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lunedì 10 aprile 2017
Sono proprio quei giorni duri che ho superato, che mi hanno portato fino qui...la storia di Valentina e Carlotta
sabato 25 febbraio 2017
Ho allattato con il cuore, con la testa e..con il tiralatte. La storia di latte di Serena e Mariasole
lunedì 2 gennaio 2017
Storia di latte tra Loredana e Matteo.
lunedì 14 novembre 2016
È la nostra isola felice.... La storia di latte di Beatrice e di Tommaso.
Da quando ho sedici anni sono di avere un bambino. Un desiderio di maternità precoce che mi ha portato a litigare con tutti i miei fidanzatini del liceo terrorizzati dall’idea che li potessi “incastrare”. In realtà, più che di avere un bambino , il mio desiderio più profondo era quello di sentire un altro cuore battere dentro di me, la sensazione (schizofrenica, ora posso dirlo!) di avere un’altra vita nel mio corpo. La scoperta di essere incinta è avvenuta in un momento particolare , in cui, diciamocelo, la voglia di un figlio non era esattamente nella top ten dei miei sogni. Avevo la testa decisamente altrove. Ma il figlio c’era e il cuore batteva.
Durante la gravidanza tutti sono ginecologi e dopo il parto tutti sono puericultori. Ognuno, dal fruttivendolo alla suocera, dall’amica alla conoscente su FB si sentono in dovere di seguire l’imperativo categorico kantiano di metterti a conoscenza della propria esperienza, ovviamente dispensando consigli (non richiesti) e interpretando ogni piccolo sintomo o sensazione. DA tutte queste dannose ed inutili (e direi anche inevitabili) conversazioni sono riuscita in breve tempo a maturare un terrore maniacale nei confronti del cesareo. Ma restavo comunque ottimista! Era sicura che avrei avuto un parto naturale, magari in acqua, con l’approvazione e il sostegno morale di Laboyer. Mi sbagliavo.
Dopo due ore di travaglio , a seguito di un’induzione, il bimbo diventa brachicardico: CESAREO D’URGENZA. Dovessi spiegare ora, dopo quasi due anni, come mi sono sentita in quel momento non saprei cosa dire. Da quando sai di aspettare un figlio il tuo corpo non è più il tuo, non sei più tu, sei il bambino, il suo cuore, le sue mani, la sua bocca. Tu non esisti più. Svanisci risucchiata dal liquido amniotico che avvolge il tuo bambino. Quando mi hanno detto : “dobbiamo farlo nascere immediatamente, dobbiamo fare un cesareo” non ho provato la paura che mi sarei aspettata di provare in base all’ansia che avevo su questo argomento nel corso della gravidanza. Non ho provato niente. Non avevo più un corpo, né una volontà, il bambino stava male e io, sua madre, non ero in grado di farlo nascere e di proteggerlo. Mi avrebbero aperto per tirare fuori il mio bambino , per mettere al mondo mio figlio.
Tommaso non respirava quando è nato e è stato rianimato
Una madre inadeguata, ecco come mi sono sentita. Una madre che non è stata capace di dare il respiro vitale al proprio figlio e che non poteva stare con lui per infiniti controlli e tac.
Ma sul mio cammino è intervenuto un angelo, la mia ostetrica, che mi è sempre stata vicina, che ha difeso il mio essere madre e che ha creduto in noi. Lei mi ha insegnato a massaggiarmi il seno per stimolare le ghiandole, a tirarmi il latte mentre il bambino era in terapia neonatale. Portava le poche gocce di colostro che avevo prodotto a Tommaso e gliele faceva prendere con una siringa perché nulla andasse sprecato, per non fargli dimenticare la sua mamma. E io, nella mia stanza, sostenuta dal mio compagno che non mi ha lasciato mai sola , tiravo e tiravo finchè non è arrivata la montata lattea con 39 di febbre . E di notte e di giorno portata da lui con la sedia a rotelle (ero tagliata fisicamente e nel cuore) fino al nido patologico per poter allattare Tommaso.
Nonostante la lontananza delle prime ore e dei primi giorni, l’amore ci ha sintonizzato e sono riuscita a nutrire mio figlio, sostenuta e spronata dal mio compagno e dalla mia ostetrica.
Non sono stata in grado di farlo nascere con le mie forze ma sono riuscita a farlo crescere.
L’allattamento per me è stato il riscatto, un riscatto che mi ha permesso di risorgere da un sentimento di madre fallita nel parto. È la nostra isola felice dove possiamo rifugiarci ancora adesso dopo 20 mesi di meravigliosi occhioni.
martedì 11 ottobre 2016
La storia d'amore tra me, Gabriele e il tiralatte.... Mamma Sonia e Gabriele
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lunedì 28 settembre 2015
Allattare si può... La storia di latte di Cinzia e Manuel...
Manuel dorme. Eccomi qui. Qualche minuto per portare la mia esperienza.. piccola al momento (7 mesi e mezzo non è tanto) ma ricca di volontà.
Non esiste allattamento senza parto, e il mio non è stato dei migliori. Il mio vissuto è stato pieno di sofferenza: un travaglio che non è partito, un cesareo e per non farci mancare nulla anche una bella trasfusione di sangue. Ora, io avevo tutte le mie idee sul parto non ospedalizzato, le aspettative erano tante e sicuramente non è stato facile, però immaginatevi quanto sia delicata e fragile una mamma (anche la mamma che ha potuto provare il miglior parto in assoluto) e di come stravolge la vita una creaturina nuova da amare e di cui prendersi cura…
Oltre a questo il mio seno era la parte del corpo con cui meno avevo confidenza, un seno piccolo su cui non ho mai puntato certo il mio sex appeal … ma ci tenevo ad allattare ed ero informata su tutto , ma proprio tutto.
Tutto nella teoria…
Non faccio in tempo ad uscire dall’ospedale con una montata lattea che non riuscivo nemmeno a indossare la canottiera , il contatto col seno mi faceva male, mi dava fastidio, ed erano i primi di febbraio.. chiedo Monica di venir a casa il prima possibile… mi dimettono con un sacco di “cose da fare” (puntura per far coagulare il sangue , ferro, ecc) il mio compagno ed io torniamo a casa,e panico!!! Non riuscivo ad attaccare Manuel.. non c’era nulla da fare. Io ero tesa, non depressa, ma vedevo solo tutto grigio , un elefante davanti agli occhi non mi permetteva di godere di quel “ cosino” tra le mie braccia.. (a volte, confesso che rimpiango questo, così nel presente di oggi me lo strapazzo di coccole)
Una volta a casa per fortuna avevamo un po di latte artificiale e la notte è andata, con momenti di panico ma è andata .. alle 10 deve arrivare Monica! io stavo troppo in preda ad un vortice di tensione (muscolare soprattutto) , ormoni.. era così, ed è stato così per molto tempo ancora. Di prima mattina viene mia mamma ( maternage zero) a casa che miracolosamente mi attacca il bambino… poi arriva Monica e con lei vediamo come ciuccia Manuel, l’attacco, il seno.. che era intoccabile.. i capezzoli, le piccolissime ragadi che sembravano potessero uscire..e tante lacrime.. non riuscivo a trattenere le lacrime..
Avrei voluto un parto differente , la mia condizione fisica mi buttava tremendamente giù di morale, mi sentivo inadatta, incapace, non ero riuscita a partorire, non riuscivo ad allattare, di notte sudavo da quanto il mio corpo era fragile, davo a Manuel il latte artificiale perché io non ce la facevo fisicamente, mi hanno raccomandato di non tenere il mio cucciolo in braccio in piedi dato che sarei potuta cadere come una pera cotta… non avevo nessuna forza dentro di me.. come un gatto che si morde la cosa.. sentivo che stavo soffrendo e stavo male e più vivevo questo e meno riuscivo a spostare quell’elefante davanti i miei occhi…
Tra mia mamma che diceva che il bambino non si attaccava e mia suocera che non vedeva il latte… ero sballottata tra i mille consigli di tutti, e dalla paura che Manuel non crescesse, che non dormiva perché non lo saziavo abbastanza..
.. ma ogni volta che piangevo il latte sgorgava a fiumi…
Un episodio di questi ricchi di emozione, lacrime e risa, (perché poi ci sono state anche le risa) è stato quando Monica mi ha fatto provare un paracapezzolo e dopo che Manuel si è staccato ho visto il latte con la schiumetta… come quella del cappuccino per intenderci… riso e pianto si mescolavano con l’emozione di nutrire il mio bimbo.
Monica mi ha fatto visita ancora.. e poi continua a far parte di questa nostra avventura di allattamento…
Vorrei condividere ancora una cosa, che spesso è vissuto come un tabù per le mamme.. comprato il tiralatte, Monica è a farci visita quando le spiegavo la sensazione che provavo, non ricordo le parole esatte.. ma mi ero espressa così : “ mi viene voglia di dare dei calci” di fatto si chiama disturbo disforico di emissione, col tempo è passato, (io sono la prova vivente che passano certe sensazioni!!) ho prediletto il ciuciatore originale dal tiralatte, però a me è successo, di aver male ai capezzoli, di aver degli ingorghi, di credere di non farcela a continuare ad allattare… intorno a me e dentro di me ho dovuto combattere molto, ma avevo una buona alleata : Monica. E ringrazio anche la mia amica Felicitas che mi ha dato tanto supporto. Ma soprattutto a Manuelito, perché è per lui che ho trovato la forza interiore col tempo di spostare quell’elefante.
Allattare si può.
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