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mercoledì 28 settembre 2016

...una delle esperienze più belle che abbia vissuto... la storia di latte di Elisa e Matteo


Sono Elisa, mamma di Matteo, ora un giovanotto di 32 mesi. La nostra storia di latte si è conclusa poco prima del 30° mese e solo ora riesco a scriverne con serenità. Matteo è stato fortemente desiderato e cercato e, quando finalmente dopo alcune brutte esperienze, la gravidanza si è finalmente ben avviata, mi sono concentrata essenzialmente su quella, vivendo con molta consapevolezza il piccolo miracolo che stava accadendo. Parlavo con Matteo, lo accarezzavo attraverso la pancia, gli cantavo e raccontavo storie e tutto quello che mi passava per la testa, facevo meditazione con lui. Ero consapevole dei suoi movimenti, dei suoi singhiozzi e di dove posava testolina e piedini. Ero talmente presa dalla responsabilità di portarlo in grembo da mettere completamente in secondo piano tutto quello che sarebbe venuto dopo, come se stringerlo tra le braccia fosse il termine dell’avventura anziché l’inizio. C’è anche da dire che, a causa di miei problemi di salute, in parte le cose stavano proprio così: per me il parto sarebbe potuto essere potenzialmente pericoloso. Matteo però si è dimostrato molto più saggio dei medici che mi avevano in cura, e ha pensato bene di non girarsi, in modo da facilitarmi le cose con un cesareo. Quando ho seguito il corso preparto al S Anna, dove ho partorito, sapevo già che ce l’avrei messa tutta per allattare, ma non tanto perché mi fosse scattata la “crociata” dell’allattamento, quanto perché mi sembrava una cosa del tutto naturale e normale. Mi dicevo: “e perché dovrebbe essere altrimenti?”. Al corso ho rivisto la cosa in modo molto più consapevole, e ne sono uscita con una serie di motivazioni molto più forti. E poi, le ostetriche la facevano così facile…. Devo ammettere che per Matteo e me l’allattamento non è stato problematico: Matteo si è attaccato subito molto bene, ciucciando con caparbietà e aspettando pazientemente la montata lattea. Io ho avuto qualche piccolissima ragade ma niente di che, quindi non ho avuto difficoltà ad assecondarlo e per nostra fortuna la montata lattea è arrivata anche prima del previsto, dato il taglio cesareo. La mia quindi non è una storia di problemi da superare quanto una storia di piccole difficoltà e alti e bassi e di quello che mi/ci hanno insegnato. Quando ho iniziato ad allattare era più che altro per un senso di accudimento e per cibare il mio cucciolo; già dalle prime poppate però mi sono accorta che qualcosa di molto più profondo veniva toccato durante questi momenti… L’allattamento al seno, per come la vedo ora, è un momento che giova in egual misura alla mamma e al piccolo: vederlo ciucciare soddisfatto e appisolarsi al sicuro è una soddisfazione che fa bene al morale e all’autostima della mamma, soprattutto in un momento così delicato come il post-parto. A tutte capitano momenti di scoramento, quando ti sembra che il compito di genitore sia troppo vasto, troppo complesso per poterlo affrontare e portare a termine bene… Beh, allattare Matteo mi ha aiutato moltissimo a superare questi momenti, perché in quel gesto così semplice ma così completo mi sentivo perfettamente allineata con madre natura e perfettamente a mio agio. Con questo non voglio dire che sia stato tutto facile, anzi! Ci sono state mille piccole difficoltà… La pediatra della mutua che mi propone le poppate a intervalli regolari e l’aggiunta senza motivo apparente visto che cresceva bene(e meno male che un’amica mi ha consigliato Monica!!!! Aggiunte subito sparite e orologio buttato dalla finestra!)… Un appoggio in famiglia non sempre presente… Il fatto di non avere più una vita mia, soprattutto nei primi mesi, quando spesso cenavo (se così si può dire) alle 2 di notte tra una poppata e l’altra e vagavo per casa in pantofole con mamma e/o suocera che mi dicevano le frasi fatidiche: ma mangia ancora? Ma non saranno vizi? Un po’ bisogna dargli una regola etc etc… Ci sono stati momenti duri in cui mi sentivo inadeguata soprattutto perché sentire tutti questi consigli non richiesti mi ha fatto dubitare delle mie decisioni… Non sono partita come una “talebana della tetta”, passatemi l’espressione… ma di fatto un pochino lo sono diventata strada facendo perché vedevo che quando non ascoltavo nessuno e facevo cosa mi suggeriva l’istinto materno, le cose andavano bene… sia per me che per Matteo. Come quando Matteo si è preso la bronchiolite a 20 giorni e il pediatra mi ha detto senza mezzi termini che senza il mio latte si sarebbe fatto un po’ di rianimazione! Il vero problema delle mamme che allattano e che vogliono farlo nel rispetto dei propri tempi e di quelli del proprio cucciolo, secondo me è nella società in cui viviamo: la gravidanza e il successivo periodo di accudimento del piccolo sono viste come una parentesi tra la vita di prima e la vita dopo, che devono necessariamente essere uguali… Quando ho iniziato ad allattare dopo l’anno, mi sono dovuta sopportare gli sguardi, anche di parenti, che un po’ disapprovavano (sono vizi, sei fissata, sei tu che non lo vuoi staccare etc etc) e un po’ mi guardavano con compatimento perché magari non potevo fare quelle cose che facevo prima (la palestra, gli amici etc etc). Beh, lo dico qui anche a beneficio loro: sono assolutamente contenta di non fare le stesse cose che facevo prima! Un figlio è un cambiamento, un cambiamento di prospettiva, un’evoluzione anche come donna e come essere umano: questa è una delle cose che mi ha insegnato allattare. Mi ha insegnato a prenderne consapevolezza e a vedere questo cambiamento come una risorsa! Essere madre per me è stato il dono più grande e un’occasione di crescita senza precedenti: Matteo mi insegna ogni giorno qualcosa. Mi insegna, e a volte costringe, a vedere le cose dal suo punto di vista, molto più pulito e naturale del nostro di adulti, a prendere la vita con naturalezza, ad aspettare i suoi tempi e quindi anche quelli di tutti gli altri, ad immedesimarmi per cercare soluzioni a piccoli/grandi problemi. Insomma, è il mio esercizio zen, la mia meditazione sul campo. Allattarlo mi ha insegnato molto di questo rispetto dei suoi tempi e delle sue necessità e ha insegnato a mio parere anche a lui a cercare di esprimere queste sue necessità in modo sempre più preciso: è un dialogo tra madre e figlio che piano piano trovano il loro equilibrio. In fondo la quantità di latte che il piccolo beve e il tempo che sta attaccato sono del tutto irrilevanti; è un dialogo che travalica la necessità di cibo: è il bisogno di sentirsi sicuro, di sapere che quando chiama tu ci sei a qualsiasi ora del giorno e della notte (perché lui è piccolo e ne ha bisogno!), di sentirsi amato e accettato e protetto, in una parola il bisogno di amore. Quando ho realizzato tutto questo, allattare Matteo è diventato per me un momento bellissimo, una necessità non solo sua ma anche mia; un momento tutto nostro fatto di piccoli rituali solo nostri (come quando giocava con i miei capelli mentre ciucciava oppure mi chiedeva di accarezzargli il naso o chiedeva la mia attenzione e voleva essere guardato negli occhi). Momenti ed emozioni che non dimenticherò mai e che mi ripiombano addosso con forza ogni volta che lo abbraccio o mi corre incontro; momenti ed emozioni che mi hanno fatto crescere come donna ed essere umano, insegnandomi come prima cosa l’empatia, anche verso chiunque non sia mio figlio. Mi ha anche insegnato la fiducia in Matteo e in quello che mi comunica; gli chiedo se ha fame, sete, cosa vuole mangiare o bere, quando sta male gli chiedo cosa sente e se sta meglio o peggio (e lo faccio da quando ha iniziato a parlare)… E mi fido sempre della sua risposta perché essere allattato ha insegnato a lui a esprimersi e quando dice una cosa è esattamente quello che vuole dire: sa lui se ha fame o no, e sa cosa vuole mangiare, e ovviamente sa anche se sta bene o no. Se a madre natura fosse dato agio di fare il suo corso l’essere umano avrebbe molti meno problemi, ma visto che così non è, le mie difficoltà sono aumentate man mano che l’allattamento si protraeva nel tempo perché mentre prima era facile per alcuni da “giustificare” con il bisogno di mangiare, quando il bimbo ormai mangia la pizza da solo con le mani, diventa un po’ più complicato… scusate il sarcasmo ma a volte mi viene un po’ fuori… Gli atteggiamenti di non accettazione della mia scelta o, peggio, gli sguardi di disapprovazione e compatimento da parte di amici/parenti/conoscenti più o meno vicini mi hanno lasciato molta amarezza. Ma l’allattamento al seno è così: smuove delle cose e dei meccanismi che abbiamo dentro, a volte atavici e a volte dettati dall’educazione ricevuta, e divide le persone in modo molto netto. Ho trovato però molto appoggio in mia nonna, che purtroppo se n’è andata quando Matteo aveva sei mesi… Ancora adesso, ogni volta che ho un dubbio la penso mentre mi guarda con affetto e mi dice: “Elisa, non ti preoccupare, segui il tuo istinto che non sbagli. E poi stai tranquilla, siamo cresciuti tutti…”. Mentre all’inizio non ho avuto problemi ad iniziare l’allattamento, devo dire che ne ho avuti molti di più a interromperlo… E devo ammettere che la cosa è stata forse più difficile per me che per Matteo. A due anni, con l’aiuto di Monica, sono riuscita a limitare le poppate alla sera e alla mattina (e se si svegliava di notte) e ho notato che il bandolo della matassa in realtà era in mano mia. Se io mi mostravo tranquilla e serena nella mia scelta, anche Matteo lo era e, una volta spiegata la regola nuova, mi seguiva senza problemi. Abbiamo così scoperto insieme altri metodi per rilassarci per il sonnellino pomeridiano: la canzoncina, la storia, le coccole. Questo ha dato a me forza ulteriore perché mi sono resa conto che non avevo in effetti bisogno del latte per calmarlo, bastavo io! Ma da qui a interrompere del tutto, non è così facile, anche perchè non riuscivo a inquadrare se era pronto o meno… L’occasione è venuta dal caso: Matteo si è preso il “bocca mani piedi” l’8 luglio e non riusciva a ciucciare: per quattro giorni si è tolto il seno da solo, addormentandosi tranquillamente abbracciato a me, senza nemmeno chiedere il latte. A quel punto, visto che era senza dubbio pronto, quando ha chiesto nuovamente il seno una volta passato il disturbo, ho detto che il latte mi era andato via, che anche le titti della mamma si erano prese la bibi… Abbiamo passato tre giorni infernali (molto più per me che per lui forse), in cui ciclicamente ha tentato di farsi dare il seno una volta di notte, una volta al mattino, una volta per dormire la sera, testando la mia granitica convinzione per ciascuno dei momenti in cui prima lo prendeva. Ovviamente, anche dietro consiglio di Monica, non ho ceduto… piangevamo in due, insieme… uno strazio. Ma abbiamo superato il momento difficile con pazienza e amore… I pianti sono finiti in tre giorni ma Matteo ha avuto bisogno di tempo per assimilare la cosa (e io pure!). Le “titti” non le nominava nemmeno più e ha iniziato a bere un sacco di latte prima di dormire… Povero caro… Io dal canto mio, ogni tanto controllavo se usciva ancora latte e al vedere le goccine bianche che imperterrite uscivano ancora mi mettevo a piangere in bagno da sola. In effetti forse non ero ancora pronta, ma riprendere l’allattamento non sarebbe stata una cosa sensata, soprattutto perché per Matteo secondo me era venuto il momento giusto. Adesso, a distanza di due mesi, siamo sereni e stiamo anche meglio di prima: alla sera, gli propongo la nanna e ci sdraiamo insieme sul lettone, lui mi guarda negli occhi, mi dà i bacini, io lo stringo a me e gli canto la stessa canzoncina che gli cantavo mentre lo allattavo e lui si addormenta dicendomi ti voglio bene. Inutile dire che non vedo l’ora che venga il momento della nanna! Abbiamo trovato un nuovo equilibrio, anche più ricco di prima, fatto di sguardi coi quali ci capiamo al volo, fatto di complicità e di fiducia. Devo dire che comunque questo nuovo equilibrio poggia molto su quello che abbiamo costruito durante l’allattamento: lui sa che io ci sono per ogni necessità e appena chiama sono lì pronta. Non voglio dire che chi non allatta non ha lo stesso rapporto, intendo solo dire che nel mio caso mi ha aiutata ad instaurarlo. Ricorderò per tutta la vita l’allattamento come
orgogliosa di averla vissuta (mi perdonino le non allattanti…). Per tutte le mamme che ancora devono intraprendere questa esperienza o ci sono dentro fino al collo, ho solo due consigli: non seguite nessun consiglio! Sapete benissimo cosa serve a voi e al vostro cucciolo, è così in natura da sempre, basta solo fare piazza pulita dei pensieri e entrare in sintonia col batuffolo che avete davanti! Abbiate fiducia in voi stesse, anche se non siete appoggiate, e ascoltate il cucciolo, sembra una cosa impossibile ma loro sanno già tutto! Il secondo consiglio è: godetevi ogni poppata come fosse l’ultima perché non potete sapere quale lo sarà veramente. Per fortuna io ricordo con esattezza l’ultima poppata di Matteo perché visti i mesi che aveva sapevo che poteva anche smettere di punto in bianco e di fatto così è stato. Mi sarebbe dispiaciuto non dedicare attenzione alla sua ultima poppata magari per la fretta di andare in ufficio o di uscire… Auguro a tutte un’esperienza piena e positiva com’è stata la mia! Vi saluto con affetto, amiche di latte!

mercoledì 10 dicembre 2014

Amore quindi è la parola che per me più si addice all’allattamento....riflessioni di mamma Claudia.


Qualche giorno fa Monica chiedeva sul gruppo facebook SOS ALLATTAMENTO di scrivere un’unica parola che rappresentasse per noi l’allattamento, io ho dato forse la risposta più scontata ovvero amore. A ben pensarci però, la parola amore è si scontata pensando all’allattamento però è quella che per me racchiude davvero tutti i sentimenti ad esso legati, in maniera reciproca da parte di mamma e bimbo. Questo pensiero scontato mi gira per la testa in questi giorni in cui, coi miei bimbi di quasi 6 e quasi 3 anni inizio ad essere un po’ in conflitto per la loro voglia di indipendenza e le loro prime ribellioni. Proprio oggi mio figlio grande mi ha detto: sei cattiva, cosa che mai aveva fatto prima ed io, forse complice il meteo infausto che porta malinconia, anziché rabbia ho provato smarrimento, nostalgia, tristezza. Per carità, è normale nell’educazione che un bambino di quasi sei anni si ribelli alle poche regole imposte , ma la nostalgia è legata a quei momenti idilliaci che passavamo insieme quando lui si abbandonava completamente a me e cercava nutrimento e coccole, mai un capriccio, solo voglia di contatto e sguardo perso nel vuoto con gli occhietti azzurri che mi fissavano pensando che io fossi il centro del mondo. Invece lui ora ha chiamato cattiva il centro del suo mondo, forse si è reso conto che invece il mondo è molto più vasto, che lui ha grandi potenzialità e che io, in qualità di genitore, protezione, amore incondizionato, rappresento anche in parte ostacoli e regole. La cosa mi ha un po’ turbato anche perché infondo la reputo giusta e perché mi vengono in mente i primi dissidi coi miei genitori emersi più o meno intorno a quegli anni se non prima, di cui però non ricordo. Capitolo seconda figlia; tre anni il 19 gennaio, spirito libero, disordinata, autoritaria, selvaggia, indipendente. L’altro giorno eravamo nei bagni dei bambini di un parco coperto, lei doveva fare il suo bisogno solido e ha voluto stare sola in bagno chiamandomi quando aveva finito. C’erano madri che mi guardavano stranite perché sto scriciolo di manco un metro mi gridava di stare fuori perché doveva fare da sola. Ecco, in virtù di questo “caratteraccio” levarle il seno è stato più che un normale processo di crescita, una vera battaglia psicologica fra lei, suo padre e me, perché la ragazza, nonostante tutta la sua voglia di solitudine, alla tetta proprio non voleva rinunciare e fino a 29 mesi abbiamo lottato strenuamente. Mi fermo un attimo, io sarei pure andata avanti ma, Davide è del 2009 e ha ciucciato fino a novembre 2011, quando io incinta di 30 settimane ho voluto smettere lui si è rassegnato senza troppi drammi, due mesi dopo è nata Viola che ho allattato fino a luglio 2014. Quindi, con una pausa di due mesi, ho prodotto il latte di una multinazionale di settore. Lei ancora oggi non ha del tutto accettato la scelta mia, con la finezza e la prepotenza che la contraddistingue mi saliva in braccio e si serviva da sola, potevamo essere ovunque anche in fila al supermercato. Nei momenti nostri di tenerezza (ebbene si, questa dispotica bimba è comunque una gran coccolona) lei si tira fuori il seno destro, da un bacino e ci si appoggia sopra e il cuore mio si gonfia facendomi desiderare di fermare il tempo. Mi vengono quindi in mente tutte le fatiche legate a questi cinque anni di allattamento ma subito questi pensieri sono prepotentemente rimpiazzati da nostalgia dei miei frugolini piccoli, quando io ero il loro centro dell’universo e quando volevano unicamente stare attaccati a me. Amore quindi è la parola che per me più si addice all’allattamento, perché per me ha significato questo, uno scambio continuo che rimarrà per sempre impresso nella mia mente e credo pure a loro. Avendo quindi avuto questa fortuna immensa, di quando erano piccini è la cosa che mi manca più di tutte le altre.

mercoledì 26 novembre 2014

Poi finalmente arrivò in camera tra le mie braccia.... la storia di latte di Sara e Edo.


Edoardo e' nato l'8/06/2013 prematuro a 34+4 settimane e pesava 2480kg...e questo ha fatto si che parte di quello che mi avevano raccontato al corso pre parto e avevo letto sull'allattamento era andato a farsi benedire. Lui non era in camera con me fin dal primo momento ma doveva stare in neonatologia con gli altri piccoli bimbi nati prematuri.. Ma per fortuna all'ospedale di Asti dov' e' nato mi dissero da subito: "Sig.ra quando vuole venga di la e provi a tirarsi il colostro per far arrivare la montata lattea che lo diamo al piccolo".. È così mi ritrovai i primi giorni a vedere la mia compagna di stanza dormire la notte col suo bimbo al seno ed io con le altre mamme coi tiralatte ad avere delle ventose rumorose attaccate al seno e a mettermi la sveglia anche la notte per andare dalle puerpere a tirarlo e portarlo in neonatologia per darne il più possibile a Edo!
che piccolo com' era faceva fatica ad attaccarsi e quando ci riusciva si addormentava, da lì l' iniziale paura che non crescesse, ma poi l' illuminazione della puerpera di farmi usare il paracapezzolo in silicone e Edo si trovò subito a suo agio tante' che uscimmo dall' ospedale dopo una settimana e aveva perso 30gr! E così comincio' il tanto atteso, sperato, faticoso ed estenuante allattamento a richiesta.. Edo arrivava a starmi attaccato anche 16/18 ore al giorno tra poppate e pisolini, siamo stati attaccati in bagno, a tavola, in macchina, nei negozi e non nego l' imbarazzo iniziale, ma lui cresceva sempre costantemente e tanto! Ebbene si era sempre attaccato e qualcuno me lo faceva pesare, mi faceva pesare l' amore che provavo nel tenerlo sul mio petto per proteggerlo da quel mio senso di inadeguatezza per non averlo protetto e sfamato dentro di me fino al nono mese. Perché alla fine da mamma di colpe te ne dai sempre, sia che lo attaccherai tutto il giorno, sia se ti sentirai troppo stanca da dover ricorrere all'aiuto dell'aggiunta ma solo tu sai che stai facendo tutto il meglio per lui/lei! Tutto il resto delle chiacchiere non conta! E così da scettica dell' allattamento prolungato siamo qui a 18 mesi a volerla come coccola o la notte, d altronde Edo non ha mai voluto ne biberon ne ciuccio e noi siamo sereni così, anche se capita che la notte dia una ciucciatina e poi si giri nel letto e abbracci il suo babbo! Dovrò sentirmi usata...ahahah.. No solo tanto felice! Ps grazie davvero in questi mesi ai consigli di Monica (anche a distanza) e delle altre mamme del gruppo sos allattamento!

sabato 5 aprile 2014

IL CERCHIO DELLA VITA.... la storia di latte di Elena.


Sono passati quasi 8 mesi da quel giorno… il giorno in cui ho smesso di allattare Ginevra. La nostra storia è iniziata in un modo così burrascoso (http://sosallattamento.blogspot.fr/2012/10/la-storia-mia-di-ginevra-e.html) che ancora non mi capacito di essere riuscita ad allattare 15 mesi. Col rientro al lavoro ovviamente le poppate si erano diradate, ma la colazione e la pre-nanna erano irrinunciabili. Lo ammetto quella della sera era il nostro momento, quel momento solo nostro, di coccole e amore. Ginevra diventava grande, tanto grande, e in giro era difficile gestire l’allattamento, anche per i pregiudizi che ancora circolano. A giugno, età 1 anno, eravamo a Canelli per l’Assedio e l’ho allattata ogni volta che me l’ha chiesto. Una signora arricciò il naso e con un’aria di diniego se andò. Quando la sera, mentre imperversava la battaglia, cannoni, fucili ecc la piccola se la dormiva beata la stessa signora ripassò e mi disse “ma la bambina riesce a dormire?” “Eh le dissi io, poteri del seno”.. ovvio che non è così, ma la mia risposta la zittì e mi bastò! Mamme non permettete a nessuno di giudicarvi! Ritornai a lavorare sulle 8 ore, riducendo ulteriormente le poppate. Ma soprattutto Ginevra oramai era autonoma nell’addormentarsi anche senza. E questa fu la cosa che mi fece più male. Non solo, ma con mio grande stupore (dolore) scoprii che Marco era perfettamente in grado di accompagnarla fra le braccia di Morfeo, insomma io ero diventata superflua!!! Ginevra era cresciuta così in fretta. Era pronta a staccarsi dal mio seno. La mattina che le presentai il biberon di latte, lo prese e se lo bevve, come se non avesse fatto altro nei mesi precedenti. Io piansi. E quando, complice le calde serate estive che ci portavano ad uscire anche solo per un gelato, … quando mi resi conto che erano più le sere che si addormentava nel passeggino anziché al mio seno capii che era giunto il momento. Domenica 18 agosto, Sant’Elena – ironia della sorte, attaccai Ginevra al mio seno per l’ultima volta prima del riposino pomeridiano. La tenni vicino a me in un abbraccio che volevo mi rimanesse impresso per sempre. Dal giorno dopo e per tutta la vacanza Marco, il mio super papà, si occupò di metterla a letto. Lei non mi cercò più, non mi cercò il seno, nulla. E il mio corpo, consapevole si adeguò a questa nuova situazione, lentamente il latte cessò di esserci, piano piano, indolore, come era venuto così se ne andava. Forse davvero erano tutti pronti tranne me. No il nostro legame non si è rotto. Continuo a metterla a letto io, e quando appoggia la sua testa sulla mia spalla, stringendo le braccia intorno al collo, mi sento scoppiare il cuore dalla felicità, un figlio è per sempre, adesso ho imparato che cosa significa questa frase. Il nostro legame è al di là di un seno, è oltre al tenerla in braccio, il nostro legame è quella scarica elettrica che mi percorre la spina dorsale ogni volta che sento per casa la parola “mamma”, quel groppo in gola che mi assale quando piange perché magari è caduta o non riesce in un gioco, quel peso che mi rende difficile il girarmi e andare a lavorare quando la mattina mi saluta sorridente al nido. Stare insieme “oltre” all’allattamento è coricarsi per terra a colorare per l’ennesima volta Peppa o Minnie, è bere i suoi caffè e mangiare le sue torte in ginocchio vicino al tavolino con lei, è coricarsi sul divano e leggere un libro inventando perché lei gira le pagine troppo velocemente. Il nostro nuovo “noi” è fatto di GiroGiroTondo ripetuto n-mila volte in auto tornando verso casa, e Nella vecchia Fattoria solo per imitare tutti gli animali., è lei che mi passa le mollette mentre stendo il bucato, è lei che mi mette la farina nella ciotola per la torta, è lei che mi ricorda la pappa al gatto. Il nostro legame è qualcosa che il tempo potrà solo rafforzare. E io mi auguro, ci auguro di poter fra 10/15 anni tornare a scrivere di noi e magari Ginevra leggendo queste righe capire che sua mamma ha pianto più quando l’ha staccata dal seno che non per il dolore quando l’ha attaccata. E allora lei si chiederà “ma che cos’è questo legame madre-figlia?”… E’ il cerchio della vita figlia mia, e ti auguro un giorno di scoprirlo, con le stesse lacrime di felicità di tua mamma. Anche per questa fase devo ringraziare Monica che mi ha telefonicamente supportata nei miei momenti di crisi mistica (OhMioDddio mia figlia mai odiia e amenità simili), un GRAZIE gigantesco (e non sarà mai abbastanza) a mio marito Marco che nonostante tutto mi sopporta ancora, mi aiuta, mi spalleggia, insomma mi ama così come sono e un grazie alle mamme-supporter del gruppo SOSALLATTAMENTO perché condividere certi stati d’animo aiuta veramente tanto! Grazie…. e… speriamo presto di ricominciare! Elena

lunedì 31 marzo 2014

...ho capito quanto sarà dura per me rinunciare a questi nostri momenti esclusivi.... la storia di un allattamento "prolungato". La storia di Claudia..


Alla fine ho capito tutto…proprio poco fa, mentre mettevo a dormire Viola prima di andare in ufficio . Ovviamente se ci sono io lei si addormenta solo con la sua “titta” nonostante i 26 mesi suonati , se io manco non mi cerca neppure e si addormenta nei modi più svariati, pure aggrappata al gatto. So che è un pensiero arzigogolato, io sono un insieme di contraddizioni continue ma, alla fine il punto di arrivo è sempre questo; Monica sa quante volte io dica basta a questo “vizio” del seno che fra primo bambino e seconda va avanti da cinque anni però oggi ho capito che quella viziata oltre a loro sono proprio io. Ebbene si, io che ogni tanto sospiro da sola e dico, basta non ce la faccio più, io che agli altri racconto da circa sei mesi che la sto staccando definitivamente, io che avrei voglia di non vedere più il mio seno alla mercé della prole con capezzoli che vengono usati come manopole dello stereo, , non mi sento pronta a tagliare definitivamente questo grande cordone che ci lega. Probabilmente il motivo principale è il sapere che 99 su 100 dopo non ci saranno altri neonati per casa a meno di non fare un super enalotto, il fatto di osservare questo maledetto tempo che corre velocissimo e contemplare i passi da gigante che i miei bimbetti fanno da soli, supportati si da mamma e papà ma non più totalmente dipendenti da loro. Io ho avuto la gran fortuna di poter allattare al seno senza integrazione entrambi i miei figli, sono stata molto fortunata non più brava, probabilmente avessi allattato artificialmente avrei comunque lo stesso percepito il distacco, magari nel momento del passaggio dal biberon alla tazza o in altri punti cruciali della crescita del bambino come lo spannolinamento. Ricordo di aver pianto come una fontana quando realizzai che Davide era autonomo nell’andare in bagno, come piansi scendendo le scale della scuola materna o quando vidi Viola salutarmi serenamente in braccio alla maestra del nido. Cosa c’entra questo con il mio allattamento prolungato direte voi…C’entra care colleghe mamme…oggi mentre ero nel lettone con Viola ho percepito una pace ed una tranquillità che nessun corso di joga o pilates mi abbia mai lasciato, l’ho guardata dormire mentre aveva ancora il riflesso di suzione e ho capito quanto sarà dura per me rinunciare a questi nostri momenti esclusivi. Il limite è mio lo so, forse vedere crescere Davide e rendermi conto che, man mano che diventa grande la mamma è sempre il suo sole, ma non il centro assoluto dei suoi pensieri. Ora il papà è complice, gli amichetti e i nonni uno spasso; io ci sono e lui è coccolone ma ha iniziato a lasciarmi la mano. Eppure questo è il corso meraviglioso del nostro mestiere naturale, oggi ascoltavo (e ovviamente avevo il viso che sembrava una cascata del Njagara) la canzone di Elisa scritta da Ligabue dedicata alla figlia “A modo tuo”; bisogna farli crescere questi bimbi, lasciarli liberi di cadere ed esplorare, ma quanto è difficile. Ogni tanto mi commuovo persino guardando mia nipote undicenne alta 1,60 con il 40 di scarpe; ricordo il giorno della sua nascita come fosse ieri, quando la tenevo in braccio e la portavo su e giù dal corridoio per farla addormentare, lei mi guardava con gli occhi mezzi chiusi. Ora per guardarci negli occhi non devo manco abbassarmi più di tanto, mi parla dei ragazzini e del ciclo che sente che le sta per arrivare. Ecco, in un soffio tutto è passato, Davide la settimana prossima proverà ad andare alla scuola calcio, lui che mi gridava sbattendo i piedi singhiozzando: “Voglio la tittaaaaaaaa” ora quando vede che Viola fa uscire il latte dice: “bleah”. Perdonatemi quindi per questo monologo forse noioso ma ho finalmente capito che sono io a dovere svezzarmi da Viola e ora come ora non ne ho le capacità. Grazie mamme per il supporto e la compagnia che ogni giorno mi date su SOSALLATTAMENTO o negli altri gruppi di mamme, spero di esservi stata di aiuto in tanti momenti. Vi lascio con questo pensiero forse scontato ma vero: che abbiate allattato al seno o col biberon, che abbiate partorito con parto naturale, parto indotto o cesareo, che siate madri biologiche o adottive, non scordate mai quanto speciali e uniche siete.

giovedì 23 maggio 2013

“Mamma...poco poco”... la storia di Patrizia e Santiago


Mia mamma dice sempre a tutti che io ho preso il suo latte fino a due anni abbondanti.

Dice che le tiravo la maglietta e le dicevo “Mamma...poco poco”
Io sorrido sempre quando lo racconta.
E’ per questo, dice, che ho le ossa forti. Poi dice anche sempre che un giorno ha bussato alla testata del letto e mi ha detto “Chi è? Uuuh é il vecchietto. Ha detto che oramai sei grande e non devi più ciucciare”.
E da allora ho smesso di bere il latte di mamma, senza nessun tipo di trauma.

A me nessuno aveva detto che il dolore dell’allattamento sarebbe stato uno dei dolori più dolorosi.
Più delle contrazioni. Veramente nessuno mi aveva detto nemmeno che le contrazioni sarebbero state così dolorose.
Ma l’allattamento.

Quando Santiago è uscito, la prima cosa che ho pensato è stata “Oh noo…ha il mio naso!”
Poi me lo hanno messo sulla pancia, lui ha tirato su la testa in cerca della mia tetta e la seconda cosa che ho pensato è stata: “Ma…ma…vuole già mangiare???”
L’ostetrica me lo ha attaccato e lui ha iniziato a ciucciare come se non mangiasse da mesi.
Istinto animale, ho pensato.
Lo ammetto: mi sono sentita subito una figa ed ero felice perché sapevo storie di bambini che non si attaccano, non ciucciano, che fanno fatica.

Mi è sembrata subito la cosa più naturale del mondo, a parte avere, il giorno dopo, occhi di amici, parenti, conoscenti e passanti puntati sulle mie tette. Ecco quello è meno naturale. Cioè di colpo tutti guardano il bambino, e subito dopo, il bambino attaccato alle tue tette. E tu che fino a poco tempo fa…voglio dire, non è che sia la cosa più naturale del mondo stare con le tette di fuori.
A meno che tu non sia una cultrice del topless.

Due giorni dopo avevo i capezzoli in fiamme. Da lì capii che forse tanto figa non lo ero.
C’era qualcosa che probabilmente sbagliavo. Ma non sapevo che il peggio doveva ancora arrivare.
Di natura sono una che non ama disturbare, quindi ho chiamato poche volte le ostetriche perché pensavo, da stupida, che una mamma deve saper allattare da sola, seguendo la natura. Come fanno i gatti, i cani, e tutti gli altri animali che allattano, di cui non ricordo le specie.
Poi avevo sempre mani e dita di mamme, nonne, papà, nonni, zie, cugine infilate tra la bocca di mio figlio e la mia tetta: ”Mettilo su, guarda che non respira, tienilo alto, tienilo basso, attenta alla mano, ma mangia di nuovo? ma non avrà mica fame? mettiti sulla sedia, sulla poltrona, nel letto…”
E quindi le prime poppate sono state più cha altro uno stress acrobatico da circo con un bel sorriso di circostanza appiccicato alla bocca.
I primi mesi, lo dico in tutta onestà, sono stati una vera prova di resistenza al dolore e di educazione per non mandare a cagare qualcuno.

Io avevo deciso di allattare. E non sono mai stata così determinata in tutta la mia vita.
Volevo che anche Santiago avesse le ossa forti come le mie.
Ho pianto tanto. Ho pianto perché i miei capezzoli si erano tutti tagliati. Ma a Santiago sembrava che la cosa non fregasse minimamente.
Ecco quella è stata la mia forza. Lo guardavo ciucciare per resistere.
Ricordo che quando si avvicinava l’ora della poppata o quando mugugnava perché aveva fame, io iniziavo a sudare. A tremare. Mi uscivano le lacrime e mi irrigidivo tutta. Temporeggiavo, respiravo, lo avvicinavo e quando vedevo quella boccuccia che si faceva enorme, e che da lì a poco avrebbe succhiato con tutte le sue forze procurandomi ulteriori tagli., beh in quei momenti allattare non era tanto naturale.
Per me non sono esistiti pensieri tipo: ”Non avrò il latte”. Per me, mia nonna ha allattato, mia mamma ha allattato, mia zia ha allattato, mia sorella ha allattato. E io avrei allattato. Io volevo allattare.
Una specie di tradizione di famiglia.
La cosa che mi ha aiutata tanto, a parte la determinazione, era sentire mia mamma che stringendomi la mano mi diceva: ”Ci siamo passate tutte” o mia sorella che mi precedeva di 5 mesi che mi diceva: ”Tranquilla davvero, guarda che poi passa” o mia zia “A me usciva il sangue dai capezzoli, quello non è niente” o ancora l’ostetrica che mi incoraggiava come si incoraggia un atleta stremato vicino al traguardo.
Non ricordo quando il dolore è finito.
Ricordo solo che a un certo punto, all’improvviso, è diventato tutto un piacere.
L’ora della poppata era un momento intimo, magico, surreale. Vedere Santi che si addormentava con la tetta in bocca, o che ciucciava come un forsennato sbrodolandosi il latte dalla guance.
In quei momenti del resto del mondo non mi fregava niente.
Ho allattato ovunque. Persino intrufolata in una palazzine del centro città, seduta sui gradini freddi di pietra della scalinata principale. Santi non poteva aspettare.
E una delle cose più belle sono i sorrisi complici che ci si scambia con le donne, quando ti vedono farti cibo per il tuo bimbo.

Santi adesso ha tredici mesi. Ciuccia al mattino, alla sera prima di andare a nanna e ogni volta che ne abbiamo voglia. A me non frega dei pareri di nessuno. Mi sono affidata al mio istinto.
E beh ovviamente anche alle ostetriche, che sono le uniche figure professionali a cui ho deciso di affidarmi.
Quando mi chiedono: ”Ma ciuccia ancora???” A parte pensare “Ma fatti i c. tuoi” rispondo: “Si” con un bel sorriso, come a dire ”Ma certo, perché non dovrebbe???”
Il latte non è mai andato via, nemmeno quando ho attraversato un fortissimo periodo di stress.
Che non è la casa in disordine.

A volte guardo Santi che orami è quasi un ometto e gli dico “Santi forse è il caso di piantarla un po’ lì”
Ma poi lui mi sale in braccio, mi tira la maglietta e mi guarda come per dire ”Mamma…poco poco”
Vabbè Santi, aspetteremo quando un giorno passerà il vecchietto da queste parti…

mercoledì 22 maggio 2013

... Perciò accettate i buoni consigli...Ma l'ultima parola datela al vostro cuore...LA STORIA DI DARIA..


Voglio raccontare la mia storia per tutte quelle mamme che hanno avuto o hanno difficoltà ad allattare.
La mia avventura inizia il 7 Agosto 2011 quando la mia bella bimba vigorosa e potente decise di ciucciare solo da una parte.

Naturalmente ho subito pensato che era un problema mio..e non sapevo proprio da che parti girarmi. In più per tutti i 5 giorni di ricovero la bambina ha continuato così e strillava da matti quando non riusciva a ciucciare..Diventava tutta rossa e soffiava forte con il naso.

Io ero disperata!Le infermiere entravano di continuo per controllare cosa stava succedendo..E a parte alcune tutte le altre non mi hanno tanto aiutato.

Sono uscita dall'ospedale super demoralizzata con la sensazione che non c'è l'avrei mai fatta a risolvere questo problema...

Invece dopo 2settimane che mi tiravo il latte con il tiralatte, dalla parte dove la bimba non ne voleva sapere,come per magia c'è l'abbiamo fatta insieme e abbiamo continuato fino a una settimana fa.

Dopo 21mesi io ho preso la decisione di smettere di allattare

Tranquillamente... ammetto di essermi stancata.

Stanca di non essere libera di andare in bagno durante la notte perché lei ciucciava sempre sopra di me. Stanca di vivere perennemente con il seno per aria tanto da dimenticarlmelo così. Stanca di non avere un ciclo regolare e addirittura di saltarlo

Ma soprattutto la voglia di creare un rapporto diverso con mia figlia, una coccola speciale solo nostra..Un momento solo per noi due che prima veniva rappresentato dall'allattamento ma adesso ci sono altre mille cose meravigliose che possiamo fare insieme.

Ora la mia bambina si addormenta accarezzandomi il seno,le canto la ninna nanna e dorme serena.

Voglio sottolineare che è stato un percorso molto difficile. Anche la decisione che ho preso di interrompere l'allattamento. Ho capito che ogni cosa è possibile se si vuole davvero e che spesso siamo noi mamme a farci tante paranoie e mille problemi mentri i nostri bimbi sanno adattarsi meglio di noi e vivono sereni accanto a noi.. sentono che ogni decisione giusta o sbagliata presa per loro è presa con il cuore!

Perciò accettate i buoni consigli...Ma l'ultima parola datela al vostro cuore.

lunedì 13 maggio 2013

LA STORIA"DI LATTE " DI CLAUDIA


La più bella sensazione del mondo, si lo posso dire, entrambe le volte. Alcuni mi prendono per matta quando lo dico, altri per megalomane perché credono che ostenti la mia alta soglia del dolore quando dico che della gravidanza il parto è la cosa che mi spaventava di meno, ma il momento in cui ho sentito i miei piccoli uscire e in cui in un attimo tutti dolori di poco prima erano svaniti ecco credo che siano gli attimi in cui mi sono sentita meglio in tutta la mia vita. Poi girarmi e vedere sul materassone i miei bimbi, ho partorito entrambi allo stesso identico modo, stessa ostetrica, stesa posizione, stesse sensazioni, stessa reazione loro; piangevano ancor prima di essere completamente fuori.
Poi l’attimo subito dopo in cui mi hanno dato il fagotto in braccio e il mio cuore si gonfiava di emozione vedendo anche mio marito in lacrime, la paura di farlo cadere visto la scarica di adrenalina che stava scemando e il mio tremare forte forte.
Davide è nato il 14 marzo 2009 dopo sei ore di travaglio. Un bel bimbo di 3 kg e 500 già biondo, appena fuori me l’hanno subito attaccato e per lui è stata la cosa più naturale del mondo. Nei giorni successivi però la montata lattea ha tardato ad arrivare e Dado ha perso parecchio peso quindi, simpaticamente, la pediatra dell’ospedale mi ha detto allora:- Signora lei di sicuro dovrà dare qualche integrazione ma tranquilla non è la fine del mondo.- Frastornata sono tornata a casa per starci però poco perché giorni dopo mi hanno di nuovo ricoverato il mio piccolo per gli alti livelli nel sangue di bilirubina e per sottoporlo quindi ai cicli di fototerapia come sarebbe poi successo anche con Viola. Per questo motivo entrambe le volte ho vissuto la situazione in modo molto negativo pur sapendo che i bimbi stavano bene solo che, come sapete, la voglia di tornare a casa è tanta e quindi non riuscivo a godermi in pieno i primi momenti col mio cucciolo di turno. Fatto sta che, grazie soprattutto all’ottimo personale dell’ospedale di Novi che mi ha sempre seguito e supportato, anzi, credo di aver fatto venire l’esaurimento quando ero ricoverata con Viola per i miei pianti isterici perché sentivo la mancanza di Davide a casa, il latte è arrivato eccome. Davide in quella settimana, dopo aver avuto un notevole calo fisiologico, è stato dimesso dai cicli di fototerapia che aveva superato il peso della nascita e da li ho capito che ce l’avrei fatta.
Cinque libri, sono gli ultimi che sono riuscita a leggere da quando ho figli e li ho letteralmente “mangiati “ tutti nei primi 40 giorni di vita di Dado che era diventato un prolungamento del mio seno ed io ero un tutt’uno col divano. Era praticamente sempre attaccato; lunga poppata, pisolino quasi sempre in braccio e di nuovo poppata…sinceramente non credo che nei primi due mesi abbia mai tenuto nemmeno due ore fra una e l’altra, fortuna che ho sempre avuto marito, mamma e suocera sempre ad aiutarmi e grandi alleati nell’allattamento ad oltranza. Dopo i primi mesi le tempistiche si sono allungate ma, pur scoprendo dopo i sei mesi il cibo, Davide ha sempre voluto la sua amata “titta” restando parte integrande della sua vita fino a 32 mesi. Quanti sermoni da parte di “amiche” depositarie della conoscenza assoluta secondo le quali Davide sarebbe diventato un insicuro, mammone e io e mio marito ci saremmo allontanati per la mancanza di intimità. Difatti grazie alla nostra mancanza di intimità ad aprile 2011 sono rimasta incinta inaspettatamente della mia Viola e, come sempre ho risposto e rispondo tuttora a quelli che mi rimproverano di far dormire i miei figli nella nostra stanza, dico che per fortuna non vivo in un monolocale ma in un appartamento con diverse stanze. Per quanto riguarda il distacco dal seno di Davide un po’ io ho patito perché mi sentivo in colpa con lui essendo incinta di 30 settimane, mi sembrava di tradirlo. Però la natura è come sempre meravigliosa e più semplice di come noi uomini crediamo, lui dopo qualche pianto si è arreso alla mia volontà ed insieme abbiamo trovato altri modi per coccolarci.
Quindi dopo nove mesi da quell’aprile, il 19 Gennaio 2012 è arrivata nella nostra sconclusionata famiglia la mia principessa, Viola, un terremoto di energia e vitalità che si è dimostrata molto indipendente già dalla nascita. Con lei il latte è arrivato subito e tanto, dopo il ciclo di fototerapia i giorni in casa sono passati veloci, lei tendenzialmente dopo che era sazia si staccava perché voleva fare dell’altro e, una volta scoperto il cibo solido lo ha sempre preferito rispetto al latte. Per carità, ora ha 16 mesi e comunque ciuccia ancora diverse volte al giorno però fra un piatto di lasagne e la tetta questa “ingrata” indiscutibilmente sceglie le lasagne. Con lei non mi voglio porre limiti, dopo l’esperienza di Davide ho deciso di vivere il tutto molto tranquillamente, la natura farà il suo corso e quando sarà il momento manderò in pensione la mia latteria anche se mi mancherà tanto.
La gioia di vedere crescere i propri piccoli non ha eguali e una mamma sa sempre cos’è meglio per i suoi cuccioli ad ogni età, sia che abbia allattato o che per qualsiasi motivo abbia dato latte artificiale.
Concludo con un luogo comune ma che è semplice e vero. ESSERE MAMMA E’ IL MESTIERE PIU’ IMPEGNATIVO MA APPAGANTE E BELLO DEL MONDO…Noi donne per questo siamo molto fortunate e SPECIALI…

Claudia Carrega

martedì 11 marzo 2008

Allattamento oltre l'anno

Chiara si è svezzata da sola ad un anno e quindi tante pressioni non le ho subite. Domande come: ma come mai succhia ancora'? ma non è un vizio? ma dimmi la verità...non è che sei tu che vuoi darglielo a tutti i costi? non è che gli provoca danni emotivi? lo vuoi allattare fino a quando va a militare???(battuta che persiste anche se il militare non si fa più!!) le ho invece subite con l'allattamento di Luca e Dani che hanno succhiato più a lungo. Nol periodo dell'allattamento di Luca ho scritto delle cose ed ora mi sono riletta quello che avevo scritto quando Luca si è svezzato da solo e senza pressioni dal seno.

Luca si è svezzato ... (agosto 97)
Luca si è svezzato, da solo all’età di tre anni e mezzo.Non so dire come è successo, è successo e basta.In quel periodo poppava solo più al pomeriggio per addormentarsi ed al mattino appena sveglio.In vacanza, poi, ha smesso di fare il pisolino del pomeriggio e probabilmente poppando solo più una volta al giorno ha cominciato a dimenticarsene.E’ stato un po’ di giorni senza chiedere niente e poi quando sen’è ricordato, io gli ho risposto che ormai era grande e potevamo smettere.Lui ha detto che i bimbi grandi hanno un garages per le macchine, se poteva averne uno e così è stato.L’allattamento di Luca è finito ed è arrivato il garages delle macchine per il bimbo grande.Sinceramente pur parlando sempre di svezzamento naturale, non credevo che per Luca avrebbe funzionato, proprio lui che i primi due anni è rimasto attaccato a me (nel vero senso della parola) giorno e notte e che definirlo “ad alto bisogno” era veramente poco.Ricordare adesso le parole di chi non approvava il nostro modo di “stare insieme” mi fa sorridere ma al tempo ci stavo male perché è brutto sentirsi criticati quando si stà provando a dare il meglio ai nostri figli. E penso alle mamme che non hanno un sostegno ( io avevo mio marito e La Leche League) a come deve essere dura andare contro tutti da soli.Luca non ciuccia più e non è più un bambino ad alto bisogno.Ora ha 5 anni è sveglio, intelligente e così tenero, affettuoso e dolce che non posso pensare che non sia anche un po’ merito mio e di tutto il tempo che siamo stati davvero “insieme”.

Luca ora ha 14 anni e a chi mi aveva detto che l'allattamento prolungato gli avrebbe procurato una sessualità deviata(!!!!)vorrei rispondere che è "fidanzato"da 5 mesi...con una donna!!Ora...mi chiedo?Lo svezzamento è un esperienza di separazione?L’allattamento prolungato provoca bambini dipendenti?Lo svezzamento precoce provoca bambini indipendenti?Che cos’è l’indipendenza per un bambino di 2-3 anni?L’allattamento prolungato crea mamme dipendenti?