pasto al giorno, aumentando gradualmente le poppate in base allo stato d'animo di tutti. Ecco. Ci ho messo un po' a decidermi... ma il 23/6 mi sono lanciata con Giuseppe e il 26/6 avevo anche attaccato Maddalena! Molto più in fretta del previsto, ho detto "ciao ciao" al MEDELA simphony tanto odiamato! Oggi i bimbi hanno quasi 16 mesi, a breve ricomincia il lavoro, l'inserimento al babyparking è ormai imminente... Crescono a vista d'occhio. Veramente troppo velocemente! Imparano ogni giorno tante cose nuove: Giuseppe già cammina, Maddalena mangia di tutto con le posate... E quando è ora delle coccole, mi chiamano x la "ninni" che è un mix di tetta/coccole/nanna... Sono dolcissimi ❤️. Tutto questo anche grazie a Monica Bielli. non so cosa avrei fatto senza di te.... Infinitamente grata! Silvia.

lunedì 1 agosto 2016

...ho preso coraggio e ho deciso di raccontarvi la mia esperienza...La storia di latte di Antonella&Chiara


Dopo aver aspettato un bel pò di tempo..ho preso coraggio e ho deciso di raccontarvi la mia esperienza.!!La mia piccola anche essendo nata di soli 2,540 si è attaccata senza grossi problemi al seno..subito dopo il parto!!Ho avuto piccole ragadi che si sono risolte in pochi giorni..Tornate a casa dopo qualche giorno mi accorgo di avere metà capezzolo del seno sinistro..in ospedale mi dicono che poteva essere stata la bimba oppure di averlo sempre avuto così e di non essermene mai accorta..mi consigliano di tenere il seno scoperto e di metterci il mio latte..passa circa una settimana e le cose non miglioravano anzi peggioravano perchè la piccola faceva fatica ad attaccarsi e io avevo un dolore tremendo...in più il seno cominciava ad essere caldo,rosso e duro anche dopo una poppata molto lunga.Ritorno in ospedale dove mi dicono di avere molto latte,di fare impacchi con acqua calda e svuotare il seno manualmente..però la situazione non cambiava e in più comincio ad avere la febbre e dolori in tutto il corpo..vado di nuovo in ospedale e mi consigliano di prendere l'antibiotico x 7gg,di continuare con gli impacchi caldi,di svuotare il seno manualmente e attaccare la bimba in diverse posizioni..ma senza risultati perchè appena finisco di prendere l'antibiotico ricompare la febbre e le condizioni del seno erano le stesse..ritorno in ospedale e mi dicono di aver preso l'antibiotico per pochi giorni..di riprenderlo per almeno altri 15gg..al 14gg di antibiotico ricompare la febbre e il seno nelle stesse condizioni..un ostetrica dell'ospedale mi dice che magari il mio corpo si era abituato a quel tipo di antibiotico e di cambiare..stavolta mi toccava fare 10 inezioni,continuare con gli impacchi caldi e svuotare il seno manualmente.Ho passato circa 2 mesi in queste condizioni senza miglioramenti.. io non sono della zona..non sapevo a chi rivolgermi oltre all'ospedale..ero dimagrita tantissimo..il seno aveva preso una forma strana e il colore non cambiava!Ero disperata!!..mio marito e mia mamma mi dicevano di smettere di allattare e darle latte artificiale..ma io ero testarda,andavo avanti,senza sentire ragioni nonostante ero ridotta malissimo..la mia unica consolazione era che la bimba crescesse bene nonostante tutto..solo con il mio latte..Finite le inezioni sembrava andare meglio,ma dopo 10 giorni di nuovo la febbre..!..Ricontatto l'ostetrica e mi dice di andare al PS..di farmi fare un eco...ovviamente al PS niente eco solo prelievi...il medico di turno mi disse che se ci sarebbe stato qualche risultato positivo dovevo smettere di allattare per prendere medicine non compatibili con l'allattamento..mi mandarono in reparto dove mi strizzarono il seno per benino sotto acqua calda ma senza che uscisse una goccia di latte solo tanto tanto dolore...le analisi risultarono negative,mi ridiedero un'altro tipo di antibiotico..mi dissero che era un ingorgo...di svuotare il seno manualmente e di non usare il tiralatte perchè avrei peggiorato la situazione..Il giorno dopo la febbre non si abbassava più con il paracetamolo,il seno era diventato viola e duro e in più la mia piccola mi aveva abbandonato..non voleva più attaccarsi a quel seno..contatto l'ostetrica che mi dice di far ciucciare la bimba all'altro seno ma di provare sempre ad attaccarla anche lì ad ogni poppata..senza insistere,di usare il tiralatte dal seno dove la piccola si rifiutava di attaccarsi per svuotarlo,di immergerlo nell'acqua calda e di prenotare un ecografia..!!La prima data disponobile per l'eco era dopo una settimana circa..nel frattempo tiravo il latte,immergevo il seno in acqua calda,la bimba ciucciava dall'altro..dopo qualche giorno notai che la pelle del seno era diventata molto sottile fino a che la sera prima dell'eco si ruppe e uscì tanto pus..cercai di farne uscire quanto più possibile fino a quando il seno diventò abbastanza morbido e non usciva quasi più niente..misi una garza e aspettai l'indomani!!Il giorno dopo la febbre era scomparsa e dall'eco risultò che il seno si era svuotato da solo dall'ascesso che si era formato,il medico che era anche un chirurgo fece in modo che drenasse quanto più possibile..(tornai a casa più sollevata)...mi sentivo un pò meglio..ma ero molto stanca e debilitata..Qualche giorno dopo un'amica mi diede il contatto telefonico di Monica(troppo tardi)che contattai immediatamente..mi consigliò di continuare ad attaccare la bimba dal seno che non aveva avuto problemi,di usare il tiralatte dall'altro seno per svuotarlo e mantenere la produzione visto che la bimba continuava a rifiutare di attaccarsi..e darle quello tirato con il biberon..siamo andate avanti così per circa 2 mesi...Ho avuto un seno piccolo e uno più grande per un bel pò..finchè un bel giorno provai ad attaccarla e lo fece senza fare storie..(non potete immaginare la mia felicità)!!Ho continuato ad usare il tiralatte(ancora per un paio di mesi)..avevo troppa paura di ricadere in quel terribile incubo!!...non è finita..perchè con tutti gli antibiotici che avevo preso ho avuto la candida dall'altro seno..con l'aiuto di Monica abbiamo provato vari rimedi per evitare medicine per via orale,senza risultato!Così dopo aver consultato il medico ho preso delle compresse e fortunatamente ho risolto. Adesso capirete perchè ho tardato così tanto a raccontare la mia storia.È stata molto dura ma sono felice del percorso che ho fatto..e soprattutto di non essermi arresa nonostante tutto!Scusate se sono stata un pò lunga..Dimenticavo!!..oggi siamo al nostro 18°mese di tetta!!..❤Antonella&Chiara❤.. Note di Monica: Penso che da un attacco non prfondo e corretto possa essere partita una mastite batterica. Il seno dolorante e la febbre fanno pensare che fosse meglio usare ghiaccio per edema e dolore invece di acqua calda che si usa per aiutare lo sblocco di un dotto otruito. I sintomi di un dotto ostruito e di una mastite sono simili ma nel caso di una mastite molto più evidenti e accentuati e accompagnati da febbre e "sintomi influenzali"