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lunedì 10 aprile 2017

Sono proprio quei giorni duri che ho superato, che mi hanno portato fino qui...la storia di Valentina e Carlotta


Carlotta è nata giovedì 5 gennaio 2017 con taglio cesareo d'urgenza, perché dopo avermi indotto il parto col gel a causa del mio diabete insulinodipendente, Carlotta è andata in sofferenza fetale e non vi nascondo che per me furono i 40 minuti più lunghi e brutti della mia vita, finché l'ansia e il silenzio in sala operatoria furono rotti dal più bel suono del mondo, il pianto della mia bambina! Purtroppo le ore successive, non furono spensierate come avrebbero dovuto essere, sempre a causa dell'insulina Carlotta continuava ad andare in ipoglicemia e decisi di fare la prima notte senza la mia cucciola, la feci riportare in nursery perché non ero in grado dopo l'operazione di prendermi cura di lei. Ogni due ore il suo papà andava in nursery a darle un bibe di latte artificiale. Da lì iniziò il calvario per attaccarla alla tetta! La mia bambina era piccolina, faceva fatica a succhiare e non voleva attaccarsi, perché si sa, il latte artificiale col bibe era più comodo, in gran quantità ed usciva subito! I giorni in ospedale li ricordo con dolore e sconforto, perché era una lotta per farla attaccare, un sacco di costrizioni per me e mia figlia ( mi mettevano del glucosio sui capezzoli per invogliarla a succhiare, glucosio?! Ma non avevamo già problemi di glicemia?!) arrivai all'ultima sera convinta che avrei smesso di allattarla, non avevo la montata lattea ed erano già passati tre giorni!!! La domenica tornammo a casa ed io sapevo di avere un problema, iniziai a dire che dovevo prendere un tiralatte, avevo paura di "perdere l'attimo" e mio marito mi disse di chiamare la consulente per l'allattamento che ci avevano consigliato in ospedale, una certa Monica Bielli. Feci il numero con la paura di trovare una persona che mi avrebbe costretto, nonostante il dolore, ad attaccare a forza mia figlia, ed invece no, lei mi disse di affittare subito il tiralatte. Il mattino seguente presi appuntamento con lei, senza essermene accorta mi era arrivata la montata lattea, iniziai a tirare il latte ed usciva!!! Lei mi disse di provare ad attaccare Carlotta ogni tanto ( anche se era piccola e si stancava subito), ma cosa più importante mi disse di avere pazienza un mesetto che non appena fosse cresciuta un po' si sarebbe attaccata. Fu un mese durissimo, il mio principale alleato era il tiralatte, tiravo il latte 6 volte al giorno, provavo ad attaccare la cucciola ma dopo 2 minuti si addormentava stremata. Non sto a raccontarvi di ingorghi vari, massaggi nell'acqua bollente sotto la doccia calda o di ben 2 volte, a causa di incazzature varie, mi è quasi andato via il latte e dei "pompaggi" successivi per recuperarlo..., si ho passato mesi con le tette in mano!!! Dopo un mesetto Carlotta inizió ad attaccarsi sempre di più, Monica aveva ragione!!!! Ma faceva malissimo!!!! Un dolore fortissimo ai capezzoli!!! Richiamai Monica che arrivó subito, disse che mi era venuta la candida e, a conferma di ciò venne il mughetto in bocca a Carlotta, feci la cura per 15 gg sempre col tiralatte in mano,dopodiché ricominciai ad attaccare la mia cucciola sempre di più, fino alla seconda candida, adesso era facile riconoscerla! Qualche giorno di cura e via, tornata come nuova! Dopodiché una notte mentre allattavo iniziai a stare male, male alla pancia ai reni, il mattino dopo andai in ospedale a fare un'ecografia e mi trovarono un istmocele all'utero che con le contrazioni per l'allattamento mi causava dolore, ma dovevo tenermelo, può capitare col cesareo e col tempo passerà! Fino alla terza candida.. stesso discorso! La prima volta che mi venne la candida chiamai Monica dicendole che volevo assolutamente smettere di allattare e lei mi rispose che mi capiva, che avevo ragione, ma se fossi riuscita a resistere solo per qualche giorno in più, sarebbe passato.
!!! Adesso, nonostante tutti gli intoppi Carlotta ha 3 mesi e pesa 6 kg (era nata di 2730 gr) ed è una bambina felice! Quando l'attacco al seno e lei alza gli occhi mi guarda e sorride in quel momento capisco perché ne è valsa la pena, capisco che Monica mi ha regalato un rapporto unico e speciale con la mia bambina, io ho solo saputo prendere questo dono! Perché oltre alla consulenza e l'aiuto in Monica ho trovato un'amica, le ultime volte che è venuta qua piangevamo dal ridere e credo che la magia sia stata proprio questa, trovare un "angelo" coi guantini blu, al quale affidarsi e lasciarsi guidare in quella che sarà una delle avventure più belle della vostra vita!!! ..nonostante le difficoltà ovviamente ma quelle si dimenticano in fretta!!!

sabato 25 febbraio 2017

Ho allattato con il cuore, con la testa e..con il tiralatte. La storia di latte di Serena e Mariasole


Quando ero in attesa di Mariasole pensavo che allattarla sarebbe stata la cosa più semplice e naturale al mondo. Perché e' così che ai corsi pre-parto l'allattamento viene dipinto: un momento magico in cui tutto è spontaneo ed idilliaco, il bimbo si attacca seguendo il suo istinto naturale e la mamma è lì, pronta ad offrire tutto il suo latte. Nessuno ti dice cosa è realmente l'allattamento. Che e' sacrificio, devozione, pazienza, tanta pazienza, stanchezza. Che solo se hai le giuste motivazioni e il giusto supporto ci si riesce. Che non per tutti i neonati è uguale, che alcuni per i diversi e più svariati motivi non si attaccano subito o non si attaccano facilmente o non si attaccheranno mai, e che in questi casi, per sopperire senza perdere la possibilità di allattare, esiste il tiralatte e che esistono figure professionali in grado di aiutare le neo mamme dispensando consigli pratici e soprattutto fornendo sostegno morale. Perchè è proprio il sostegno morale ciò di cui una neo mamma ha più bisogno per continuare a credere in se stessa e non cedere subito e senza nemmeno averci provato, al latte artificiale, più facile, subito pronto e decisamente meno impegnativo. E perchè senza sostegno morale non si acquisisce quella giusta tranquillità emotiva che tanto aiuta la produzione di latte. Quando Mariasole è nata ho capito immediatamente che allattare non era e non sarebbe stata quella passeggiata cosi semplice ed idilliaca che mi avevano dipinto. Mariasole ha dimostrato fin da subito difficoltà ad attaccarsi, a posizionare correttamente le labbra e soprattutto a succhiare. Dopo essersi attaccata a fatica, succhiava qualche minuto e, complice la bilirubina alta, si stancava facilmente e dopo pochi minuti si addormentava sfinita e non sazia. Passava più tempo a cercare di attaccarsi che a succhiare. Abbiamo passato ore al nido nel tentativo di “risolvere il problema” ed è al nido che per la prima volta mi sono imbattuta ed ho preso confidenza con quella macchina diabolica che da lì in poi è diventata la mia fedele alleata..il tiralatte! Nel frattempo Mariasole aveva perso peso, più del dovuto, ed ovviamente la colpa venne data al mio latte: “non succhia a sufficienza”, “non tiri a sufficienza”, “hai poco latte”. Al momento delle dimissioni il responso era chiaro: biberon e latte artificiale, visto che il mio tirato non era sufficiente e non la nutriva abbastanza. Il nostro rientro a casa è iniziato cosi, tra ripetuti ed isterici tentativi di attaccare Mariasole al seno, pianti disperati, sconforto, senso di inadeguatezza, lunghe e snervanti tirate manuali di latte ed alla fine biberon di artificiale per sopperire alla mia scarsa produzione. Nessuno mi aveva detto come e quanto tirare per non perdere il latte e per aumentare la produzione in modo che potesse arrivare ad essere sufficiente per Mariasole. E' in questa fase di sconforto totale che mi sono ricordata del gruppo SOS allattamento in cui pochi mesi prima ero stata inserita da un'amica -che ancora ora ringrazio di cuore- e del suo guru, Monica Bielli. I consigli di Monica sono stati provvidenziali e da subito hanno fatto la differenza e in poco più di due giorni la produzione è raddoppiata, riuscendo a soddisfare quasi integralmente la richiesta di una appagatissima Mariasole. Ma l'aiuto più prezioso è stato a livello psicologico-morale. Grazie a Monica ho capito che non c'era nulla di sbagliato in me, che ci sono bimbi che non riescono ad attaccarsi al seno e che il non allattare direttamente al seno non mi rendeva meno mamma, perché in qualche modo stavo allattando anche io. Sono passati tre mesi, tre mesi di me, Mariasole e il tiralatte. Tre mesi non facili, di giornate scandite dal dover tirare ogni tre ore per non diminuire la produzione, perché quando hai il latte, provi un immenso piacere a recuperane ogni singola goccia e una specie di senso di colpa nel non sfruttarne pienamente ciò che la natura ti ha donato. Tre mesi in cui ci ha fatto visita anche la mastite..male, tanto male, febbre, antibiotici, i seni giganti e bollenti, impacchi caldi e freddi, il latte che non viene più per 4 giorni e che poi, grazie a magica Monica ritorna praticamente come prima, il male che diventa un ricordo lontano, la paura di una eventuale ricaduta e i consigli di chi mi suggeriva di smetterla che straordinariamente se ne vanno spazzati dalla voglia di continuare a dare a Mariasole un po' di me. Tre mesi in cui ogni singola volta che ho dato a Mariasole un biberon di latte appena munto, nel sentire il piacere con cui se l'è gustato e nel vedere le goccioline traboccare sulle sue paffute guanciotte, mi si è riempito il cuore di gioia e di orgoglio per avercela fatta. Di una cosa ora sono certa, prima di tutto si allatta con il cuore, poi con la testa ed infine con il seno o..con il tiralatte! "

lunedì 2 gennaio 2017

Storia di latte tra Loredana e Matteo.


Adesso sono felice, siamo felici. Guardo Matteo tenere le sue labbra aperte appiccicate a ventosa intorno al mio capezzolo e mi sento la donna più forte e fortunata al mondo. Adesso. Ma non è stato sempre cosi. La strada per la felicità è tortuosa, piena di ostacoli, e lunga, molto lunga! Così lenta da percorrere che sembra non finisca mai, ci si convince che nulla mai sarà come ce lo si era immaginato. Matteo è nato il 5 agosto, sano, ai miei occhi bello come il sole. Ma io ero stanca, non ero riuscita a partorirlo naturalmente. Il parto cesareo mi faceva sentire una mamma a metà. Ma in fondo lui era lì, sano e aveva solo tanta voglia di crescere. “Lo attacchi signora”, erano le parole che mi sentivo più dire nei giorni di ospedale. E io pensavo solo: “ma come? Dove lo metto? Come lo tengo? A me fa male! E lui piange!” “Sì signora è normale che faccia un po’ male, è questione di un paio di giorni e passa tutto.” Quel che girava nella mia testa in quei giorni e soprattutto in quelle notti nel letto dell’ospedale era solo: “si è appena avverato il tuo sogno, finalmente hai qui vicino il tuo cucciolo, e perché allora ti senti così?”. Mi sentivo stanca, non volevo vedere nessuno, non volevo che mi chiedessero come mi sentivo, come mi sentissi a fare la mamma. “E che ne so? Mi sento uno schifo. Mi fanno male i capezzoli da morire! Ogni volta che il bambino si attacca mi fa male la pancia, mi tirano i punti della ferita, mi muovo appena! Non mi danno da mangiare perché devo prima ‘fare aria’. Vedo tutti felici e sorridenti e io mi sento una merda. Ma perché?”. Questo avrei voluto rispondere davvero. E Matteo piangeva, vedevo gli altri neonati nelle loro cullette in giro per il reparto (le loro mamme camminavano già), tranquilli, con gli occhi aperti. Lui o piangeva o ciucciava o dormiva. E io riuscivo a tenerlo attaccato al seno meno di quanto avrei dovuto e voluto, il dolore era lancinante. Ho scoperto dopo che in seconda giornata avevo già le ragadi ad entrambi i capezzoli! Arrivati a casa pensavo che lo sclero fosse finito, che iniziasse finalmente quella meraviglia che avevo tanto sognato. Non andò esattamente così. Dopo tre giorni andammo tutti in consultorio, usciamo felici di andare a pesare Matteo, di fare la nostra prima uscita…per scoprire che non solo non era cresciuto ma era di nuovo calato di peso! Tutto quel dolore al seno, tutto quel tempo passato a cercare di farlo attaccare non era servito a niente? Che nervi! Il mio umore era sotto i piedi. Il foglietto con il numero della consulente per l’allattamento girava per casa da qualche giorno. “Cosa aspettiamo a chiamarla? Amore magari ti dà una mano.” Mi ripeteva mio marito ogni giorno. “Sì, poi la chiamo”, rispondevo io chiedendomi se mi servisse davvero. Non sono nemmeno in grado di allattare mio figlio? Non solo non sono riuscita a partorirlo, ora non so nemmeno fare la cosa più naturale del mondo? Poi mi hanno detto che fra un po’ passa. Passerà. E più pensavo così più la situazione peggiorava! I capezzoli erano distrutti, Matteo stava attaccato in media 40 minuti per tetta e prendeva pochissimo. Mi avevano detto che bastava tenere il seno all’aria e al sole per far guarire le ragadi così giravo tutto il giorno per casa con le tette al vento, con i capelli sporchi e con una stanchezza tremenda. E Matteo piangeva. Il pediatra ci consigliò di fare 24 ore di doppia pesata e capimmo così che il nostro povero cucciolo aveva solo tanta tanta fame. Dopo un ora e mezza di poppata prendeva in media 15/20 grammi! E dopo ogni pesata io mi sentivo sempre peggio, le 24 ore più lunghe e stressanti della nostra vita! Ma sono servite, il pediatra con quei dati decise di farci dare l’aggiunta di latte artificiale per dare forza ed energia al piccolo Matteo. Il primo biberon con 50 gr di latte plasmon se lo tirò giù come se non ci fosse un domani! “Allora sono io? È colpa mia? Eppure al corso pre-parto hanno detto che tutte le mamme hanno il latte? Ma a me quando arriva?” Era passata una settimana. E io stavo sempre peggio. Ricordo che un giorno quando Matteo riuscì ad attaccarsi al seno destro (dopo 15 minuti di tentativi) io sentii una scossa di dolore così forte che lo staccai con forza e lo passai a mio marito. Tra le lacrime gli dissi: “Basta, io non ce la faccio. Tanto non serve a niente!”. Lui è sempre stato molto più paziente di me. “Con calma amore, dai facciamo ancora un tentativo poi basta. Se non ce la fai andiamo avanti con il biberon. Non posso vederti così. Chiamiamo quella ragazza, la Monica Bielli. Se non va molliamo.” E così, guardando Matteo con la bocca spalancata verso il mio seno, telefonai a Monica. Era il 16 di agosto e il mattino dopo arrivò quest’angelo alto con i guanti verdi. La ricordo così, io seduta durante la poppata, triste, demotivata, lei sorridente, comprensiva. La prima che sembrava davvero capire come mi sentissi. Il suo sguardo preoccupato mentre mi guardava i capezzoli mi fece capire che la situazione era bella tosta. “allora non mi sto lamentando per niente?”, pensai. Mi disse che probabilmente c’era una bella infezione in corso oltre alle ragadi. Sembra davvero una cosa stupida e molto semplice ma finchè una donna, una professionista, una mamma non mi ha compreso dicendomi che vedendomi capiva benissimo tutto il dolore che provavo, fino a quel momento non credevo di potercela fare. “Se vuoi mollare lo capisco. Ma proviamo una settimana, ce la fai una settimana? Matteo si attacca molto bene, curiamo i capezzoli, stimoliamo la montata con il tira latte tra una poppata e l’altra e poi ci aggiorniamo? Va bene?” “Noooooooo”, avrei voluto rispondere, “non ce la faccio nemmeno un giorno, altro che una settimana!”. E invece ci provai. Ringrazio Monica per la sua consulenza e il suo sorriso, mio marito che mi obbligò a chiamarla, Matteo che bramava la mia tetta e me stessa per aver tenuto duro! Ma in effetti le cose cambiarono… Due settimane dopo eravamo riusciti ad eliminare completamente l’aggiunta di latte artificiale, ricordo come un sogno la volta che dopo 20n minuti di tetta Matteo aveva preso 75 grammi! Evvai!! Faceva ancora un male tremendo ( i miei capezzoli sono guariti completamente quando Matteo aveva circa due mesi!) ma almeno serviva a qualcosa! Sentivo Monica quasi tutti i giorni, abbiamo lavorato tutti insieme per riuscire in un’impresa che sembrava impossibile. Lui cresceva e io iniziavo a sentirmi sua mamma. Ora quei giorni mi sembrano lontanissimi. Ora che i momenti di tetta sono i più belli della giornata, ora che mentre ciuccia si stacca un attimo, mi guarda con i suoi occhioni verdi, mi sorride a bocca aperta e subito si riattacca! E io mi sciolgo! Ora che la tetta è sempre pronta, che puntualmente il mio cucciolo mangia quando mangio io se siamo al ristorante! Ora che passano ore tra una poppata e l’altra e io penso: “ma amore non hai un po’ di fame? Un po’ di sete?” Ora ringrazio il cielo per avere resistito quando non ne potevo più, quando tutti mi dicevano: massì dagli il biberon e chissenefrega! Ora che quando guardano Matteo e mi dicono: “ma che bello ciccio, lo allatta lei?” , io rispondo orgogliosa: “Siiiiiiiii, tutto latte mio!!” e mi sento invincibile adesso. Questa è la nostra storia, Matteo oggi ha 5 mesi e pesa 8 chili! Io sono sua, mi sono sentita il suo ostaggio nei suoi primi giorni di vita, adesso mi sono innamorata del mio rapitore!

lunedì 14 novembre 2016

È la nostra isola felice.... La storia di latte di Beatrice e di Tommaso.

Da quando ho sedici anni sono di avere un bambino. Un desiderio di maternità precoce che mi ha portato a litigare con tutti i miei fidanzatini del liceo terrorizzati dall’idea che li potessi “incastrare”. In realtà, più che di avere un bambino , il mio desiderio più profondo era quello di sentire un altro cuore battere dentro di me, la sensazione (schizofrenica, ora posso dirlo!) di avere un’altra vita nel mio corpo. La scoperta di essere incinta è avvenuta in un momento particolare , in cui, diciamocelo, la voglia di un figlio non era esattamente nella top ten dei miei sogni. Avevo la testa decisamente altrove. Ma il figlio c’era e il cuore batteva. Durante la gravidanza tutti sono ginecologi e dopo il parto tutti sono puericultori. Ognuno, dal fruttivendolo alla suocera, dall’amica alla conoscente su FB si sentono in dovere di seguire l’imperativo categorico kantiano di metterti a conoscenza della propria esperienza, ovviamente dispensando consigli (non richiesti) e interpretando ogni piccolo sintomo o sensazione. DA tutte queste dannose ed inutili (e direi anche inevitabili) conversazioni sono riuscita in breve tempo a maturare un terrore maniacale nei confronti del cesareo. Ma restavo comunque ottimista! Era sicura che avrei avuto un parto naturale, magari in acqua, con l’approvazione e il sostegno morale di Laboyer. Mi sbagliavo. Dopo due ore di travaglio , a seguito di un’induzione, il bimbo diventa brachicardico: CESAREO D’URGENZA. Dovessi spiegare ora, dopo quasi due anni, come mi sono sentita in quel momento non saprei cosa dire. Da quando sai di aspettare un figlio il tuo corpo non è più il tuo, non sei più tu, sei il bambino, il suo cuore, le sue mani, la sua bocca. Tu non esisti più. Svanisci risucchiata dal liquido amniotico che avvolge il tuo bambino. Quando mi hanno detto : “dobbiamo farlo nascere immediatamente, dobbiamo fare un cesareo” non ho provato la paura che mi sarei aspettata di provare in base all’ansia che avevo su questo argomento nel corso della gravidanza. Non ho provato niente. Non avevo più un corpo, né una volontà, il bambino stava male e io, sua madre, non ero in grado di farlo nascere e di proteggerlo. Mi avrebbero aperto per tirare fuori il mio bambino , per mettere al mondo mio figlio. Tommaso non respirava quando è nato e è stato rianimato Una madre inadeguata, ecco come mi sono sentita. Una madre che non è stata capace di dare il respiro vitale al proprio figlio e che non poteva stare con lui per infiniti controlli e tac. Ma sul mio cammino è intervenuto un angelo, la mia ostetrica, che mi è sempre stata vicina, che ha difeso il mio essere madre e che ha creduto in noi. Lei mi ha insegnato a massaggiarmi il seno per stimolare le ghiandole, a tirarmi il latte mentre il bambino era in terapia neonatale. Portava le poche gocce di colostro che avevo prodotto a Tommaso e gliele faceva prendere con una siringa perché nulla andasse sprecato, per non fargli dimenticare la sua mamma. E io, nella mia stanza, sostenuta dal mio compagno che non mi ha lasciato mai sola , tiravo e tiravo finchè non è arrivata la montata lattea con 39 di febbre . E di notte e di giorno portata da lui con la sedia a rotelle (ero tagliata fisicamente e nel cuore) fino al nido patologico per poter allattare Tommaso. Nonostante la lontananza delle prime ore e dei primi giorni, l’amore ci ha sintonizzato e sono riuscita a nutrire mio figlio, sostenuta e spronata dal mio compagno e dalla mia ostetrica. Non sono stata in grado di farlo nascere con le mie forze ma sono riuscita a farlo crescere. L’allattamento per me è stato il riscatto, un riscatto che mi ha permesso di risorgere da un sentimento di madre fallita nel parto. È la nostra isola felice dove possiamo rifugiarci ancora adesso dopo 20 mesi di meravigliosi occhioni.

giovedì 3 novembre 2016

... gratificazione e piena intimità con il proprio bambino...la storia di latte di Enrica e della piccola Chiara


ENRICA e la piccola CHIARA. La nostra storia ebbe inizio il 17/06/2013 alle ore 4,30 del mattino,quando,dopo una gravidanza vissuta senza problemi particolari, mi si ruppero le acque esattamente 1 mese prima della scadenza,e alle ore 20 di quello stesso giorno,con parto naturale,venne alla luce la nostra piccola Chiara😍 Pur essendo prematura aveva già un buon peso ma per precauzione la misero subito nell incubatrice,dove poi rimase solo per quella notte. Alle ore 23 mi chiamarono dicendomi di andare a provare "ad attaccarla".Li per li rimasi un po stupita perché pensavo che dovesse rimanere nell incubatrice...la presi in braccio e quando la avvicinai al seno lei inizio scuotere la testa da una parte all altra..istintivamente la allontanai perché pensavo che fosse infastidita,ma l'infermiera mi disse "avvicinala sta cercando"..ed era proprio così!sembrava un cagnolino che ha fiutato qualcosa,sfregava la faccio sul seno e appena trovò il capezzolo si attaccò..e non si staccò più😬 Rimase a succhiare per 2 ore poi si addormentò.☺ Chiara succhiava che era una meraviglia e il latte arrivò subito. Quando arrivammo a casa,i primi giorni ebbi dei momenti di sconforto..Chiara mangiava ogni 2 massimo 3 ore e stava attaccata parecchio,e la stessa cosa succedeva di notte.. quindi pensavo che il latte non le bastasse o che addirittura non fosse abbastanza nutriente. Così,vedendomi seriamente preoccupata,mio marito mi propose di andare a chiedere un parere al pediatra. Visito' Chiara e la peso',e quando gli dissi che avevo paura che il mio latte non fosse abbastanza nutriente si mise quasi a ridere,dicendo che la bambina stava crescendo benissimo e che se il latte non fosse stato nutriente non sarebbe cresciuta così tanto e di continuare così. Le sue parole mi tranquillizzarono molto e allo stesso tempo mi rassegnarono al fatto che l allattamento a richiesta è così! non sei tu a decidere quando il tuo bambino deve mangiare,è lui a farlo. Chiara continuò a crescere di 300 g la settimana per i mesi successi e ben presto quel fagottino gracile si trasformò in una bella cinghialotta😁 Io mi sentivo fiera e orgogliosa di questo anche se la stanchezza era veramente tanta. Non dormivo mai per più di 3 ore consecutive per notte, e alcune notti mi veniva da piangere quando si svegliava, ma nonostante questo non ho mai pensato neanche per un attimo di smettere. A sei mesi iniziammo lo svezzamento,le poppate diurne calarono ovviamente,ma non quelle notturne..mi ero imposta di allattare fino a 1 anno..E ci sono riuscita✌🏻 A giugno 2014 ,quando Chiara aveva ormai un anno esatto,decisi di toglierle il mio latte. Tra l'altro nelle ultime settimane mi accorgevo che iniziava a scarseggiare e lei dopo poco che succhiava si arrabbiava perché non usciva più niente. La prima notte piagnucolo un po,ma già dalla seconda iniziò a dormire tutta la notte!non mi sembrava vero,dopo 1 anno di sonno interrotto ogni 2 o 3 ore,potevo dormire tutta la notte! il periodo più duro era passato ed io ero fiera di essere riuscita a nutrire la mia bimba per ben 1 anno con il mio latte😊 nonostante la stanchezza e i momenti di sconforto lo rifarei sicuramente,perché l'allattamento è anche soprattutto un momento di gratificazione e di piena intimità con il proprio bambino,una sensazione bellissima che bisogna godersi fino in fondo,oltre ad essere una gran bella soddisfazione! Oggi Chiara ha 3 anni,ha iniziato da poco l'asilo e del latte non vuole più saperne! ...forse ne ha preso troppo da piccola!!!!

martedì 11 ottobre 2016

La storia d'amore tra me, Gabriele e il tiralatte.... Mamma Sonia e Gabriele


29/09/2016 18:02 La nostra è una "storiella a 3": tutto è iniziato lo scorso luglio 2015, quando ho scoperto di aspettare Gabriele 😍. È stato tanto cercato e immensamente voluto, dopo 8 anni di matrimonio. La gravidanza è continuata benissimo, senza nessun problema! Fino ad arrivare a 2 settimane prima della scadenza: il 22 marzo 2016, quando alle 20.38 è arrivato il nostro topolino 💖😍 con parto naturale..tutto è andato benissimo e finalmente ha inizio la nostro avventura. Nei 3 giorni passati in ospedale, Gabriele non si è mai attaccato alla tetta, nonostante i vari tentativi. Quanti consigli (anche non richiesti...o dati x sentito dire...), quanti pareri, quanto stress, ognuno diceva la sua: la posizione, la bocca, la tetta, stringi, alza....devi.... devi... devi... E basta!!!! 😒 x fortuna mi entrava e mi usciva...ho sempre fatto cosa il mio istinto di mamma mi diceva! E grazie a Dio!!!! 🙇 In ospedale, x quanto riguarda la sala parto, niente da dire...ma x quanto riguarda l'assistenza sull'allattamento proprio zero! Nessuna assistenza, chiedevo qualcosa e mi guardavano perplesse queste... oss? Infermiere? Boh?! 😶 queste figure vestite di bianco, che non si sa che ruolo avessero!! Mi hanno mandato una settimana dopo a fare una "visita di controllo sull'allattamento". Mah?? Una settimana dopo? Ma se io non avessi avuto l'istinto di tirarmelo da subito, appena andata a casa, dopo una settimana magari non ce l'avevo neanche più il latte, visto che il pupetto non ha mai ciucciato! Il tiralatte affittato era anteguerra, ma la sua funzione la faceva..infatti nella prima notte a casa, ho avuto la montata. Da li, ha inizio la mia storia d'amore col tiralatte! Provavo di continuo ad attaccarlo, ma cominciavo a stressarmi io (parenti e gente varia, chi mi giudicava di non volerlo attaccare o non lo facevo abbastanza!) e anche il pupo urlava come un disperato perché non riusciva. Lo vedevo che ci provava, ma dopo qualche tentativo si metteva a urlare come un disperato. Allora (lui aveva 3 settimane), mi sono decisa a chiamare Monica Bielli (consigliata da un collega di mio marito), che ha riscontrato il frenulo della linguetta un po' più corto del normale, infatti faceva fatica anche a prendere il biberon! Visto il tanto latte che avevo (ne tiravo circa 50/60ml alla volta con macchinetta singola e dell'anteguerra), Monica mi ha consigliato la tiralatte attaco doppio professionale da affittare, che x fortuna abbiamo trovato e di tirarmelo ogni 2/3 ore (anche di notte) per aumentare la produzione. Infatti dopo 3/4 gg sono arrivata a tirarmene anche 190ml alla volta. L'abbiamo poi portato all'ospedaletto per fargli fare ambulatorialmente un taglietto parziale del frenulo linguale. Qualche giorno dopo, ho sentito anche Adriana, una logopedista, che mi ha consigliato il biberon speciale, che ha una tettarella che lo avrebbe aiutato, oltre a fargli fare qualche esercizio x stimolare il movimento della linguetta. Piano piano è migliorato, ha iniziato a muoverla come non aveva mai fatto, anche se della tetta non ne voleva più sapere purtroppo. Ora Gabriele ha 6 mesi e mezzo ed è completamente svezzato e nonostante tutto, sono riuscita a dargli esclusivamente il mio latte x quasi 5 mesi!! Sono stati 5 mesi intensi...con tanti sacrifici e tanto sonno arretrato (faticosissimo alzarsi ogni 2/3 ore di notte). Mi sono tappata le orecchie, non ho più voluto sentire niente e nessuno e ho fatto cosa il "mio cuore di mamma" mi diceva di fare, ascoltando e osservando soprattutto "i segnali" che G
abriele mi mandava. E ne sono fiera. La testa dura, a volte, serve!!!

mercoledì 28 settembre 2016

...una delle esperienze più belle che abbia vissuto... la storia di latte di Elisa e Matteo


Sono Elisa, mamma di Matteo, ora un giovanotto di 32 mesi. La nostra storia di latte si è conclusa poco prima del 30° mese e solo ora riesco a scriverne con serenità. Matteo è stato fortemente desiderato e cercato e, quando finalmente dopo alcune brutte esperienze, la gravidanza si è finalmente ben avviata, mi sono concentrata essenzialmente su quella, vivendo con molta consapevolezza il piccolo miracolo che stava accadendo. Parlavo con Matteo, lo accarezzavo attraverso la pancia, gli cantavo e raccontavo storie e tutto quello che mi passava per la testa, facevo meditazione con lui. Ero consapevole dei suoi movimenti, dei suoi singhiozzi e di dove posava testolina e piedini. Ero talmente presa dalla responsabilità di portarlo in grembo da mettere completamente in secondo piano tutto quello che sarebbe venuto dopo, come se stringerlo tra le braccia fosse il termine dell’avventura anziché l’inizio. C’è anche da dire che, a causa di miei problemi di salute, in parte le cose stavano proprio così: per me il parto sarebbe potuto essere potenzialmente pericoloso. Matteo però si è dimostrato molto più saggio dei medici che mi avevano in cura, e ha pensato bene di non girarsi, in modo da facilitarmi le cose con un cesareo. Quando ho seguito il corso preparto al S Anna, dove ho partorito, sapevo già che ce l’avrei messa tutta per allattare, ma non tanto perché mi fosse scattata la “crociata” dell’allattamento, quanto perché mi sembrava una cosa del tutto naturale e normale. Mi dicevo: “e perché dovrebbe essere altrimenti?”. Al corso ho rivisto la cosa in modo molto più consapevole, e ne sono uscita con una serie di motivazioni molto più forti. E poi, le ostetriche la facevano così facile…. Devo ammettere che per Matteo e me l’allattamento non è stato problematico: Matteo si è attaccato subito molto bene, ciucciando con caparbietà e aspettando pazientemente la montata lattea. Io ho avuto qualche piccolissima ragade ma niente di che, quindi non ho avuto difficoltà ad assecondarlo e per nostra fortuna la montata lattea è arrivata anche prima del previsto, dato il taglio cesareo. La mia quindi non è una storia di problemi da superare quanto una storia di piccole difficoltà e alti e bassi e di quello che mi/ci hanno insegnato. Quando ho iniziato ad allattare era più che altro per un senso di accudimento e per cibare il mio cucciolo; già dalle prime poppate però mi sono accorta che qualcosa di molto più profondo veniva toccato durante questi momenti… L’allattamento al seno, per come la vedo ora, è un momento che giova in egual misura alla mamma e al piccolo: vederlo ciucciare soddisfatto e appisolarsi al sicuro è una soddisfazione che fa bene al morale e all’autostima della mamma, soprattutto in un momento così delicato come il post-parto. A tutte capitano momenti di scoramento, quando ti sembra che il compito di genitore sia troppo vasto, troppo complesso per poterlo affrontare e portare a termine bene… Beh, allattare Matteo mi ha aiutato moltissimo a superare questi momenti, perché in quel gesto così semplice ma così completo mi sentivo perfettamente allineata con madre natura e perfettamente a mio agio. Con questo non voglio dire che sia stato tutto facile, anzi! Ci sono state mille piccole difficoltà… La pediatra della mutua che mi propone le poppate a intervalli regolari e l’aggiunta senza motivo apparente visto che cresceva bene(e meno male che un’amica mi ha consigliato Monica!!!! Aggiunte subito sparite e orologio buttato dalla finestra!)… Un appoggio in famiglia non sempre presente… Il fatto di non avere più una vita mia, soprattutto nei primi mesi, quando spesso cenavo (se così si può dire) alle 2 di notte tra una poppata e l’altra e vagavo per casa in pantofole con mamma e/o suocera che mi dicevano le frasi fatidiche: ma mangia ancora? Ma non saranno vizi? Un po’ bisogna dargli una regola etc etc… Ci sono stati momenti duri in cui mi sentivo inadeguata soprattutto perché sentire tutti questi consigli non richiesti mi ha fatto dubitare delle mie decisioni… Non sono partita come una “talebana della tetta”, passatemi l’espressione… ma di fatto un pochino lo sono diventata strada facendo perché vedevo che quando non ascoltavo nessuno e facevo cosa mi suggeriva l’istinto materno, le cose andavano bene… sia per me che per Matteo. Come quando Matteo si è preso la bronchiolite a 20 giorni e il pediatra mi ha detto senza mezzi termini che senza il mio latte si sarebbe fatto un po’ di rianimazione! Il vero problema delle mamme che allattano e che vogliono farlo nel rispetto dei propri tempi e di quelli del proprio cucciolo, secondo me è nella società in cui viviamo: la gravidanza e il successivo periodo di accudimento del piccolo sono viste come una parentesi tra la vita di prima e la vita dopo, che devono necessariamente essere uguali… Quando ho iniziato ad allattare dopo l’anno, mi sono dovuta sopportare gli sguardi, anche di parenti, che un po’ disapprovavano (sono vizi, sei fissata, sei tu che non lo vuoi staccare etc etc) e un po’ mi guardavano con compatimento perché magari non potevo fare quelle cose che facevo prima (la palestra, gli amici etc etc). Beh, lo dico qui anche a beneficio loro: sono assolutamente contenta di non fare le stesse cose che facevo prima! Un figlio è un cambiamento, un cambiamento di prospettiva, un’evoluzione anche come donna e come essere umano: questa è una delle cose che mi ha insegnato allattare. Mi ha insegnato a prenderne consapevolezza e a vedere questo cambiamento come una risorsa! Essere madre per me è stato il dono più grande e un’occasione di crescita senza precedenti: Matteo mi insegna ogni giorno qualcosa. Mi insegna, e a volte costringe, a vedere le cose dal suo punto di vista, molto più pulito e naturale del nostro di adulti, a prendere la vita con naturalezza, ad aspettare i suoi tempi e quindi anche quelli di tutti gli altri, ad immedesimarmi per cercare soluzioni a piccoli/grandi problemi. Insomma, è il mio esercizio zen, la mia meditazione sul campo. Allattarlo mi ha insegnato molto di questo rispetto dei suoi tempi e delle sue necessità e ha insegnato a mio parere anche a lui a cercare di esprimere queste sue necessità in modo sempre più preciso: è un dialogo tra madre e figlio che piano piano trovano il loro equilibrio. In fondo la quantità di latte che il piccolo beve e il tempo che sta attaccato sono del tutto irrilevanti; è un dialogo che travalica la necessità di cibo: è il bisogno di sentirsi sicuro, di sapere che quando chiama tu ci sei a qualsiasi ora del giorno e della notte (perché lui è piccolo e ne ha bisogno!), di sentirsi amato e accettato e protetto, in una parola il bisogno di amore. Quando ho realizzato tutto questo, allattare Matteo è diventato per me un momento bellissimo, una necessità non solo sua ma anche mia; un momento tutto nostro fatto di piccoli rituali solo nostri (come quando giocava con i miei capelli mentre ciucciava oppure mi chiedeva di accarezzargli il naso o chiedeva la mia attenzione e voleva essere guardato negli occhi). Momenti ed emozioni che non dimenticherò mai e che mi ripiombano addosso con forza ogni volta che lo abbraccio o mi corre incontro; momenti ed emozioni che mi hanno fatto crescere come donna ed essere umano, insegnandomi come prima cosa l’empatia, anche verso chiunque non sia mio figlio. Mi ha anche insegnato la fiducia in Matteo e in quello che mi comunica; gli chiedo se ha fame, sete, cosa vuole mangiare o bere, quando sta male gli chiedo cosa sente e se sta meglio o peggio (e lo faccio da quando ha iniziato a parlare)… E mi fido sempre della sua risposta perché essere allattato ha insegnato a lui a esprimersi e quando dice una cosa è esattamente quello che vuole dire: sa lui se ha fame o no, e sa cosa vuole mangiare, e ovviamente sa anche se sta bene o no. Se a madre natura fosse dato agio di fare il suo corso l’essere umano avrebbe molti meno problemi, ma visto che così non è, le mie difficoltà sono aumentate man mano che l’allattamento si protraeva nel tempo perché mentre prima era facile per alcuni da “giustificare” con il bisogno di mangiare, quando il bimbo ormai mangia la pizza da solo con le mani, diventa un po’ più complicato… scusate il sarcasmo ma a volte mi viene un po’ fuori… Gli atteggiamenti di non accettazione della mia scelta o, peggio, gli sguardi di disapprovazione e compatimento da parte di amici/parenti/conoscenti più o meno vicini mi hanno lasciato molta amarezza. Ma l’allattamento al seno è così: smuove delle cose e dei meccanismi che abbiamo dentro, a volte atavici e a volte dettati dall’educazione ricevuta, e divide le persone in modo molto netto. Ho trovato però molto appoggio in mia nonna, che purtroppo se n’è andata quando Matteo aveva sei mesi… Ancora adesso, ogni volta che ho un dubbio la penso mentre mi guarda con affetto e mi dice: “Elisa, non ti preoccupare, segui il tuo istinto che non sbagli. E poi stai tranquilla, siamo cresciuti tutti…”. Mentre all’inizio non ho avuto problemi ad iniziare l’allattamento, devo dire che ne ho avuti molti di più a interromperlo… E devo ammettere che la cosa è stata forse più difficile per me che per Matteo. A due anni, con l’aiuto di Monica, sono riuscita a limitare le poppate alla sera e alla mattina (e se si svegliava di notte) e ho notato che il bandolo della matassa in realtà era in mano mia. Se io mi mostravo tranquilla e serena nella mia scelta, anche Matteo lo era e, una volta spiegata la regola nuova, mi seguiva senza problemi. Abbiamo così scoperto insieme altri metodi per rilassarci per il sonnellino pomeridiano: la canzoncina, la storia, le coccole. Questo ha dato a me forza ulteriore perché mi sono resa conto che non avevo in effetti bisogno del latte per calmarlo, bastavo io! Ma da qui a interrompere del tutto, non è così facile, anche perchè non riuscivo a inquadrare se era pronto o meno… L’occasione è venuta dal caso: Matteo si è preso il “bocca mani piedi” l’8 luglio e non riusciva a ciucciare: per quattro giorni si è tolto il seno da solo, addormentandosi tranquillamente abbracciato a me, senza nemmeno chiedere il latte. A quel punto, visto che era senza dubbio pronto, quando ha chiesto nuovamente il seno una volta passato il disturbo, ho detto che il latte mi era andato via, che anche le titti della mamma si erano prese la bibi… Abbiamo passato tre giorni infernali (molto più per me che per lui forse), in cui ciclicamente ha tentato di farsi dare il seno una volta di notte, una volta al mattino, una volta per dormire la sera, testando la mia granitica convinzione per ciascuno dei momenti in cui prima lo prendeva. Ovviamente, anche dietro consiglio di Monica, non ho ceduto… piangevamo in due, insieme… uno strazio. Ma abbiamo superato il momento difficile con pazienza e amore… I pianti sono finiti in tre giorni ma Matteo ha avuto bisogno di tempo per assimilare la cosa (e io pure!). Le “titti” non le nominava nemmeno più e ha iniziato a bere un sacco di latte prima di dormire… Povero caro… Io dal canto mio, ogni tanto controllavo se usciva ancora latte e al vedere le goccine bianche che imperterrite uscivano ancora mi mettevo a piangere in bagno da sola. In effetti forse non ero ancora pronta, ma riprendere l’allattamento non sarebbe stata una cosa sensata, soprattutto perché per Matteo secondo me era venuto il momento giusto. Adesso, a distanza di due mesi, siamo sereni e stiamo anche meglio di prima: alla sera, gli propongo la nanna e ci sdraiamo insieme sul lettone, lui mi guarda negli occhi, mi dà i bacini, io lo stringo a me e gli canto la stessa canzoncina che gli cantavo mentre lo allattavo e lui si addormenta dicendomi ti voglio bene. Inutile dire che non vedo l’ora che venga il momento della nanna! Abbiamo trovato un nuovo equilibrio, anche più ricco di prima, fatto di sguardi coi quali ci capiamo al volo, fatto di complicità e di fiducia. Devo dire che comunque questo nuovo equilibrio poggia molto su quello che abbiamo costruito durante l’allattamento: lui sa che io ci sono per ogni necessità e appena chiama sono lì pronta. Non voglio dire che chi non allatta non ha lo stesso rapporto, intendo solo dire che nel mio caso mi ha aiutata ad instaurarlo. Ricorderò per tutta la vita l’allattamento come
orgogliosa di averla vissuta (mi perdonino le non allattanti…). Per tutte le mamme che ancora devono intraprendere questa esperienza o ci sono dentro fino al collo, ho solo due consigli: non seguite nessun consiglio! Sapete benissimo cosa serve a voi e al vostro cucciolo, è così in natura da sempre, basta solo fare piazza pulita dei pensieri e entrare in sintonia col batuffolo che avete davanti! Abbiate fiducia in voi stesse, anche se non siete appoggiate, e ascoltate il cucciolo, sembra una cosa impossibile ma loro sanno già tutto! Il secondo consiglio è: godetevi ogni poppata come fosse l’ultima perché non potete sapere quale lo sarà veramente. Per fortuna io ricordo con esattezza l’ultima poppata di Matteo perché visti i mesi che aveva sapevo che poteva anche smettere di punto in bianco e di fatto così è stato. Mi sarebbe dispiaciuto non dedicare attenzione alla sua ultima poppata magari per la fretta di andare in ufficio o di uscire… Auguro a tutte un’esperienza piena e positiva com’è stata la mia! Vi saluto con affetto, amiche di latte!

venerdì 16 settembre 2016

Allattare i gemelli si può !!! La storia di latte di Silvia e dei gemellini Giuseppe e Maddalena

Sono Silvia, infermiera, moglie di Marco, mamma di Giuseppe e Maddalena, concepiti con ICSI presso l'ospedale s.Anna di Torino per problemi fertilità da parte di entrambi i genitori e nati a 36+1 con cesareo programmato poichè podalico lui e trasversa lei. Ecco, tutto il contrario di quel che il mio "film di vita" prevedeva... Mi sono sposata presto (21 anni) perchè volevo diventare mamma di almeno tre bimbi entro i 30 anni. Dopo 7 anni di tentativi, visite specialistiche, indagini diagnostiche ecc ecc ecc... FINALMENTE a 28 anni e 6 mesi divento mamma di Giuseppe e Maddalena! Avrei voluto partorire naturalmente, ma non si è potuto. Avrei voluto concepire naturalmente, ma non si è potuto, Volevo tanto usare i pannolini lavabili ed allattare naturalmente, e lo sto facendo!!!! Per quanto riguarda l'allattamento, all'ospedale, supporto zero. Su tutto il personale medico, ostetrico ed infermieristico (in 7 giorni di ricovero) ho trovato una sola ostetrica sulla mia stessa lunghezza d'onda. Le tipe del nido (non so che qualifica avessero) altro non facevano che ingozzarmi i bimbi di LA. I pediatri sostenevano che "se volevo potevo provare, ma di solito si riesce allattare un gemello e mezzo....". Bene, mi son detta "sono tutti dalla tua parte!!". Appena mi son potuta sedere a letto (mattino della prima giornata post cesareo) mi sono armata di tiralatte e ogni 2/3 ore tiravo. Ricordo ancora con quanta gioia ho accolto i primi 10ml di colostro, mi sembra in 3ª giornata! Poi usavo un "Das artigianale" fatto con una siringa da 5ml e un agocanula, frutto dell'ingegno della sopracitata ostetrica (Rosy). Quando le altre ostetriche e le tipe del nido mi han vista con un bimbo al seno e la siringa in mano mi han guardato di un male!! Beata ingenuità va.... La montata è arrivata il 6º giorno (per fortuna mentre ero ancora ricoverata), il mio è stato un ricovero protratto perchè ho sanguinato un po', e sono stata poi dimessa con 6,8 di emoglobina e la raccomandazione di "non stare sola con i bimbi per almeno un mese" e poi "tanto lei è infermiera, sa come si deve comportare..." Vabbè, sorvoliamo anche su questo! Arrivata a casa ho guardato mio marito e gli ho detto: "PRIORITÀ DI OGGI: mangiare loro, mangiare noi, DORMIRE! alla lavatrice e alle borse dell'ospedale ci pensiamo domani..." E quindi, da quel giorno, 5/6/2015 è iniziato il mio rapporto con il tiralatte a domicilio. Un odio/amore, soddisfazione/frustrazione che per fortuna ha avuto fine poco dopo aver contattato Monica. Credo sia stato attorno al 15 del mese... non ricordo con esattezza... Stufa e spossata dagli orari serrati del tiralatte, da rispettare categoricamente (pena la decimazione delle provviste nel frigorifero) ho cercato on line una consulente IBCLC, ed ho trovato LEI. MONICA. Professionale, serena, disponibile ed accogliente. Una manna per me, che in quei giorni stavo vacillando.... La mia richiesta è stata questa:" ciao, sono Silvia mamma di due gemellini, voglio smettere con il tiralatte e imparare ad allattare in tandem!". Insomma dazeroamille in un batter di ciglia! Monica mi ha anche insegnato la pazienza, consigliandomi di procedere x gradi: un bimbo al seno per volta, per un pasto al giorno, aumentando gradualmente le poppate in base allo stato d'animo di tutti. Ecco. Ci ho messo un po' a decidermi... ma il 23/6 mi sono lanciata con Giuseppe e il 26/6 avevo anche attaccato Maddalena! Molto più in fretta del previsto, ho detto "ciao ciao" al MEDELA simphony tanto odiamato! Oggi i bimbi hanno quasi 16 mesi, a breve ricomincia il lavoro, l'inserimento al babyparking è ormai imminente... Crescono a vista d'occhio. Veramente troppo velocemente! Imparano ogni giorno tante cose nuove: Giuseppe già cammina, Maddalena mangia di tutto con le posate... E quando è ora delle coccole, mi chiamano x la "ninni" che è un mix di tetta/coccole/nanna... Sono dolcissimi ❤️. Tutto questo anche grazie a Monica Bielli. non so cosa avrei fatto senza di te.... Infinitamente grata! Silvia.

martedì 23 febbraio 2016

ALLATTAMENTO E RITORNO AL LAVORO. La storia di Laura e di Isabella


Ciao a tutte voi mamme, mi chiamo Laura e sono mamma di Isabella nata penso nell'estate più calda di cui ho memoria: il 20 luglio 2015 dopo un travaglio velocissimo e inaspettato tre settimane prima della scadenza. il parto è stato un pò difficile, eravamo entrambe stanche infatti la mia piccola il primo giorno, nacque alle 05.02, dormì parecchie ore attaccandosi solo due volte. La pediatra quando passò per il controllo mi mandò un pò nel panico dicendo che avrebbe come minimo dovuto attaccarsi dalle 10 alle 12 volte...io però lascia fare alla mia piccola e dal secondo giorno non si è più staccata da me! Sono stata fortunata perchè ha saputo subito come fare: niente ragadi, niente ingorghi, niente mastite...tutto perfetto. Il mio unico cruccio che avrebbe potuto rovinare questa storia di allattamento a richiesta ormai avviata benissimo era il mio rientro a lavoro. Non sapevo assolutamente come muovermi...chiesi alla pediatra che mi disse: " eh signora deve assolutamente tirare il latte in corrispondenza delle poppate della bambina se no le va via il latte e dobbiamo dare l'aggiunta!" Io panico! Dovevo rientrare il 10 novembre quindi Isabella avrebbe avuto 3 mesi e mezzo...mi piangeva il cuore, non volevo assolutamente darle il latte artificiale...già dovevo rassegnarmi al biberon...dovevo trovare una soluzione. i consigli migliori li ho trovati su questo fantastico gruppo ( SOS ALLATTAMENTO ! ) Ho iniziato a tirare il latte dopo le poppate per incrementare la produzione perchè avevo bisogno di fare scorta, dato che io insegnando in una scuola superiore non avevo modo di tirare il latte quando avrebbe dovuto mangiare la piccola. Allora un mese prima di rientrare ho iniziato a tirare ogni volta un'ora dopo la poppata, e ho riempito due freezer di contenitori da 200 ml!! Ho ricevuto consigli preziosi da questo gruppo su come gestire l'estrazione e la conservazione del latte, rimanevo però sempre preoccupata dal fatto che Isa avrebbe potuto rifiutare il seno dato che il biberon è decisamente più facile...per fortuna non è successo. Le ho sempre fatto dare il biberon da mia suocera o mio marito cosi che da me avrebbe sempre solo avuto il seno, ma l'ansia rimaneva. Il primo giorno ero preoccupatissima: se non l'avesse voluto? se non le fosse bastato? e se non mangiando mi fosse venuto un ingorgo? Tutti timori infondati, lei è sempre stata serena e sopratutto non mi ha mai rifiutata! Ogni volta che mi vede e trova la sua amata tetta ci si butta sopra mi sorride e mangia di gusto! E' vero ho fatto i salti mortali a volte...con la sveglia anche di notte per tirare e congelare ma ne è valsa la pena perchè lei nonostante tutto cresce bene e solo con il mio latte. Lavorare e allattare si pùò, basta organizzarsi e prendere il ritmo! E soprattutto pensare al dono che facciamo ai nostri figli.

venerdì 8 gennaio 2016

ALLATTAMENTO E RITORNO AL LAVORO . La storia di Milena


Alessia e' nata l'8 settembre 2013 e si è attaccata al seno subito,in sala parto. Per me era la seconda esperienza di allattamento; per sette mesi avevo fatto allattamento misto con la sua sorellina di due anni più grande. Avevo smesso al settimo mese perché iniziando lo svezzamento tradizionale e il lavoro contemporaneamente la produzione di latte era calata tantissimo e avevo 'dovuto' smettere di allattarla. La realtà è che non mi ero informata a sufficienza e non avevo provato ne a tirare il latte per fare scorta ne per tentare di togliere l'aggiunta. Con Alessia e' stato più facile perché lei era molto più vorace, non si stancava e si attaccava più spesso. Cresceva benissimo anche più del dovuto e si attaccava regolarmente ogni 2-3 ore. Superati i problemi tradizionali (ragadi ingorghi e dotti ostruiti..) al quarto mese ci siamo trovate davanti a uno sciopero. La bimba si attaccava e staccava in continuazione solo dal seno sinistro. In quell'occasione ho conosciuto Monica, la consulente IBCLC che aveva aiutato mia cognata e mia nipote che aveva avuto un rallentamento di crescita quando la mamma era tornata al lavoro. Lei mi ha dato alcune dritte utilissime che ci hanno consentito di superare le difficoltà in pochi giorni. Tramite lei, il gruppo SOS ALLATTAMENTO e mia cognata Chiara ho incominciato ad informarmi su come affrontare il fatidico momento della separazione che sarebbe presto arrivato. Avevo già incominciato a tirare e congelarel'esubero di latte che non riusciva a ciucciare soprattutto al mattino. Usavo un tiralatte elettrico medela swing, molto pratico perché riuscivo a portarlo in borsa viste le relativamente piccole dimensioni. In vista del mio ritorno al lavoro ho cominciato a intensificare i tiraggi in modo da avere una piccola scorta congelata per far fronte a ogni evenienza. Dopo ogni poppata tiravo da entrambi i seni un po di latte in modo da congelarne un biberon durante la giornata. Un mese prima del rientro al lavoro avevo concordato con la mia datrice di lavoro un orario che mi consentisse di continuare ad allattare. Ho ricominciato a lavorare a inizio maggio. Alessia aveva otto mesi e da poco più di un mese avevo cominciato ad autosvezzarla. La sua fonte principale di nutrimento era ancora il mio latte. Lavoravo da lunedì a venerdì sei ore al giorno; per tre giorni 4ore al mattino e 2 al pomeriggio e i restanti due giorni 2ore al mattino e 4 al pomeriggio. Durante le 4 ore mi prendevo dieci minuti (che recuperavo) in cui tiravo il latte che Alessia avrebbe preso con il biberon il giorno successivo, lo conservavo nel frigo al lavoro. L'orario era scomodissimo perché per lavorare sei ore rimanevamo fuori casa dieci ore a causa della lunga e inevitabile pausa pranzo di tre ore. Per fortuna le bimbe venivano e vengono tuttora accudite da mia mamma che abita vicinissimo al posto di lavoro. Per tre mesi ho continuato a tirare il latte al lavoro e lei a berlo il giorno successivo. Dopo le ferie di agosto in cui non aveva più preso il biberon perché era sempre con me non ha più voluto prenderlo. Quindi dopo qualche giorno di assestamento ho smesso di usare il tiralatte al lavoro e lei ha imparato ad aspettare che tornassi a casa per ciucciare. Nel frattempo aveva un anno e mangiava abbastanza ai pasti. Piano piano le poppate da 5-6 al giorno (e innumerevoli la notte) si sono diradate fino a diventare 3. Le poppate notturne sono rimaste invariate fino ai 15 mesi di Alessia. Poi causa mia brutta influenza gastrointestinale la bimba e' rimasta due notti con il papà e la notte successiva non ha più chiesto la tetta. Da questo momento il nostro allattamento e' continuato serenamente, le poppate si sono diradate da tre a una serale prima della nanna, fino ai 23 mesi e mezzo quando Alessia ha incominciato ad addormentarsi anche con il papà senza chiedere la 'sua tetta'. Sono passati 15 giorni e ogni tanto mette una manina nel reggiseno mi guarda e mi dice 'tetta....mia!'..

lunedì 28 settembre 2015

Allattare si può... La storia di latte di Cinzia e Manuel...


Manuel dorme. Eccomi qui. Qualche minuto per portare la mia esperienza.. piccola al momento (7 mesi e mezzo non è tanto) ma ricca di volontà. Non esiste allattamento senza parto, e il mio non è stato dei migliori. Il mio vissuto è stato pieno di sofferenza: un travaglio che non è partito, un cesareo e per non farci mancare nulla anche una bella trasfusione di sangue. Ora, io avevo tutte le mie idee sul parto non ospedalizzato, le aspettative erano tante e sicuramente non è stato facile, però immaginatevi quanto sia delicata e fragile una mamma (anche la mamma che ha potuto provare il miglior parto in assoluto) e di come stravolge la vita una creaturina nuova da amare e di cui prendersi cura… Oltre a questo il mio seno era la parte del corpo con cui meno avevo confidenza, un seno piccolo su cui non ho mai puntato certo il mio sex appeal … ma ci tenevo ad allattare ed ero informata su tutto , ma proprio tutto. Tutto nella teoria… Non faccio in tempo ad uscire dall’ospedale con una montata lattea che non riuscivo nemmeno a indossare la canottiera , il contatto col seno mi faceva male, mi dava fastidio, ed erano i primi di febbraio.. chiedo Monica di venir a casa il prima possibile… mi dimettono con un sacco di “cose da fare” (puntura per far coagulare il sangue , ferro, ecc) il mio compagno ed io torniamo a casa,e panico!!! Non riuscivo ad attaccare Manuel.. non c’era nulla da fare. Io ero tesa, non depressa, ma vedevo solo tutto grigio , un elefante davanti agli occhi non mi permetteva di godere di quel “ cosino” tra le mie braccia.. (a volte, confesso che rimpiango questo, così nel presente di oggi me lo strapazzo di coccole) Una volta a casa per fortuna avevamo un po di latte artificiale e la notte è andata, con momenti di panico ma è andata .. alle 10 deve arrivare Monica! io stavo troppo in preda ad un vortice di tensione (muscolare soprattutto) , ormoni.. era così, ed è stato così per molto tempo ancora. Di prima mattina viene mia mamma ( maternage zero) a casa che miracolosamente mi attacca il bambino… poi arriva Monica e con lei vediamo come ciuccia Manuel, l’attacco, il seno.. che era intoccabile.. i capezzoli, le piccolissime ragadi che sembravano potessero uscire..e tante lacrime.. non riuscivo a trattenere le lacrime.. Avrei voluto un parto differente , la mia condizione fisica mi buttava tremendamente giù di morale, mi sentivo inadatta, incapace, non ero riuscita a partorire, non riuscivo ad allattare, di notte sudavo da quanto il mio corpo era fragile, davo a Manuel il latte artificiale perché io non ce la facevo fisicamente, mi hanno raccomandato di non tenere il mio cucciolo in braccio in piedi dato che sarei potuta cadere come una pera cotta… non avevo nessuna forza dentro di me.. come un gatto che si morde la cosa.. sentivo che stavo soffrendo e stavo male e più vivevo questo e meno riuscivo a spostare quell’elefante davanti i miei occhi… Tra mia mamma che diceva che il bambino non si attaccava e mia suocera che non vedeva il latte… ero sballottata tra i mille consigli di tutti, e dalla paura che Manuel non crescesse, che non dormiva perché non lo saziavo abbastanza.. .. ma ogni volta che piangevo il latte sgorgava a fiumi… Un episodio di questi ricchi di emozione, lacrime e risa, (perché poi ci sono state anche le risa) è stato quando Monica mi ha fatto provare un paracapezzolo e dopo che Manuel si è staccato ho visto il latte con la schiumetta… come quella del cappuccino per intenderci… riso e pianto si mescolavano con l’emozione di nutrire il mio bimbo. Monica mi ha fatto visita ancora.. e poi continua a far parte di questa nostra avventura di allattamento… Vorrei condividere ancora una cosa, che spesso è vissuto come un tabù per le mamme.. comprato il tiralatte, Monica è a farci visita quando le spiegavo la sensazione che provavo, non ricordo le parole esatte.. ma mi ero espressa così : “ mi viene voglia di dare dei calci” di fatto si chiama disturbo disforico di emissione, col tempo è passato, (io sono la prova vivente che passano certe sensazioni!!) ho prediletto il ciuciatore originale dal tiralatte, però a me è successo, di aver male ai capezzoli, di aver degli ingorghi, di credere di non farcela a continuare ad allattare… intorno a me e dentro di me ho dovuto combattere molto, ma avevo una buona alleata : Monica. E ringrazio anche la mia amica Felicitas che mi ha dato tanto supporto. Ma soprattutto a Manuelito, perché è per lui che ho trovato la forza interiore col tempo di spostare quell’elefante. Allattare si può.

venerdì 28 agosto 2015

QUESTIONE DI RITMO E AMORE....la storia di latte di Antonella e Edoardo


Non ho una vera e propria storia di allattamento da raccontare. È vero siamo partiti un po' a rilento. Mi ricordo che appena me lo misero vicino nel letto subito fuori dalla sala parto, lui non riuscì ad attaccarsi, mi sentì così incapace, l'ostetrica allora mi disse di non preoccuparmi che ci avremo riprovato una volta in stanza. Furono quattro giorni difficili quelli che seguirono, non riuscivo ad attaccarlo da sola e ogni volta ero costretta a chiedere aiuto, provavo e riprovato, ma niente. Purtroppo non tutto l'aiuto fu costruttivo, anzi il più delle volte mi guardavano un po' così... Come dire "eh.. si vede che è il suo primo figlio".. prendevano la testolina di edo da una parte e il mio capezzolo dall altra e glielo conficcavano letteralmente in bocca. Per fortuna Edo ciucciava tutto quello che poteva e anche di più, una volta attaccato era una vera pompa aspira tutto. La montata lattea arrivò praticamente subito. Avevo questo seno enorme che perdeva latte da tutte le parti. Per fortuna, nonostante mi sentissi un po' un " fallimento" come mamma, lui cresceva tantissimo, era quello che aveva recuperato di più dopo il calo fisiologico. Per questo motivo credo non m sia mai stato consigliato aggiunte o paracappezzoli o altri aiuti, come ho sentito in altre storie: Edo cresceva davvero tanto. Riuscì ad attaccarlo da sola soltanto l'ultimo giorno di ricovero, mi sentì un pochino più sollevata. Sapevo dentro di me che io e lui insieme a casa, ce la saremmo cavata. Una volta a casa avevamo ancora un bel po' di problemi, riuscivo ad attaccarlo solo al seno destro e in più mentre era attaccato da una parte, dall'altra lo innaffiato tipo idrante... lo lavavo completamente, così dovevo coprirlo con un asciugamano. Tutti mi dicevano che la posizione più comoda e più semplice era quella da coricata, ma io proprio non ci riuscivo, ho dovuto aspettare qualche mese prima di riuscirci (ora è la nostra preferita x fare la nanna ). Così mi alzavo la notte, andavo in sala, mettevo un piede sul tavolino in modo da riuscire a portarlo alla giusta altezza del capezzolo, lo coprivo con l' asciugamano e li iniziavano i tentativi, innumerevoli, poi una volta attaccato... e chi lo staccava più.. succhiava davvero come se non ci fosse un domani. Era tutto molto difficile, quanti pianti, il mio compagno m chiedeva se ero davvero convinta di continuare, mi vedeva stanca e abbattuta... ma la mia risposta era sempre la stessa: "ce la facciamo, dobbiamo solo trovare il nostro ritmo". Sempre difficile, ma sicuramente il fatto di vederlo crescere come un vitellino.. mi ha reso la situazione meno dura da affrontare.. e anche i pianti e le frustrazioni si potevano sopportare. Ed eccoci qua.. a quasi 18 mesi di tetta... ora la prendiamo in tutti modi la tetta... nel vero senso della parola. Direi che io e il mio ometto ce la siamo cavata alla grande!!! Sono felice di aver institito e sono felice di aver scelto l allattamento a richiesta e prolungato, anche se in realtà..non ho scelto proprio niente.. è venuto tutto da se.. nel modo più naturale.. ascoltando il mio piccolo e i nostri cuori. Rifarei tutto... non c'è legame più intenso e non c'è amore più grande.. vedere nei suoi piccoli occhietti tutto quell' amore incondizionato... sentire quelle piccole manine sul petto...
Per tutto questo è per molto altro ancora.. sono felice di aver insistito.

lunedì 24 agosto 2015

ALLATTAMENTO CHE FATICA ....la storia di latte di Silvia


Avevo fatto tutto il corso pre-parto, ero pronta, carica, inesperta ma speranzosa. Avrei allattato, perché lo volevo e perché ci credevo. Il giorno tanto atteso è arrivato e la prima gioia della mia vita è venuta al mondo, facendomi scoprire una forza che non credevo di avere! Il gioco è fatto, evviva, pensavo, inebriata da quell’amore. La fatica del parto l’ho fatta, ora sarà tutto in discesa. Invece stava iniziando la salita!! I miei capezzoli “inesperti” hanno iniziato a farmi male, ricordo che il secondo giorno dissi in lacrime a mio marito: “ma non ho già patito abbastanza con il parto?Devo soffrire anche per allattare?”. Prima le ragadi, poi la montata lattea che non arrivava. Così il giorno delle dimissioni la pediatra senza troppi giri di parole mi disse che non ci avrebbero mandate a casa se Chiara non avesse preso un po’ di peso. Giù di lacrime e di latte artificiale! A casa non andò meglio, perché nascere nelle vacanze di Natale vuol dire aver la casa invasa da amici e parenti con panettoni e moscato! Altro che tranquillità! Mi intimidivo a star sul divano con le tette al vento mentre qualcuno girava per casa, non capivo l’importanza e la sacralità di quei momenti. Però non ho mollato. Pensavo..se non serve per crescere le servirà come coccola e continuavo ad attaccarla..non sapevo a chi chiedere aiuto, nessuno che mi spiegasse..così ho ascoltato il mio istinto e con lo svezzamento, passate le paure del “non crescerà abbastanza” il mio allattamento è diventato un meraviglioso momento di amore e magia tra me e lei. Abbiamo trovato il nostro equilibrio ed il merito è stato quasi interamente della piccola Chiara, che ha sempre cercato il mio seno e, nonostante i miei pasticci, le mie paure, le mie ansie e i miei dolori, lei non si è mai stancata di ciucciare! Finchè, dopo 18 mesi, ho scoperto di aspettare l’altra gioia della mia vita. “Questa volta allatterò senza problemi, perché lo voglio, perché ci credo e perché…ho smesso ieri di allattarne una! Sono esperta!!” Secondo parto, doloroso ma veloce. Sono più serena : “ non avrò problemi questa volta!” Mi sbagliavo, perché la piccola Elena ha sonno. Dorme…dorme…e non si attacca. La montata non arriva fino al decimo giorno!! E’ stato un atto di fede, non cedere al latte artificiale. Andavo ogni giorno al consultorio per controllare che la bimba non perdesse peso, quando era attaccata al seno si addormentava e dovevo svegliarla perche succhiasse un po’! Questa volta ho avuto il sostegno di Monica Bielli consulente professionale in allattamento IBCLC, fondamentale per non cedere allo sconforto! La differenza, questa volte l’ha fatta il sostegno che ho avuto da lei e dal confronto con le altre mamme del gruppo “SOS ALLATTAMENTO”. Ora la porta di casa era chiusa ai parenti ed il lettone era tutto per me e le mie bimbe. Nella quiete abbiamo trovato il nostro contatto perfetto e l’allattamento ha avuto la storia più meravigliosa e appagante della mia vita. Due anni di tetta fantastici, di un amore puro ed esclusivo. Quante volte mi sono messa con le tette al vento sul divano ed Elena a ciucciare mentre Chiara regolava il volume con l’altro capezzolo! Perché ora l’equilibrio era da trovare in tre. Noi tre. To be continued….

giovedì 16 luglio 2015

....mamma Laura e del suo principe azzurro Ludovico


Ho letto tante storie di latte in questo periodo di allattamento, storie coraggiose storie sofferte, storie di mamme invincibile che volevano e che ce l'hanno fatta! La nostra storia invece é una storia semplice, una storia di una mamma che, come tante, si é ritrovata con un piccolo bimbo tra le sue braccia da nutrire di latte e amore! Una storia di paure, di solitudine, una storia di notte insonni, una storia iniziata con la neve in pieno inverno che si é aperta all'estate! Una storia di massaggi, di coccole, di gioie, di soddisfazione nel vederti crescere tra le braccia solo con il mio latte, una storia di puro amore! Pensateci bene, in tutte le favole che racconteremo ai nostri figli c'è un momento buio e difficile ma, se si tiene duro, e si ascoltano i buoni consigli della " fatina Monica" poi c'è sempre il lieto fine! Questa é la "favolosa" storia di mamma Laura e del suo principe azzurro Ludovico e....vissero felice e contenti!!

martedì 23 giugno 2015

LATTE IN PUNTA DI DITA... la storia di latte di Elena e Gisella


Non si smette mai d'imparare. Al termine dell'allattamento di Ginevra scrissi che speravo di ricominciare presto. Ed ecco 12 mesi esatti dopo, il test positivo! Una gravidanza di per sé problematica mi ha subito fatto capire che ci sarebbe stato da sudare. A causa di un iposviluppo e della mia placenta previa a 37 settimane intervengono. La mia cucciola nasce e stupendo tutti è perfettamente in grado di respirare autonomamente. Gisella la piccola guerriera 2kg di peso per 44 cm. Da qui inizia il mio secondo allattamento. Post cesareo e bimba con iposviluppo. Mi ero informata ed ero già in contatto con Monica Bielli il mio angelo del latte. Sapevo che dovevo iniziare il prima possibile a tirarmi il latte. E così fu. Tiravo ogni tre ore giorno e notte e tutto quello che usciva era per lei. Ci dimettono dopo 5 gg il calo massimo sono stati 80 gr ma era già in rimonta. A 48 ore dalle dimissioni (1 settima dalla nascita) aveva recuperato il peso alla nascita. L 'attaccavo per consolazione e stimolazione ma l'alimentazione era tramite biberon quasi esclusivamente mio latte tirato, avrò dato 2 giunte di artificiale al massimo in un giorno. Vi lascio immaginare quanto dormissi! La piccola però non voleva saperne di mangiare al seno la sua poppata non era efficace. Sapevo di dover intervenire il prima possibile. Chiamai Monica e ci accordammo di vederci da lì 4 gg in mezzo c'era Pasqua. Quando entrò in casa mi sentii al sicuro protetta. Parlammo molto esamino' Gisella dopodiché mi insegnò il finger feeding in pratica dovevo addestrare Gisella alla suzione mediante l utilizzo di una siringa e il mio dito. Se faceva i movimenti corretti rilasciavo il mio latte... così oltre a tirarmelo dovevo anche alimentarla a sondino considerando che prendeva anche 80ml di latte era un'ora buona di lavoro . Quindici giorni così . E l' attaccavo sempre per mantenerla attiva. In pratica ero in piedi 24h24. In aggiunta una serie di esercizi che dovevo far fare alla piccola per posizionare correttamente lingua labbra gengive. .. Dopo due settimane ero velocissima a darle da mangiare . Aveva capito il meccanismo doveva solo tararlo su di me. Decisi di togliere il biberon e attaccarla solo al seno. Provai un week end e... iniziò a prendere peso! A togliere completamente giunte ecc ci ho impiegato un'altra settimana ma che emozione dire a Monica che avevamo vinto anche questa volta ! Adesso ha quasi 3 mesi prende 200gr a settimana e pesa 4,550 kg ovvero 2,5 kg in più rispetto alla nascita !!! è impegnativa ma la soddisfazione di allattarla è enorme !!!! Non smetterò mai di ringraziare Monica per aver reso possibile anche questo allattamento per avermi insegnato a nutrire mia figlia . E come sempre un grazie speciale va a lui che alla fine se tutto questo è stato lo devo soprattutto a Marco il papà, silenzioso spettatore ma fervido sostenitore colui che per primo crede in me anzi in noi.

mercoledì 17 giugno 2015

Quando una madre nasce, la vita si sdoppia... la storia di latte di Simina


Ero alla 34esima settimana e non ero pronta. Pensavo fosse incontinenza e invece erano le membrane rotte. Non avevo nulla di pronto. Allagai la casa in cerca dei body e delle tutine, ancora da stirare e piegare. In qualche modo persi i sensi, per recuperarli molti giorni dopo. Un automa, a cui dire cosa fare e pensare. Questo lo posso dire solo ora, a distanza di 17 mesi quasi, ma allora credo fosse mera sopravvivenza. Quando mi portarono il mostriciattolo in stanza, il giorno dopo, non capivo chi fosse. O meglio, sapevo fosse mio figlio. Ma non provavo nulla. Mi faceva solo ridere, perché era bruttino e rugoso. La sera, il mio compagno mi riportò a trovarlo e di nuovo non lo riconobbi come parte di me, per un attimo temetti che me l'avessero scambiato, ma Fabrizio mi rassicurò. Cominciai ad avvicinarmi un po' a lui quando mi attaccarono al tiralatte. In quei 10 ml di colostro c'era tutto l'inizio della mia vita da madre. I dieci giorni di degenza che seguirono, furono scanditi dagli infiniti tentativi di attaccarlo al seno e dal rumore del tiralatte. Provai anche a chiedere aiuto, ma smisi dopo che un'infermiera strinse fortissimo il piedino di Emil per fargli male di modo che piangendo aprisse la bocca e, a tradimento, gli infilasse il mio capezzolo in bocca. Una volta tornati a casa, la nostra storia continuò piuttosto bene. Il tiralatte era il mio miglior amico, anche se prima di ogni bibe continuavo a proporgli il seno, giorno e notte. I risultati però, erano sempre gli stessi. Una ciucciatina e si addormentava stremato dalla fatica. I giorni passavano e pian piano la produzione di latte sembrava diminuire. Erano apparse in casa anche delle scatole di latte artificiale e ogni tanto il mantra era “Non è mai morto nessuno di latte artificiale!”. Io stessa cercavo di convincermi, mentre vedevo aumentare il fabbisogno di Emil e diminuire la mia capacità di nutrirlo, di essere sua madre. Il latte rappresentava la mia indulgenza. Dovevo farmi perdonare perché il mio corpo l'ha espulso prima del tempo, perché ho permesso che me lo portassero via, per non averlo amato sin dall'inizio. Guardavo le foto di altre mamme che allattavano i piccoli e mi sentivo mamma a metà, e anche meno. Nel suo quarantesimo giorno di vita ho vissuto il momento più brutto ma anche il più bello. Come al solito, la mattina mi attaccai all'aggeggio, 30 ml in 3 ore. Decisi di smettere di illudermi e di mettermi il cuore in pace. L'avrei coccolato, baciato e abbracciato, fino allo sfinimento. Avrei trovato il modo per compensare. Verso le 7 di sera, decisi di darci un'ultima possibilità. Io e lui, sul divano e.... si attaccò al seno per non staccarsi mai più, rivelandosi un ottimo ciucciatore. Non ho ancora trovato le parole che meglio identificassero quel momento. Vi risparmio gli aneddoti con i vari operatori sanitari, perché nulla conta più. Quando una madre nasce, la vita si sdoppia, ed il latte materno diventa il giro di boa tra la vita terrena e quella in paradiso. Sì, per me è stato un po' come morire dolcemente e riaffacciarmi alla vita nuova, pulita e nel mio piccolo farò il possibile perché nessuna mamma debba rinunciare alla sua vita di latte, di amore e di vita stessa.

mercoledì 25 marzo 2015

...oggi, ad un mese dalla nascita, posso dire orgogliosamente di nutrire esclusivamente al seno mio figlio... LA STORIA DI LATTE DI ERICA E ROMEO

La mia storia di latte inizia da lontano,esattamente dal 2012,anno in cui è nato il mio primo figlio. Nei nove mesi che mi separarono dalla nascita ho letto libri e riviste su gravidanza,allattamento e cure prenatali;tutti a dichiarare che piú si attacca il bambino e piú la produzione di latte aumenta."Benissimo"ho pensato "è facile!". Poi il 26 aprile è arrivato Gioele, un po' pigrotto nel mangiare. Ogni volta che potevo lo attaccavo al seno,ma complice un cesareo,un bimbo sonnacchioso(a tutt'oggi preferisce dormire che mangiare!) e nessuna informazione sulle consulenti,sono uscita dall'ospedale con l'aggiunta:il bimbo aveva perso piú di mezzo chilo. Di questa aggiunta non mi libererò mai,fino a trasformarlo in un allattamento artificiale. Mi sono sentita una fallita. Pochi mesi dopo ho conosciuto quelle che sarebbero diventate due carissime amiche ed entrambe mi hanno consigliato,in un'eventuale altra gravidanza, di rivolgermi ad una consulente,facendomi il nome di Monica. Il 25 febbraio scorso,con un cesareo d'urgenza,viene alla luce Romeo. Avendo avuto sofferenza durante il travaglio e la nascita è stato trattenuto per 5 ore in osservazione. Ho pensato che il mio allattamento era già compromesso. Quando sono riuscita a stringerlo finalmente tra le mie braccia,l'ho attaccato subito al seno. Fortunatamente è stato fin da subito un bimbo molto attivo nel mangiare,ma questo non gli ha impedito di avere un forte calo fisiologico che lo ha portato ad avere anche la febbre. Così mi hanno nuovamente dato l'aggiunta:sono andata in panico. Ho chiamato subito Monica, la quale mi ha dato qualche dritta e mi ha tranquillizzata dicendo che avrei potuto recuperare una volta tornata a casa. Così, appena rientrata,l'ho richiamata,è venuta da me ed ha controllato l'attacco del bimbo,che fortunatamente era perfetto,e con pochi piccoli accorgimenti,come l'uso del tiralatte con una coppetta idonea,integratori naturali,massaggi al seno ho proseguito nella mia ricerca di un allattamento esclusivo al seno,eseguendo anche la doppia pesata per un paio di giorni,per verificare che il bimbo assumesse una seppur minima quantità del mio latte. Con il passare dei giorni mi sono accorta che Romeo non era piú interessato al latte artificiale perchè già sazio del mio e le doppie pesate mi hanno rivelato che stava aumentando bene. Al successivo controllo dalla pediatra ho scoperto che il bimbo aveva preso ben 350 gr in pochi giorni e che quindi i pasti al seno erano sufficienti. Nei giorni successivi abbiamo detto via via addio al latte in polvere e oggi,ad un mese dalla nascita,posso dire orgogliosamente di nutrire esclusivamente al seno mio figlio.

mercoledì 18 febbraio 2015

Ce l' ho fatta principalmente grazie alla mia ostinazione... la storia di latte di Paola..


Vediamo un pó, da dove comincio...... Forse meglio dall'inizio. Terzo figlio, terzo allattamento, terzo inizio tragico anche se in tutti i casi montata in seconda giornata...... 9 anni fa a 28 anni ho il primo figlio allattato x 1 anno tra paracapezzoli, ragadi, doppie pesate, aumento ponderale meno del minimo, svezzamento a 3 mesi e mezzo, pappe serali preparate con latte artificiale perché lui non ne voleva sapere di aggiunte, integratori per me, ma almeno, tutto sommato, anche se in maniera traumatica, siamo riusciti ad andare avanti per un anno...... 5 anni dopo secondo figlio, inizio peggiore del primo. Una settimana in utin quindi latte artificiale per lui e io ogni tre ore a fare stimolazione in reparto con tiralatte elettrico. Per fortuna il piccolo é bravo e appena uscito accetta di buon grado le tette di mamma seppur con paracapezzolo per capezzoli piatti. Questa volta purtroppo andiamo avanti solo 8 mesi sempre a causa di doppie pesate che dicono che il piccolo prende poco. Solo che lui l' aggiunta la accetta e addio latte a 8 mesi. Tre mesi fa arrivo del terzo nanetto nato 1 mese prima come il secondo ma mentre lui era 3.420 kg questo é solo 2.620 quindi poca forza. Per fortuna sta bene e subito viene in stanza da mamma anche se con una "cattiva notizia": glicemia bassa quindi dato latte artificiale subito e continuare finché non inizia ad allattare bene. Ed inizia il dramma. In seconda giornata arriva la montata ma lui piccino dopo tre ciucciate dormiva esausto un po' perchè ancora doveva capire dove fosse e un po' perché aveva poca forza. Quindi si va avanti con latte artificiale dopo aver succhiato al seno. Al quarto giorno usciamo con un peso di 2.450 in aumento e consiglio di aggiunta. Bilirubina alta quindi controllo a distanza di due giorni. Nel frattempo me ne infischio del consiglio dell' aggiunta e mi faccio prestare un tiralatte manuale. Iniziamo le poppate nella tranquillitá (se cosí si puó chiamare vista la presenza dei fratelli un cane un gatto e un marito)di casa nostra. Il nanetto si attaccava al seno sinistro e ciucciava anche per un 'ora poi passava al seno destro e poi nanna. Andiamo a fare il controllo della bilirubina ed é in aumento, mi chiedono se il bimbo mangia a sufficienza e bagna i pannetti e rispondo di si. Al che sia la dott.ssa del nido sia quella mia mi dicono di fare doppie pesate x vedere la quantitá di latte presa. Ci provo e mi accorgo che dal.seno sinistro in quell' ora di poppata prende solo 10 gr il resto lo prende dal seno destro. Provo a tirarlo da quel seno da cui prende poco e ne esce tanto ma con una maggior difficoltà rispetto all' altro seno quindi si stanca e si arrende accontentandosi. In ogni caso nel complesso prende la giusta dose compensando dall altro seno. Torniamo in ospedale dopo altri due gg (al quinto dalle dimissioni) e la bilirubina é ancora in aumento, al che decidono di pesarlo e si accorgono che ha perso 10 gr quindi 2.440 kg. Conseguenza: signora il suo latte non va bene. Dia l' aggiunta di latte artificiale perché il bimbo non cresce e se non prende peso non scende la bilirubina e rischia il ricovero. Io in crisi. Rispetto al primo bimbo sono piú informata e so che non esiste il latte " non buono" quindi non capisco cosa stia succedendo. Anche la mia pediatra mi prescrive l' aggiunta. Torno a casa con le bottigliette (tra l altro prenidina liquido che in commercio non esiste e faccio carte false x trovarlo 90 gr a 2.40 euro). Prima di dare il latte artificiale provo un altra cosa. Ogni poppata attacco a sx poi a dx poi tiralatte a sx e glielo do col biberon e inizia a fare grandi mangiate. Ogni poppata dura un ora e mezza. Non nego che per due notti ho ceduto al latte artificiale perchè non avevo la forza per tirarlo. Riandiamo al controllo. Peso aumentato e bilirubina in calo. Tornata a casa prendo le bottiglie rimaste di latte artificilae e le riporto al negozio. Inizio a tirare dal seno sx più del necessario x fare scorta x la notte e riesco a barcamenarmi tra poppate, tiralatte e biberon di latte materno. Nel frattempo facciamo prove di paracapezzolo x vedere se al seno sx riesce a tirare meglio, ne compro due diversi, spugnature e doccette calde massaggi, compro biberon con tettarelle simili al seno e che non facciano passare facilmente il latte, insomma un calvario e non ci facciamo mancare ragadi tagli tette al vento e vea oil. Nel frattempo mio marito, mia mamma, suocera e chiunque fosse a conoscenza della situazione mi diceva di mollare che non potevo stressarmi così che sarebbe cresciuto bene anche con latte artificiale che rischiavo non crescesse ecc ma io imperterrita ho voluto insistere e prendermi le mie responsabilità. Il latte c' era, dovevo solo aver pazienza e fiducia nel mio piccolo. Poi all' improvviso dopo un mese riesce ad attaccarsi e fare una poppata decente anche al seno sx esclusivamente in posizione rugby........nel frattempo facciamo il bilancio del primo mese. Il nanetto ha preso 4 cm e 1 kg e la pediata mi dice di fare doppie pesate solo x scrupolo x vedere se mangia a sufficienza. La mando al diavolo e continuo le mie pesate ogni due gg. Oggi a 3 mesi e 1 settimana siamo passati dai 2.620 kg della nascita a 5.240kg solo ed esclusivamente grazie alle tette di mamma e alla mia testardagine. Mi dispiace solo di aver ceduto con gli altri. Col senno di poi le cose sarebbero potute andare diversamente. In questi tre mesi ho chiesto consigli a un ostetrica e a Sara un amica consulente sull' allattamento e preso spunti dal gruppo SOS ALLATTAMENTO. Abbiamo valutato posizioni rimedi metodi e compromessi. Se non ci fossi riuscita non avrei avuto nulla da rimproverarmi ma ci sono riuscita e non lo dico x presunzione ma ce l ho fatta principalmente grazie alla mia ostinazione...... Ora va tutto benissimo e ha imparato a succhiare in posizione corretta da entrambi i seni ! E la cosa piú bella é vedere il mio piccolo addormentarsi dopo la poppata col capezzolo ancora in bocca il sorriso e la goccina di latte...

lunedì 2 febbraio 2015

HO ALLATTATO IN TV ! L'esperienza di Giorgia ...


Sembrava un giovedì qualsiasi di una settimana qualsiasi, quando ricevo una notifica: sono stata nominata in un post di Monica in cui si cercano mamme che allattano bimbi di circa 2 mesi... Ma siamo Bianca ed io! Contatto immediatamente il numero riportato e dopo 2 ore eccoci confermate per una trasmissione che Canale 5 vuole dedicare all'allattamento. Segue scambio entusiastico con Monica perché.. SIIIII: finalmente l'allattamento al seno sbarca in tv con tutto il suo carico di fatica e amore, dato e ricevuto, con tutte le possibilità che oggi hanno le mamme per sentirsi meno sole, dai gruppi di Auto Aiuto alle preziosissime Consulenti come Monica!!! E così, come se ci avessero regalato 2 ingressi nel backstage di un concerto dei Bon Jovi, ci diciamo a vicenda di quanto sarà bello far passare il messaggio "Latte Materno = cibo ma anche contatto, altissimo contatto e ascolto dei reali bisogni del bimbo" per di più su una Rete nazionale! Arriva il grande giorno: Bianca, Mattia ed io partiamo alla volta di Milano accompagnati da un orgogliosissimo nonno e raggiungiamo lo studio del pediatra. Mentre la squadra monta le luci e prepara le telecamere, inizio ad avere l'impressione che nessuno voglia ascoltare il punto di vista di una mamma, ma non mi perdo d'animo. Varie prove di inquadratura dopo capisco che la nostra presenza sarà di pura tappezzeria ... eppure sono convinta di quello che ci siamo dette con Monica e di quello che lei stessa ha ascoltato dalla redazione ... e continuo a non perdere la speranza. Ma la speranza era destinata a cedere da lì a poco: 2 parole con il pediatra e mi sento dire che allattamento "a richiesta" è quello secondo cui il bimbo viene attaccato al seno dopo che sono trascorse un certo numero di ore dalla poppata precedente ... e tanti saluti al contatto e all'ascolto. Segue registrazione e solito snocciolamento delle solite cose che ogni mamma si sente dire da tutti i medici: allattamento esclusivo fino a 6 mesi, OMS che consiglia latte materno fino ai 2 anni ma nelle società occidentali è bene arrivare solo fino all'anno, poppata cronometrata pari a 15 minuti a tetta, etc etc etc Ecco cosa ho imparato da questa esperienza: la strada per la comprensione assoluta dell'allattamento a richiesta è ancora molto molto lunga e piena di ostacoli. Se è vero che negli ultimi anni si sono fatti dei progressi in termini di condivisione da parte delle mamme (e il gruppo di Auto Aiuto SOS ALLATTAMENTO di Monica ne è solo un esempio), è purtroppo vero che fino a quando l'idea predominante resterà "Latte Materno = nutrimento" nessuno capirà fino in fondo cosa c'è dietro alla fatica dell'allattamento al seno. Allattare a richiesta è sacrificio, è essere disposte a tarare i propri orari sui bisogni del proprio cucciolo senza orologi né calendario, ma è anche bisogno reciproco di calore e di contatto, è conoscere se stesse e il proprio cucciolo in un modo tutto nuovo, è sentirsi parte di una crescita da misurare in emozioni grandi e piccole oltreché in chili e cm. Questa è la realtà per come la sto vivendo con Bianca, per come l'ho vissuta per Mattia e per come sento tante mamme viverla, anche se troppo spesso una mamma non può che sentirsi inadeguata se il suo unico punto di riferimento è un pediatra che ripete ossessivamente le indicazioni espresse nel servizio. Basti pensare all'unica domanda che mi hanno rivolto:"quante ore al giorno allatti?" come se fosse davvero una questione di quantità piuttosto che di qualità ... come può sentirsi una mamma il cui bimbo si attacca a fatica oppure resta attaccato praticamente 20 ore al giorno? Sicuramente disorientata, di sicuro inadeguata... Dopo questa esperienza, dal profondo del cuore mi viene da dire: seguiamo il nostro cuore, ascoltiamo i nostri cuccioli e non sbaglieremo MAI! Non abbiamo paura di sentirci sbagliate: se sentiamo di avere un problema o se pensiamo che qualcosa non va nella nostra condivisione con il cucciolo PARLIAMO, affidiamoci a figure specializzate, ma anche al confronto con altre mamme: non c'è forza migliore in quella che nasce aiutandosi reciprocamente. "E se non ho potuto allattare e sono stata costretta al latte artificiale come unica fonte di nutrimento per il mio bimbo?" qualcuna potrebbe dire... Non credo assolutamente che una mamma che mette tra se e il suo cucciolo un biberon sia "di serie B" o meno mamma di una che allatta al seno. Anche nell'uso del latte artificiale credo sia fondamentale mettersi in ascolto dei propri bimbi per dosare pause e poppate secondo le sue necessità e non secondo tabelle che dividono la giornata in intervalli precisi. L'abbraccio di una mamma che nutre suo figlio crea una barriera protettiva fatta di amore e attenzioni: non lasciamo che nessuno la intacchi e custodiamo gelosamente il nostro piccolo grande tesoro. Quanto al servizio in sè, ho visto comunque una grande vittoria: vedere allattare in tv ! Dopo i commenti che ho letto alla notizia di quella mamma inglese che era stata costretta a nascondere il figlio sotto un tovagliolo per non urtare la sensibilità degli avventori del bar in cui era, sono fiera di aver, nel mio piccolo, dimostrato che allattare è solo e soltanto un atto naturale ... Speriamo che almeno questo sia un inizio per un cambio di mentalità ... anche se vedo anche in questo caso una strada lunga e tortuosa...

lunedì 15 dicembre 2014

Per nessun motivo al mondo avrei rinunciato ad allattare Aurora. E questo lei lo sa.... la storia di latte di mamma Alice e Aurora


Un telo verde davanti al viso, una radio accesa e un’infermiera dagli occhi chiari che mi tiene la mano. E poi il musetto rotondo e assonnato di mia figlia. Questi i ricordi di quel martedì 30 luglio 2013, il giorno in cui è nata la mia Aurora. Mentre ero in sala operatoria, pensavo alle parole del ginecologo: “Signora, sembra che la bambina non cresca più… conviene farla nascere…” e pregavo solo che stesse bene. Per fortuna le mie preghiere sono state ascoltate: Aurora era in ottima salute, solo un po’ più leggera di molti altri bimbi, con i suoi 2,530 kg. Subito dopo il cesareo sono stata trasportata in una saletta post operatoria, e ho visto Aurora tra le braccia di Luca, il suo papà, che la guardava con gli occhi lucidi. Lei dormiva beata, ma come Luca l’ha messa sul mio petto si è svegliata e mi ha guardato… e lì ci siamo incontrate, mamma e figlia, pronte a prenderci cura l’una dell’altra, ad affrontare insieme un importante cammino di conoscenza, scambio, consapevolezza e amore. Aurora ha subito cercato il seno. Io, ancora provata dall’operazione, emozionata e timorosa di sbagliare, cercavo di aiutarla. Ho notato immediatamente una certa difficoltà di mia figlia ad attaccarsi: essendo piccina era più debole e spesso, dopo poco, si addormentava, oppure si arrabbiava perché non usciva latte ma solo poche gocce di colostro. La montata lattea è arrivata nella notte tra giovedì e venerdì. Ricordo come se fosse ora la sensazione di calore e la tensione al seno. Pensavo che con l’arrivo del latte “vero” i problemi dei primi due giorni si sarebbero risolti in un attimo. Mi sbagliavo. Aurora si attaccava raramente e dopo pochi minuti dormiva o piangeva disperata. In ospedale mi sentivo come in ostaggio: tutti a dirmi cosa dovevo o non dovevo fare, mille pareri discordanti, mille prove per fare mangiare la mia piccina. Mi dicevano di tenerla sveglia, di provare a farla attaccare anche quando lei non ne voleva sapere… mi facevano tirare il latte per poi darglielo nel biberon o con la siringa. Ero stanchissima e sotto pressione, passavo le giornate a piangere. Aurora non cresceva, con il calo era arrivata a 2,350 kg, e io temevo per la sua salute. Ogni mattina uno strazio, la pediatra la visitava al nido e il responso era sempre lo stesso: “la bambina non cresce”. E la colpa era mia. Mi sentivo, in realtà, doppiamente in colpa: la sua crescita si era arrestata nella pancia e ora che era nata non ero in grado di nutrirla come avrei voluto. Siamo rimaste in ospedale una settimana, una lunghissima settimana. Poi, finalmente, il 5 agosto siamo state dimesse. Aurora aveva preso poche decine di grammi, ma il pediatra aveva deciso di farci andare a casa. In realtà era ciò di cui avevamo bisogno. Di serenità. Di stare insieme a casa nostra e prenderci il nostro tempo. Perché io volevo con tutta me stessa allattare mia figlia, e sapevo che ci sarei riuscita! Il mese di agosto è stato durissimo. Per fare mangiare Aurora tiravo il latte almeno 3 volte al giorno e le davo l’aggiunta dopo la poppata al seno. A ripensarci ora mi sembra di aver vissuto con il tiralatte in mano, giorno e notte. Per fortuna avevo l’aiuto di Luca, che non si è risparmiato. E anche il supporto di Monica e delle mamme del gruppo Sos Allattamento… i preziosi consigli mi hanno aiutata ad avere coraggio e anche più fiducia nel mio istinto di mamma… un istinto innato che difficilmente sbaglia! Così, dopo poche settimane, abbiamo gradatamente eliminato le aggiunte e Aurora ha iniziato a mangiare solo ed esclusivamente al seno. Pian piano, giorno dopo giorno, tra le mie braccia, è cresciuta. In barba a chi pensava che non ce l’avremmo fatta vista la fatica iniziale; in barba a chi mi diceva “Ma lascia perdere! Per fare questa fatica, dalle il latte artificiale!”; in barba anche a chi, prima che nascesse, mi diceva che non sarei riuscita ad allattarla a causa delle dimensioni del mio seno non proprio da maggiorata! Vederla e sentirla attaccata a me è ancora e rimarrà sempre una delle sensazioni più belle al mondo. Nulla è così appagante, nessun momento così pieno d’amore. L’allattamento mi ha insegnato molto: a non mollare davanti alle difficoltà, a credere di più in me, ad essere più paziente. Per nessun motivo al mondo avrei rinunciato ad allattare Aurora. E questo lei lo sa. E infatti, ogni mattina e ogni sera, mi tocca con le sue manine e tutta contenta dice mi dice: “titta”!!!