Visualizzazione post con etichetta togliere le aggiunte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta togliere le aggiunte. Mostra tutti i post

lunedì 10 aprile 2017

Sono proprio quei giorni duri che ho superato, che mi hanno portato fino qui...la storia di Valentina e Carlotta


Carlotta è nata giovedì 5 gennaio 2017 con taglio cesareo d'urgenza, perché dopo avermi indotto il parto col gel a causa del mio diabete insulinodipendente, Carlotta è andata in sofferenza fetale e non vi nascondo che per me furono i 40 minuti più lunghi e brutti della mia vita, finché l'ansia e il silenzio in sala operatoria furono rotti dal più bel suono del mondo, il pianto della mia bambina! Purtroppo le ore successive, non furono spensierate come avrebbero dovuto essere, sempre a causa dell'insulina Carlotta continuava ad andare in ipoglicemia e decisi di fare la prima notte senza la mia cucciola, la feci riportare in nursery perché non ero in grado dopo l'operazione di prendermi cura di lei. Ogni due ore il suo papà andava in nursery a darle un bibe di latte artificiale. Da lì iniziò il calvario per attaccarla alla tetta! La mia bambina era piccolina, faceva fatica a succhiare e non voleva attaccarsi, perché si sa, il latte artificiale col bibe era più comodo, in gran quantità ed usciva subito! I giorni in ospedale li ricordo con dolore e sconforto, perché era una lotta per farla attaccare, un sacco di costrizioni per me e mia figlia ( mi mettevano del glucosio sui capezzoli per invogliarla a succhiare, glucosio?! Ma non avevamo già problemi di glicemia?!) arrivai all'ultima sera convinta che avrei smesso di allattarla, non avevo la montata lattea ed erano già passati tre giorni!!! La domenica tornammo a casa ed io sapevo di avere un problema, iniziai a dire che dovevo prendere un tiralatte, avevo paura di "perdere l'attimo" e mio marito mi disse di chiamare la consulente per l'allattamento che ci avevano consigliato in ospedale, una certa Monica Bielli. Feci il numero con la paura di trovare una persona che mi avrebbe costretto, nonostante il dolore, ad attaccare a forza mia figlia, ed invece no, lei mi disse di affittare subito il tiralatte. Il mattino seguente presi appuntamento con lei, senza essermene accorta mi era arrivata la montata lattea, iniziai a tirare il latte ed usciva!!! Lei mi disse di provare ad attaccare Carlotta ogni tanto ( anche se era piccola e si stancava subito), ma cosa più importante mi disse di avere pazienza un mesetto che non appena fosse cresciuta un po' si sarebbe attaccata. Fu un mese durissimo, il mio principale alleato era il tiralatte, tiravo il latte 6 volte al giorno, provavo ad attaccare la cucciola ma dopo 2 minuti si addormentava stremata. Non sto a raccontarvi di ingorghi vari, massaggi nell'acqua bollente sotto la doccia calda o di ben 2 volte, a causa di incazzature varie, mi è quasi andato via il latte e dei "pompaggi" successivi per recuperarlo..., si ho passato mesi con le tette in mano!!! Dopo un mesetto Carlotta inizió ad attaccarsi sempre di più, Monica aveva ragione!!!! Ma faceva malissimo!!!! Un dolore fortissimo ai capezzoli!!! Richiamai Monica che arrivó subito, disse che mi era venuta la candida e, a conferma di ciò venne il mughetto in bocca a Carlotta, feci la cura per 15 gg sempre col tiralatte in mano,dopodiché ricominciai ad attaccare la mia cucciola sempre di più, fino alla seconda candida, adesso era facile riconoscerla! Qualche giorno di cura e via, tornata come nuova! Dopodiché una notte mentre allattavo iniziai a stare male, male alla pancia ai reni, il mattino dopo andai in ospedale a fare un'ecografia e mi trovarono un istmocele all'utero che con le contrazioni per l'allattamento mi causava dolore, ma dovevo tenermelo, può capitare col cesareo e col tempo passerà! Fino alla terza candida.. stesso discorso! La prima volta che mi venne la candida chiamai Monica dicendole che volevo assolutamente smettere di allattare e lei mi rispose che mi capiva, che avevo ragione, ma se fossi riuscita a resistere solo per qualche giorno in più, sarebbe passato.
!!! Adesso, nonostante tutti gli intoppi Carlotta ha 3 mesi e pesa 6 kg (era nata di 2730 gr) ed è una bambina felice! Quando l'attacco al seno e lei alza gli occhi mi guarda e sorride in quel momento capisco perché ne è valsa la pena, capisco che Monica mi ha regalato un rapporto unico e speciale con la mia bambina, io ho solo saputo prendere questo dono! Perché oltre alla consulenza e l'aiuto in Monica ho trovato un'amica, le ultime volte che è venuta qua piangevamo dal ridere e credo che la magia sia stata proprio questa, trovare un "angelo" coi guantini blu, al quale affidarsi e lasciarsi guidare in quella che sarà una delle avventure più belle della vostra vita!!! ..nonostante le difficoltà ovviamente ma quelle si dimenticano in fretta!!!

sabato 25 febbraio 2017

Ho allattato con il cuore, con la testa e..con il tiralatte. La storia di latte di Serena e Mariasole


Quando ero in attesa di Mariasole pensavo che allattarla sarebbe stata la cosa più semplice e naturale al mondo. Perché e' così che ai corsi pre-parto l'allattamento viene dipinto: un momento magico in cui tutto è spontaneo ed idilliaco, il bimbo si attacca seguendo il suo istinto naturale e la mamma è lì, pronta ad offrire tutto il suo latte. Nessuno ti dice cosa è realmente l'allattamento. Che e' sacrificio, devozione, pazienza, tanta pazienza, stanchezza. Che solo se hai le giuste motivazioni e il giusto supporto ci si riesce. Che non per tutti i neonati è uguale, che alcuni per i diversi e più svariati motivi non si attaccano subito o non si attaccano facilmente o non si attaccheranno mai, e che in questi casi, per sopperire senza perdere la possibilità di allattare, esiste il tiralatte e che esistono figure professionali in grado di aiutare le neo mamme dispensando consigli pratici e soprattutto fornendo sostegno morale. Perchè è proprio il sostegno morale ciò di cui una neo mamma ha più bisogno per continuare a credere in se stessa e non cedere subito e senza nemmeno averci provato, al latte artificiale, più facile, subito pronto e decisamente meno impegnativo. E perchè senza sostegno morale non si acquisisce quella giusta tranquillità emotiva che tanto aiuta la produzione di latte. Quando Mariasole è nata ho capito immediatamente che allattare non era e non sarebbe stata quella passeggiata cosi semplice ed idilliaca che mi avevano dipinto. Mariasole ha dimostrato fin da subito difficoltà ad attaccarsi, a posizionare correttamente le labbra e soprattutto a succhiare. Dopo essersi attaccata a fatica, succhiava qualche minuto e, complice la bilirubina alta, si stancava facilmente e dopo pochi minuti si addormentava sfinita e non sazia. Passava più tempo a cercare di attaccarsi che a succhiare. Abbiamo passato ore al nido nel tentativo di “risolvere il problema” ed è al nido che per la prima volta mi sono imbattuta ed ho preso confidenza con quella macchina diabolica che da lì in poi è diventata la mia fedele alleata..il tiralatte! Nel frattempo Mariasole aveva perso peso, più del dovuto, ed ovviamente la colpa venne data al mio latte: “non succhia a sufficienza”, “non tiri a sufficienza”, “hai poco latte”. Al momento delle dimissioni il responso era chiaro: biberon e latte artificiale, visto che il mio tirato non era sufficiente e non la nutriva abbastanza. Il nostro rientro a casa è iniziato cosi, tra ripetuti ed isterici tentativi di attaccare Mariasole al seno, pianti disperati, sconforto, senso di inadeguatezza, lunghe e snervanti tirate manuali di latte ed alla fine biberon di artificiale per sopperire alla mia scarsa produzione. Nessuno mi aveva detto come e quanto tirare per non perdere il latte e per aumentare la produzione in modo che potesse arrivare ad essere sufficiente per Mariasole. E' in questa fase di sconforto totale che mi sono ricordata del gruppo SOS allattamento in cui pochi mesi prima ero stata inserita da un'amica -che ancora ora ringrazio di cuore- e del suo guru, Monica Bielli. I consigli di Monica sono stati provvidenziali e da subito hanno fatto la differenza e in poco più di due giorni la produzione è raddoppiata, riuscendo a soddisfare quasi integralmente la richiesta di una appagatissima Mariasole. Ma l'aiuto più prezioso è stato a livello psicologico-morale. Grazie a Monica ho capito che non c'era nulla di sbagliato in me, che ci sono bimbi che non riescono ad attaccarsi al seno e che il non allattare direttamente al seno non mi rendeva meno mamma, perché in qualche modo stavo allattando anche io. Sono passati tre mesi, tre mesi di me, Mariasole e il tiralatte. Tre mesi non facili, di giornate scandite dal dover tirare ogni tre ore per non diminuire la produzione, perché quando hai il latte, provi un immenso piacere a recuperane ogni singola goccia e una specie di senso di colpa nel non sfruttarne pienamente ciò che la natura ti ha donato. Tre mesi in cui ci ha fatto visita anche la mastite..male, tanto male, febbre, antibiotici, i seni giganti e bollenti, impacchi caldi e freddi, il latte che non viene più per 4 giorni e che poi, grazie a magica Monica ritorna praticamente come prima, il male che diventa un ricordo lontano, la paura di una eventuale ricaduta e i consigli di chi mi suggeriva di smetterla che straordinariamente se ne vanno spazzati dalla voglia di continuare a dare a Mariasole un po' di me. Tre mesi in cui ogni singola volta che ho dato a Mariasole un biberon di latte appena munto, nel sentire il piacere con cui se l'è gustato e nel vedere le goccioline traboccare sulle sue paffute guanciotte, mi si è riempito il cuore di gioia e di orgoglio per avercela fatta. Di una cosa ora sono certa, prima di tutto si allatta con il cuore, poi con la testa ed infine con il seno o..con il tiralatte! "

lunedì 2 gennaio 2017

Storia di latte tra Loredana e Matteo.


Adesso sono felice, siamo felici. Guardo Matteo tenere le sue labbra aperte appiccicate a ventosa intorno al mio capezzolo e mi sento la donna più forte e fortunata al mondo. Adesso. Ma non è stato sempre cosi. La strada per la felicità è tortuosa, piena di ostacoli, e lunga, molto lunga! Così lenta da percorrere che sembra non finisca mai, ci si convince che nulla mai sarà come ce lo si era immaginato. Matteo è nato il 5 agosto, sano, ai miei occhi bello come il sole. Ma io ero stanca, non ero riuscita a partorirlo naturalmente. Il parto cesareo mi faceva sentire una mamma a metà. Ma in fondo lui era lì, sano e aveva solo tanta voglia di crescere. “Lo attacchi signora”, erano le parole che mi sentivo più dire nei giorni di ospedale. E io pensavo solo: “ma come? Dove lo metto? Come lo tengo? A me fa male! E lui piange!” “Sì signora è normale che faccia un po’ male, è questione di un paio di giorni e passa tutto.” Quel che girava nella mia testa in quei giorni e soprattutto in quelle notti nel letto dell’ospedale era solo: “si è appena avverato il tuo sogno, finalmente hai qui vicino il tuo cucciolo, e perché allora ti senti così?”. Mi sentivo stanca, non volevo vedere nessuno, non volevo che mi chiedessero come mi sentivo, come mi sentissi a fare la mamma. “E che ne so? Mi sento uno schifo. Mi fanno male i capezzoli da morire! Ogni volta che il bambino si attacca mi fa male la pancia, mi tirano i punti della ferita, mi muovo appena! Non mi danno da mangiare perché devo prima ‘fare aria’. Vedo tutti felici e sorridenti e io mi sento una merda. Ma perché?”. Questo avrei voluto rispondere davvero. E Matteo piangeva, vedevo gli altri neonati nelle loro cullette in giro per il reparto (le loro mamme camminavano già), tranquilli, con gli occhi aperti. Lui o piangeva o ciucciava o dormiva. E io riuscivo a tenerlo attaccato al seno meno di quanto avrei dovuto e voluto, il dolore era lancinante. Ho scoperto dopo che in seconda giornata avevo già le ragadi ad entrambi i capezzoli! Arrivati a casa pensavo che lo sclero fosse finito, che iniziasse finalmente quella meraviglia che avevo tanto sognato. Non andò esattamente così. Dopo tre giorni andammo tutti in consultorio, usciamo felici di andare a pesare Matteo, di fare la nostra prima uscita…per scoprire che non solo non era cresciuto ma era di nuovo calato di peso! Tutto quel dolore al seno, tutto quel tempo passato a cercare di farlo attaccare non era servito a niente? Che nervi! Il mio umore era sotto i piedi. Il foglietto con il numero della consulente per l’allattamento girava per casa da qualche giorno. “Cosa aspettiamo a chiamarla? Amore magari ti dà una mano.” Mi ripeteva mio marito ogni giorno. “Sì, poi la chiamo”, rispondevo io chiedendomi se mi servisse davvero. Non sono nemmeno in grado di allattare mio figlio? Non solo non sono riuscita a partorirlo, ora non so nemmeno fare la cosa più naturale del mondo? Poi mi hanno detto che fra un po’ passa. Passerà. E più pensavo così più la situazione peggiorava! I capezzoli erano distrutti, Matteo stava attaccato in media 40 minuti per tetta e prendeva pochissimo. Mi avevano detto che bastava tenere il seno all’aria e al sole per far guarire le ragadi così giravo tutto il giorno per casa con le tette al vento, con i capelli sporchi e con una stanchezza tremenda. E Matteo piangeva. Il pediatra ci consigliò di fare 24 ore di doppia pesata e capimmo così che il nostro povero cucciolo aveva solo tanta tanta fame. Dopo un ora e mezza di poppata prendeva in media 15/20 grammi! E dopo ogni pesata io mi sentivo sempre peggio, le 24 ore più lunghe e stressanti della nostra vita! Ma sono servite, il pediatra con quei dati decise di farci dare l’aggiunta di latte artificiale per dare forza ed energia al piccolo Matteo. Il primo biberon con 50 gr di latte plasmon se lo tirò giù come se non ci fosse un domani! “Allora sono io? È colpa mia? Eppure al corso pre-parto hanno detto che tutte le mamme hanno il latte? Ma a me quando arriva?” Era passata una settimana. E io stavo sempre peggio. Ricordo che un giorno quando Matteo riuscì ad attaccarsi al seno destro (dopo 15 minuti di tentativi) io sentii una scossa di dolore così forte che lo staccai con forza e lo passai a mio marito. Tra le lacrime gli dissi: “Basta, io non ce la faccio. Tanto non serve a niente!”. Lui è sempre stato molto più paziente di me. “Con calma amore, dai facciamo ancora un tentativo poi basta. Se non ce la fai andiamo avanti con il biberon. Non posso vederti così. Chiamiamo quella ragazza, la Monica Bielli. Se non va molliamo.” E così, guardando Matteo con la bocca spalancata verso il mio seno, telefonai a Monica. Era il 16 di agosto e il mattino dopo arrivò quest’angelo alto con i guanti verdi. La ricordo così, io seduta durante la poppata, triste, demotivata, lei sorridente, comprensiva. La prima che sembrava davvero capire come mi sentissi. Il suo sguardo preoccupato mentre mi guardava i capezzoli mi fece capire che la situazione era bella tosta. “allora non mi sto lamentando per niente?”, pensai. Mi disse che probabilmente c’era una bella infezione in corso oltre alle ragadi. Sembra davvero una cosa stupida e molto semplice ma finchè una donna, una professionista, una mamma non mi ha compreso dicendomi che vedendomi capiva benissimo tutto il dolore che provavo, fino a quel momento non credevo di potercela fare. “Se vuoi mollare lo capisco. Ma proviamo una settimana, ce la fai una settimana? Matteo si attacca molto bene, curiamo i capezzoli, stimoliamo la montata con il tira latte tra una poppata e l’altra e poi ci aggiorniamo? Va bene?” “Noooooooo”, avrei voluto rispondere, “non ce la faccio nemmeno un giorno, altro che una settimana!”. E invece ci provai. Ringrazio Monica per la sua consulenza e il suo sorriso, mio marito che mi obbligò a chiamarla, Matteo che bramava la mia tetta e me stessa per aver tenuto duro! Ma in effetti le cose cambiarono… Due settimane dopo eravamo riusciti ad eliminare completamente l’aggiunta di latte artificiale, ricordo come un sogno la volta che dopo 20n minuti di tetta Matteo aveva preso 75 grammi! Evvai!! Faceva ancora un male tremendo ( i miei capezzoli sono guariti completamente quando Matteo aveva circa due mesi!) ma almeno serviva a qualcosa! Sentivo Monica quasi tutti i giorni, abbiamo lavorato tutti insieme per riuscire in un’impresa che sembrava impossibile. Lui cresceva e io iniziavo a sentirmi sua mamma. Ora quei giorni mi sembrano lontanissimi. Ora che i momenti di tetta sono i più belli della giornata, ora che mentre ciuccia si stacca un attimo, mi guarda con i suoi occhioni verdi, mi sorride a bocca aperta e subito si riattacca! E io mi sciolgo! Ora che la tetta è sempre pronta, che puntualmente il mio cucciolo mangia quando mangio io se siamo al ristorante! Ora che passano ore tra una poppata e l’altra e io penso: “ma amore non hai un po’ di fame? Un po’ di sete?” Ora ringrazio il cielo per avere resistito quando non ne potevo più, quando tutti mi dicevano: massì dagli il biberon e chissenefrega! Ora che quando guardano Matteo e mi dicono: “ma che bello ciccio, lo allatta lei?” , io rispondo orgogliosa: “Siiiiiiiii, tutto latte mio!!” e mi sento invincibile adesso. Questa è la nostra storia, Matteo oggi ha 5 mesi e pesa 8 chili! Io sono sua, mi sono sentita il suo ostaggio nei suoi primi giorni di vita, adesso mi sono innamorata del mio rapitore!

martedì 11 ottobre 2016

La storia d'amore tra me, Gabriele e il tiralatte.... Mamma Sonia e Gabriele


29/09/2016 18:02 La nostra è una "storiella a 3": tutto è iniziato lo scorso luglio 2015, quando ho scoperto di aspettare Gabriele 😍. È stato tanto cercato e immensamente voluto, dopo 8 anni di matrimonio. La gravidanza è continuata benissimo, senza nessun problema! Fino ad arrivare a 2 settimane prima della scadenza: il 22 marzo 2016, quando alle 20.38 è arrivato il nostro topolino 💖😍 con parto naturale..tutto è andato benissimo e finalmente ha inizio la nostro avventura. Nei 3 giorni passati in ospedale, Gabriele non si è mai attaccato alla tetta, nonostante i vari tentativi. Quanti consigli (anche non richiesti...o dati x sentito dire...), quanti pareri, quanto stress, ognuno diceva la sua: la posizione, la bocca, la tetta, stringi, alza....devi.... devi... devi... E basta!!!! 😒 x fortuna mi entrava e mi usciva...ho sempre fatto cosa il mio istinto di mamma mi diceva! E grazie a Dio!!!! 🙇 In ospedale, x quanto riguarda la sala parto, niente da dire...ma x quanto riguarda l'assistenza sull'allattamento proprio zero! Nessuna assistenza, chiedevo qualcosa e mi guardavano perplesse queste... oss? Infermiere? Boh?! 😶 queste figure vestite di bianco, che non si sa che ruolo avessero!! Mi hanno mandato una settimana dopo a fare una "visita di controllo sull'allattamento". Mah?? Una settimana dopo? Ma se io non avessi avuto l'istinto di tirarmelo da subito, appena andata a casa, dopo una settimana magari non ce l'avevo neanche più il latte, visto che il pupetto non ha mai ciucciato! Il tiralatte affittato era anteguerra, ma la sua funzione la faceva..infatti nella prima notte a casa, ho avuto la montata. Da li, ha inizio la mia storia d'amore col tiralatte! Provavo di continuo ad attaccarlo, ma cominciavo a stressarmi io (parenti e gente varia, chi mi giudicava di non volerlo attaccare o non lo facevo abbastanza!) e anche il pupo urlava come un disperato perché non riusciva. Lo vedevo che ci provava, ma dopo qualche tentativo si metteva a urlare come un disperato. Allora (lui aveva 3 settimane), mi sono decisa a chiamare Monica Bielli (consigliata da un collega di mio marito), che ha riscontrato il frenulo della linguetta un po' più corto del normale, infatti faceva fatica anche a prendere il biberon! Visto il tanto latte che avevo (ne tiravo circa 50/60ml alla volta con macchinetta singola e dell'anteguerra), Monica mi ha consigliato la tiralatte attaco doppio professionale da affittare, che x fortuna abbiamo trovato e di tirarmelo ogni 2/3 ore (anche di notte) per aumentare la produzione. Infatti dopo 3/4 gg sono arrivata a tirarmene anche 190ml alla volta. L'abbiamo poi portato all'ospedaletto per fargli fare ambulatorialmente un taglietto parziale del frenulo linguale. Qualche giorno dopo, ho sentito anche Adriana, una logopedista, che mi ha consigliato il biberon speciale, che ha una tettarella che lo avrebbe aiutato, oltre a fargli fare qualche esercizio x stimolare il movimento della linguetta. Piano piano è migliorato, ha iniziato a muoverla come non aveva mai fatto, anche se della tetta non ne voleva più sapere purtroppo. Ora Gabriele ha 6 mesi e mezzo ed è completamente svezzato e nonostante tutto, sono riuscita a dargli esclusivamente il mio latte x quasi 5 mesi!! Sono stati 5 mesi intensi...con tanti sacrifici e tanto sonno arretrato (faticosissimo alzarsi ogni 2/3 ore di notte). Mi sono tappata le orecchie, non ho più voluto sentire niente e nessuno e ho fatto cosa il "mio cuore di mamma" mi diceva di fare, ascoltando e osservando soprattutto "i segnali" che G
abriele mi mandava. E ne sono fiera. La testa dura, a volte, serve!!!

mercoledì 28 settembre 2016

...una delle esperienze più belle che abbia vissuto... la storia di latte di Elisa e Matteo


Sono Elisa, mamma di Matteo, ora un giovanotto di 32 mesi. La nostra storia di latte si è conclusa poco prima del 30° mese e solo ora riesco a scriverne con serenità. Matteo è stato fortemente desiderato e cercato e, quando finalmente dopo alcune brutte esperienze, la gravidanza si è finalmente ben avviata, mi sono concentrata essenzialmente su quella, vivendo con molta consapevolezza il piccolo miracolo che stava accadendo. Parlavo con Matteo, lo accarezzavo attraverso la pancia, gli cantavo e raccontavo storie e tutto quello che mi passava per la testa, facevo meditazione con lui. Ero consapevole dei suoi movimenti, dei suoi singhiozzi e di dove posava testolina e piedini. Ero talmente presa dalla responsabilità di portarlo in grembo da mettere completamente in secondo piano tutto quello che sarebbe venuto dopo, come se stringerlo tra le braccia fosse il termine dell’avventura anziché l’inizio. C’è anche da dire che, a causa di miei problemi di salute, in parte le cose stavano proprio così: per me il parto sarebbe potuto essere potenzialmente pericoloso. Matteo però si è dimostrato molto più saggio dei medici che mi avevano in cura, e ha pensato bene di non girarsi, in modo da facilitarmi le cose con un cesareo. Quando ho seguito il corso preparto al S Anna, dove ho partorito, sapevo già che ce l’avrei messa tutta per allattare, ma non tanto perché mi fosse scattata la “crociata” dell’allattamento, quanto perché mi sembrava una cosa del tutto naturale e normale. Mi dicevo: “e perché dovrebbe essere altrimenti?”. Al corso ho rivisto la cosa in modo molto più consapevole, e ne sono uscita con una serie di motivazioni molto più forti. E poi, le ostetriche la facevano così facile…. Devo ammettere che per Matteo e me l’allattamento non è stato problematico: Matteo si è attaccato subito molto bene, ciucciando con caparbietà e aspettando pazientemente la montata lattea. Io ho avuto qualche piccolissima ragade ma niente di che, quindi non ho avuto difficoltà ad assecondarlo e per nostra fortuna la montata lattea è arrivata anche prima del previsto, dato il taglio cesareo. La mia quindi non è una storia di problemi da superare quanto una storia di piccole difficoltà e alti e bassi e di quello che mi/ci hanno insegnato. Quando ho iniziato ad allattare era più che altro per un senso di accudimento e per cibare il mio cucciolo; già dalle prime poppate però mi sono accorta che qualcosa di molto più profondo veniva toccato durante questi momenti… L’allattamento al seno, per come la vedo ora, è un momento che giova in egual misura alla mamma e al piccolo: vederlo ciucciare soddisfatto e appisolarsi al sicuro è una soddisfazione che fa bene al morale e all’autostima della mamma, soprattutto in un momento così delicato come il post-parto. A tutte capitano momenti di scoramento, quando ti sembra che il compito di genitore sia troppo vasto, troppo complesso per poterlo affrontare e portare a termine bene… Beh, allattare Matteo mi ha aiutato moltissimo a superare questi momenti, perché in quel gesto così semplice ma così completo mi sentivo perfettamente allineata con madre natura e perfettamente a mio agio. Con questo non voglio dire che sia stato tutto facile, anzi! Ci sono state mille piccole difficoltà… La pediatra della mutua che mi propone le poppate a intervalli regolari e l’aggiunta senza motivo apparente visto che cresceva bene(e meno male che un’amica mi ha consigliato Monica!!!! Aggiunte subito sparite e orologio buttato dalla finestra!)… Un appoggio in famiglia non sempre presente… Il fatto di non avere più una vita mia, soprattutto nei primi mesi, quando spesso cenavo (se così si può dire) alle 2 di notte tra una poppata e l’altra e vagavo per casa in pantofole con mamma e/o suocera che mi dicevano le frasi fatidiche: ma mangia ancora? Ma non saranno vizi? Un po’ bisogna dargli una regola etc etc… Ci sono stati momenti duri in cui mi sentivo inadeguata soprattutto perché sentire tutti questi consigli non richiesti mi ha fatto dubitare delle mie decisioni… Non sono partita come una “talebana della tetta”, passatemi l’espressione… ma di fatto un pochino lo sono diventata strada facendo perché vedevo che quando non ascoltavo nessuno e facevo cosa mi suggeriva l’istinto materno, le cose andavano bene… sia per me che per Matteo. Come quando Matteo si è preso la bronchiolite a 20 giorni e il pediatra mi ha detto senza mezzi termini che senza il mio latte si sarebbe fatto un po’ di rianimazione! Il vero problema delle mamme che allattano e che vogliono farlo nel rispetto dei propri tempi e di quelli del proprio cucciolo, secondo me è nella società in cui viviamo: la gravidanza e il successivo periodo di accudimento del piccolo sono viste come una parentesi tra la vita di prima e la vita dopo, che devono necessariamente essere uguali… Quando ho iniziato ad allattare dopo l’anno, mi sono dovuta sopportare gli sguardi, anche di parenti, che un po’ disapprovavano (sono vizi, sei fissata, sei tu che non lo vuoi staccare etc etc) e un po’ mi guardavano con compatimento perché magari non potevo fare quelle cose che facevo prima (la palestra, gli amici etc etc). Beh, lo dico qui anche a beneficio loro: sono assolutamente contenta di non fare le stesse cose che facevo prima! Un figlio è un cambiamento, un cambiamento di prospettiva, un’evoluzione anche come donna e come essere umano: questa è una delle cose che mi ha insegnato allattare. Mi ha insegnato a prenderne consapevolezza e a vedere questo cambiamento come una risorsa! Essere madre per me è stato il dono più grande e un’occasione di crescita senza precedenti: Matteo mi insegna ogni giorno qualcosa. Mi insegna, e a volte costringe, a vedere le cose dal suo punto di vista, molto più pulito e naturale del nostro di adulti, a prendere la vita con naturalezza, ad aspettare i suoi tempi e quindi anche quelli di tutti gli altri, ad immedesimarmi per cercare soluzioni a piccoli/grandi problemi. Insomma, è il mio esercizio zen, la mia meditazione sul campo. Allattarlo mi ha insegnato molto di questo rispetto dei suoi tempi e delle sue necessità e ha insegnato a mio parere anche a lui a cercare di esprimere queste sue necessità in modo sempre più preciso: è un dialogo tra madre e figlio che piano piano trovano il loro equilibrio. In fondo la quantità di latte che il piccolo beve e il tempo che sta attaccato sono del tutto irrilevanti; è un dialogo che travalica la necessità di cibo: è il bisogno di sentirsi sicuro, di sapere che quando chiama tu ci sei a qualsiasi ora del giorno e della notte (perché lui è piccolo e ne ha bisogno!), di sentirsi amato e accettato e protetto, in una parola il bisogno di amore. Quando ho realizzato tutto questo, allattare Matteo è diventato per me un momento bellissimo, una necessità non solo sua ma anche mia; un momento tutto nostro fatto di piccoli rituali solo nostri (come quando giocava con i miei capelli mentre ciucciava oppure mi chiedeva di accarezzargli il naso o chiedeva la mia attenzione e voleva essere guardato negli occhi). Momenti ed emozioni che non dimenticherò mai e che mi ripiombano addosso con forza ogni volta che lo abbraccio o mi corre incontro; momenti ed emozioni che mi hanno fatto crescere come donna ed essere umano, insegnandomi come prima cosa l’empatia, anche verso chiunque non sia mio figlio. Mi ha anche insegnato la fiducia in Matteo e in quello che mi comunica; gli chiedo se ha fame, sete, cosa vuole mangiare o bere, quando sta male gli chiedo cosa sente e se sta meglio o peggio (e lo faccio da quando ha iniziato a parlare)… E mi fido sempre della sua risposta perché essere allattato ha insegnato a lui a esprimersi e quando dice una cosa è esattamente quello che vuole dire: sa lui se ha fame o no, e sa cosa vuole mangiare, e ovviamente sa anche se sta bene o no. Se a madre natura fosse dato agio di fare il suo corso l’essere umano avrebbe molti meno problemi, ma visto che così non è, le mie difficoltà sono aumentate man mano che l’allattamento si protraeva nel tempo perché mentre prima era facile per alcuni da “giustificare” con il bisogno di mangiare, quando il bimbo ormai mangia la pizza da solo con le mani, diventa un po’ più complicato… scusate il sarcasmo ma a volte mi viene un po’ fuori… Gli atteggiamenti di non accettazione della mia scelta o, peggio, gli sguardi di disapprovazione e compatimento da parte di amici/parenti/conoscenti più o meno vicini mi hanno lasciato molta amarezza. Ma l’allattamento al seno è così: smuove delle cose e dei meccanismi che abbiamo dentro, a volte atavici e a volte dettati dall’educazione ricevuta, e divide le persone in modo molto netto. Ho trovato però molto appoggio in mia nonna, che purtroppo se n’è andata quando Matteo aveva sei mesi… Ancora adesso, ogni volta che ho un dubbio la penso mentre mi guarda con affetto e mi dice: “Elisa, non ti preoccupare, segui il tuo istinto che non sbagli. E poi stai tranquilla, siamo cresciuti tutti…”. Mentre all’inizio non ho avuto problemi ad iniziare l’allattamento, devo dire che ne ho avuti molti di più a interromperlo… E devo ammettere che la cosa è stata forse più difficile per me che per Matteo. A due anni, con l’aiuto di Monica, sono riuscita a limitare le poppate alla sera e alla mattina (e se si svegliava di notte) e ho notato che il bandolo della matassa in realtà era in mano mia. Se io mi mostravo tranquilla e serena nella mia scelta, anche Matteo lo era e, una volta spiegata la regola nuova, mi seguiva senza problemi. Abbiamo così scoperto insieme altri metodi per rilassarci per il sonnellino pomeridiano: la canzoncina, la storia, le coccole. Questo ha dato a me forza ulteriore perché mi sono resa conto che non avevo in effetti bisogno del latte per calmarlo, bastavo io! Ma da qui a interrompere del tutto, non è così facile, anche perchè non riuscivo a inquadrare se era pronto o meno… L’occasione è venuta dal caso: Matteo si è preso il “bocca mani piedi” l’8 luglio e non riusciva a ciucciare: per quattro giorni si è tolto il seno da solo, addormentandosi tranquillamente abbracciato a me, senza nemmeno chiedere il latte. A quel punto, visto che era senza dubbio pronto, quando ha chiesto nuovamente il seno una volta passato il disturbo, ho detto che il latte mi era andato via, che anche le titti della mamma si erano prese la bibi… Abbiamo passato tre giorni infernali (molto più per me che per lui forse), in cui ciclicamente ha tentato di farsi dare il seno una volta di notte, una volta al mattino, una volta per dormire la sera, testando la mia granitica convinzione per ciascuno dei momenti in cui prima lo prendeva. Ovviamente, anche dietro consiglio di Monica, non ho ceduto… piangevamo in due, insieme… uno strazio. Ma abbiamo superato il momento difficile con pazienza e amore… I pianti sono finiti in tre giorni ma Matteo ha avuto bisogno di tempo per assimilare la cosa (e io pure!). Le “titti” non le nominava nemmeno più e ha iniziato a bere un sacco di latte prima di dormire… Povero caro… Io dal canto mio, ogni tanto controllavo se usciva ancora latte e al vedere le goccine bianche che imperterrite uscivano ancora mi mettevo a piangere in bagno da sola. In effetti forse non ero ancora pronta, ma riprendere l’allattamento non sarebbe stata una cosa sensata, soprattutto perché per Matteo secondo me era venuto il momento giusto. Adesso, a distanza di due mesi, siamo sereni e stiamo anche meglio di prima: alla sera, gli propongo la nanna e ci sdraiamo insieme sul lettone, lui mi guarda negli occhi, mi dà i bacini, io lo stringo a me e gli canto la stessa canzoncina che gli cantavo mentre lo allattavo e lui si addormenta dicendomi ti voglio bene. Inutile dire che non vedo l’ora che venga il momento della nanna! Abbiamo trovato un nuovo equilibrio, anche più ricco di prima, fatto di sguardi coi quali ci capiamo al volo, fatto di complicità e di fiducia. Devo dire che comunque questo nuovo equilibrio poggia molto su quello che abbiamo costruito durante l’allattamento: lui sa che io ci sono per ogni necessità e appena chiama sono lì pronta. Non voglio dire che chi non allatta non ha lo stesso rapporto, intendo solo dire che nel mio caso mi ha aiutata ad instaurarlo. Ricorderò per tutta la vita l’allattamento come
orgogliosa di averla vissuta (mi perdonino le non allattanti…). Per tutte le mamme che ancora devono intraprendere questa esperienza o ci sono dentro fino al collo, ho solo due consigli: non seguite nessun consiglio! Sapete benissimo cosa serve a voi e al vostro cucciolo, è così in natura da sempre, basta solo fare piazza pulita dei pensieri e entrare in sintonia col batuffolo che avete davanti! Abbiate fiducia in voi stesse, anche se non siete appoggiate, e ascoltate il cucciolo, sembra una cosa impossibile ma loro sanno già tutto! Il secondo consiglio è: godetevi ogni poppata come fosse l’ultima perché non potete sapere quale lo sarà veramente. Per fortuna io ricordo con esattezza l’ultima poppata di Matteo perché visti i mesi che aveva sapevo che poteva anche smettere di punto in bianco e di fatto così è stato. Mi sarebbe dispiaciuto non dedicare attenzione alla sua ultima poppata magari per la fretta di andare in ufficio o di uscire… Auguro a tutte un’esperienza piena e positiva com’è stata la mia! Vi saluto con affetto, amiche di latte!

lunedì 24 agosto 2015

ALLATTAMENTO CHE FATICA ....la storia di latte di Silvia


Avevo fatto tutto il corso pre-parto, ero pronta, carica, inesperta ma speranzosa. Avrei allattato, perché lo volevo e perché ci credevo. Il giorno tanto atteso è arrivato e la prima gioia della mia vita è venuta al mondo, facendomi scoprire una forza che non credevo di avere! Il gioco è fatto, evviva, pensavo, inebriata da quell’amore. La fatica del parto l’ho fatta, ora sarà tutto in discesa. Invece stava iniziando la salita!! I miei capezzoli “inesperti” hanno iniziato a farmi male, ricordo che il secondo giorno dissi in lacrime a mio marito: “ma non ho già patito abbastanza con il parto?Devo soffrire anche per allattare?”. Prima le ragadi, poi la montata lattea che non arrivava. Così il giorno delle dimissioni la pediatra senza troppi giri di parole mi disse che non ci avrebbero mandate a casa se Chiara non avesse preso un po’ di peso. Giù di lacrime e di latte artificiale! A casa non andò meglio, perché nascere nelle vacanze di Natale vuol dire aver la casa invasa da amici e parenti con panettoni e moscato! Altro che tranquillità! Mi intimidivo a star sul divano con le tette al vento mentre qualcuno girava per casa, non capivo l’importanza e la sacralità di quei momenti. Però non ho mollato. Pensavo..se non serve per crescere le servirà come coccola e continuavo ad attaccarla..non sapevo a chi chiedere aiuto, nessuno che mi spiegasse..così ho ascoltato il mio istinto e con lo svezzamento, passate le paure del “non crescerà abbastanza” il mio allattamento è diventato un meraviglioso momento di amore e magia tra me e lei. Abbiamo trovato il nostro equilibrio ed il merito è stato quasi interamente della piccola Chiara, che ha sempre cercato il mio seno e, nonostante i miei pasticci, le mie paure, le mie ansie e i miei dolori, lei non si è mai stancata di ciucciare! Finchè, dopo 18 mesi, ho scoperto di aspettare l’altra gioia della mia vita. “Questa volta allatterò senza problemi, perché lo voglio, perché ci credo e perché…ho smesso ieri di allattarne una! Sono esperta!!” Secondo parto, doloroso ma veloce. Sono più serena : “ non avrò problemi questa volta!” Mi sbagliavo, perché la piccola Elena ha sonno. Dorme…dorme…e non si attacca. La montata non arriva fino al decimo giorno!! E’ stato un atto di fede, non cedere al latte artificiale. Andavo ogni giorno al consultorio per controllare che la bimba non perdesse peso, quando era attaccata al seno si addormentava e dovevo svegliarla perche succhiasse un po’! Questa volta ho avuto il sostegno di Monica Bielli consulente professionale in allattamento IBCLC, fondamentale per non cedere allo sconforto! La differenza, questa volte l’ha fatta il sostegno che ho avuto da lei e dal confronto con le altre mamme del gruppo “SOS ALLATTAMENTO”. Ora la porta di casa era chiusa ai parenti ed il lettone era tutto per me e le mie bimbe. Nella quiete abbiamo trovato il nostro contatto perfetto e l’allattamento ha avuto la storia più meravigliosa e appagante della mia vita. Due anni di tetta fantastici, di un amore puro ed esclusivo. Quante volte mi sono messa con le tette al vento sul divano ed Elena a ciucciare mentre Chiara regolava il volume con l’altro capezzolo! Perché ora l’equilibrio era da trovare in tre. Noi tre. To be continued….

martedì 23 giugno 2015

LATTE IN PUNTA DI DITA... la storia di latte di Elena e Gisella


Non si smette mai d'imparare. Al termine dell'allattamento di Ginevra scrissi che speravo di ricominciare presto. Ed ecco 12 mesi esatti dopo, il test positivo! Una gravidanza di per sé problematica mi ha subito fatto capire che ci sarebbe stato da sudare. A causa di un iposviluppo e della mia placenta previa a 37 settimane intervengono. La mia cucciola nasce e stupendo tutti è perfettamente in grado di respirare autonomamente. Gisella la piccola guerriera 2kg di peso per 44 cm. Da qui inizia il mio secondo allattamento. Post cesareo e bimba con iposviluppo. Mi ero informata ed ero già in contatto con Monica Bielli il mio angelo del latte. Sapevo che dovevo iniziare il prima possibile a tirarmi il latte. E così fu. Tiravo ogni tre ore giorno e notte e tutto quello che usciva era per lei. Ci dimettono dopo 5 gg il calo massimo sono stati 80 gr ma era già in rimonta. A 48 ore dalle dimissioni (1 settima dalla nascita) aveva recuperato il peso alla nascita. L 'attaccavo per consolazione e stimolazione ma l'alimentazione era tramite biberon quasi esclusivamente mio latte tirato, avrò dato 2 giunte di artificiale al massimo in un giorno. Vi lascio immaginare quanto dormissi! La piccola però non voleva saperne di mangiare al seno la sua poppata non era efficace. Sapevo di dover intervenire il prima possibile. Chiamai Monica e ci accordammo di vederci da lì 4 gg in mezzo c'era Pasqua. Quando entrò in casa mi sentii al sicuro protetta. Parlammo molto esamino' Gisella dopodiché mi insegnò il finger feeding in pratica dovevo addestrare Gisella alla suzione mediante l utilizzo di una siringa e il mio dito. Se faceva i movimenti corretti rilasciavo il mio latte... così oltre a tirarmelo dovevo anche alimentarla a sondino considerando che prendeva anche 80ml di latte era un'ora buona di lavoro . Quindici giorni così . E l' attaccavo sempre per mantenerla attiva. In pratica ero in piedi 24h24. In aggiunta una serie di esercizi che dovevo far fare alla piccola per posizionare correttamente lingua labbra gengive. .. Dopo due settimane ero velocissima a darle da mangiare . Aveva capito il meccanismo doveva solo tararlo su di me. Decisi di togliere il biberon e attaccarla solo al seno. Provai un week end e... iniziò a prendere peso! A togliere completamente giunte ecc ci ho impiegato un'altra settimana ma che emozione dire a Monica che avevamo vinto anche questa volta ! Adesso ha quasi 3 mesi prende 200gr a settimana e pesa 4,550 kg ovvero 2,5 kg in più rispetto alla nascita !!! è impegnativa ma la soddisfazione di allattarla è enorme !!!! Non smetterò mai di ringraziare Monica per aver reso possibile anche questo allattamento per avermi insegnato a nutrire mia figlia . E come sempre un grazie speciale va a lui che alla fine se tutto questo è stato lo devo soprattutto a Marco il papà, silenzioso spettatore ma fervido sostenitore colui che per primo crede in me anzi in noi.

mercoledì 17 giugno 2015

Quando una madre nasce, la vita si sdoppia... la storia di latte di Simina


Ero alla 34esima settimana e non ero pronta. Pensavo fosse incontinenza e invece erano le membrane rotte. Non avevo nulla di pronto. Allagai la casa in cerca dei body e delle tutine, ancora da stirare e piegare. In qualche modo persi i sensi, per recuperarli molti giorni dopo. Un automa, a cui dire cosa fare e pensare. Questo lo posso dire solo ora, a distanza di 17 mesi quasi, ma allora credo fosse mera sopravvivenza. Quando mi portarono il mostriciattolo in stanza, il giorno dopo, non capivo chi fosse. O meglio, sapevo fosse mio figlio. Ma non provavo nulla. Mi faceva solo ridere, perché era bruttino e rugoso. La sera, il mio compagno mi riportò a trovarlo e di nuovo non lo riconobbi come parte di me, per un attimo temetti che me l'avessero scambiato, ma Fabrizio mi rassicurò. Cominciai ad avvicinarmi un po' a lui quando mi attaccarono al tiralatte. In quei 10 ml di colostro c'era tutto l'inizio della mia vita da madre. I dieci giorni di degenza che seguirono, furono scanditi dagli infiniti tentativi di attaccarlo al seno e dal rumore del tiralatte. Provai anche a chiedere aiuto, ma smisi dopo che un'infermiera strinse fortissimo il piedino di Emil per fargli male di modo che piangendo aprisse la bocca e, a tradimento, gli infilasse il mio capezzolo in bocca. Una volta tornati a casa, la nostra storia continuò piuttosto bene. Il tiralatte era il mio miglior amico, anche se prima di ogni bibe continuavo a proporgli il seno, giorno e notte. I risultati però, erano sempre gli stessi. Una ciucciatina e si addormentava stremato dalla fatica. I giorni passavano e pian piano la produzione di latte sembrava diminuire. Erano apparse in casa anche delle scatole di latte artificiale e ogni tanto il mantra era “Non è mai morto nessuno di latte artificiale!”. Io stessa cercavo di convincermi, mentre vedevo aumentare il fabbisogno di Emil e diminuire la mia capacità di nutrirlo, di essere sua madre. Il latte rappresentava la mia indulgenza. Dovevo farmi perdonare perché il mio corpo l'ha espulso prima del tempo, perché ho permesso che me lo portassero via, per non averlo amato sin dall'inizio. Guardavo le foto di altre mamme che allattavano i piccoli e mi sentivo mamma a metà, e anche meno. Nel suo quarantesimo giorno di vita ho vissuto il momento più brutto ma anche il più bello. Come al solito, la mattina mi attaccai all'aggeggio, 30 ml in 3 ore. Decisi di smettere di illudermi e di mettermi il cuore in pace. L'avrei coccolato, baciato e abbracciato, fino allo sfinimento. Avrei trovato il modo per compensare. Verso le 7 di sera, decisi di darci un'ultima possibilità. Io e lui, sul divano e.... si attaccò al seno per non staccarsi mai più, rivelandosi un ottimo ciucciatore. Non ho ancora trovato le parole che meglio identificassero quel momento. Vi risparmio gli aneddoti con i vari operatori sanitari, perché nulla conta più. Quando una madre nasce, la vita si sdoppia, ed il latte materno diventa il giro di boa tra la vita terrena e quella in paradiso. Sì, per me è stato un po' come morire dolcemente e riaffacciarmi alla vita nuova, pulita e nel mio piccolo farò il possibile perché nessuna mamma debba rinunciare alla sua vita di latte, di amore e di vita stessa.

venerdì 5 giugno 2015

...a volte la vita ci pone davanti a cambi di direzione obbligati e noi mamme li dobbiamo saper accettare... LA STORIA DI LATTE DI CARLA E GIOVANNI


Dopo una gravidanza da manuale, un parto non particolarmente doloroso durato 3 ore inizia la mia storia di latte con Giovanni..mi sembra ieri e son già passati 8 mesi e mezzo.Desideravo molto allattarlo,avevo letto qualche libro e seguito il corso pre-parto ma il desiderio era così grande che il pensiero di non riuscirci mi ha mandata in confusione facendomi perdere la lucidità.Purtroppo non sapevo dell'esistenza di consulenti in allattamentoDei giorni in ospedale ricordo la sensazione di ansia nell'attendere la montata, in seconda giornata un ingorgo peggiorato inizialmente dal tiralatte ma poi risolto con semplici spugnature...finalmente il terzo giorno ci hanno dimessi con calo fisiologico interrotto.pensavo che una volta a casa tutto sarebbe stato più facile..non è stato così. Consultai il pediatra che mi disse di allattare non oltre i 20 minuti e facendomi doppia pesata in studio mi iniziò a parlare di aggiunta di latte artificiale.Giovanni si addormentava ciucciando i primi giorni e stava attaccato anche un'ora e mezza di fila..e io pensavo alle parole del pediatra..il mio pensiero ricorrente era "ma se sta attaccato così tanto sarà perché non ho abbastanza latte"...dovevo solo avere pazienza e fidarmi di mio figlio e invece dietro consiglio del pediatra ho iniziato a dare aggiunta,vivendola come una sconfitta.Ho poi provato in tutti i modi a toglierla e dopo un mese passato tra tiralatte,das ( dispositivo allattamento supplementare medela) e tanto sconforto, grazie anche all'aiuto e alla pazienza di Monica ci siam riusciti.Poi dopo il primo vaccino la produzione è di nuovo diminuita perché il pupo ciucciava pochi minuti e poco frequentemente...di nuovo aggiunta col das,di nuovo tolta. Al secondo vaccino idem come il primo e il pediatra (che cambiai nel frattempo ) mi propose svezzamento a 5mesi.Mi sono rifiutata e ho iniziato a dare il latte mio tirandolo con tiralatte doppio. Anche qui di nuovo qualche aggiunta..e finalmente ai sei mesi di Giovanni,con lo svezzamento ho iniziato davvero a godermi l'allattamento. Nel frattempo Monica mi ha proposto il suo corso di massaggio infantile..e mi son detta "perché no?" Massaggiavo il pupo e chiacchieravo con altre mamme...tornavamo a casa entrambi più rilassati.Da qui ho iniziato a capire che tutti quei mesi faticosi psicologicamente avevano avuto una loro ragion d'essere. Ho capito che le cose non sempre vanno come speriamo e desideriamo, anche se ci mettiamo tutta l'energia possibile..a volte la vita ci pone davanti a cambi di direzione obbligati e noi mamme li dobbiamo saper accettare.Ora che Giovanni inizia a gattonare e voler esplorare il mondo con le sue gambine non ha più molta pazienza di ciucciare,ma nel mei tai che ha realizzato per noi Simina (carry Koala ) si placa e ciuccia rilassato.stasera dopo una ciucciatina velocissima non ne voleva sapere di fare la nanna e così ho approfittato di un momento in cui era a pancia in giù per iniziare a massaggiargli la schiena...piano piano si è rilassato e per la prima volta si è lasciato andare al sonno senza troppa resistenza . Mi son sentita tanto tanto felice..Grazie Monica e grazie alle mamme di Sos allattamento,siete una risorsa incredibile!!

mercoledì 25 marzo 2015

...oggi, ad un mese dalla nascita, posso dire orgogliosamente di nutrire esclusivamente al seno mio figlio... LA STORIA DI LATTE DI ERICA E ROMEO

La mia storia di latte inizia da lontano,esattamente dal 2012,anno in cui è nato il mio primo figlio. Nei nove mesi che mi separarono dalla nascita ho letto libri e riviste su gravidanza,allattamento e cure prenatali;tutti a dichiarare che piú si attacca il bambino e piú la produzione di latte aumenta."Benissimo"ho pensato "è facile!". Poi il 26 aprile è arrivato Gioele, un po' pigrotto nel mangiare. Ogni volta che potevo lo attaccavo al seno,ma complice un cesareo,un bimbo sonnacchioso(a tutt'oggi preferisce dormire che mangiare!) e nessuna informazione sulle consulenti,sono uscita dall'ospedale con l'aggiunta:il bimbo aveva perso piú di mezzo chilo. Di questa aggiunta non mi libererò mai,fino a trasformarlo in un allattamento artificiale. Mi sono sentita una fallita. Pochi mesi dopo ho conosciuto quelle che sarebbero diventate due carissime amiche ed entrambe mi hanno consigliato,in un'eventuale altra gravidanza, di rivolgermi ad una consulente,facendomi il nome di Monica. Il 25 febbraio scorso,con un cesareo d'urgenza,viene alla luce Romeo. Avendo avuto sofferenza durante il travaglio e la nascita è stato trattenuto per 5 ore in osservazione. Ho pensato che il mio allattamento era già compromesso. Quando sono riuscita a stringerlo finalmente tra le mie braccia,l'ho attaccato subito al seno. Fortunatamente è stato fin da subito un bimbo molto attivo nel mangiare,ma questo non gli ha impedito di avere un forte calo fisiologico che lo ha portato ad avere anche la febbre. Così mi hanno nuovamente dato l'aggiunta:sono andata in panico. Ho chiamato subito Monica, la quale mi ha dato qualche dritta e mi ha tranquillizzata dicendo che avrei potuto recuperare una volta tornata a casa. Così, appena rientrata,l'ho richiamata,è venuta da me ed ha controllato l'attacco del bimbo,che fortunatamente era perfetto,e con pochi piccoli accorgimenti,come l'uso del tiralatte con una coppetta idonea,integratori naturali,massaggi al seno ho proseguito nella mia ricerca di un allattamento esclusivo al seno,eseguendo anche la doppia pesata per un paio di giorni,per verificare che il bimbo assumesse una seppur minima quantità del mio latte. Con il passare dei giorni mi sono accorta che Romeo non era piú interessato al latte artificiale perchè già sazio del mio e le doppie pesate mi hanno rivelato che stava aumentando bene. Al successivo controllo dalla pediatra ho scoperto che il bimbo aveva preso ben 350 gr in pochi giorni e che quindi i pasti al seno erano sufficienti. Nei giorni successivi abbiamo detto via via addio al latte in polvere e oggi,ad un mese dalla nascita,posso dire orgogliosamente di nutrire esclusivamente al seno mio figlio.

mercoledì 25 febbraio 2015

...chiedete aiuto se necessario e supererete tutte le difficoltà insieme ai vostri cuccioli... LA STORIA DI LATTE DI BARBARA E DELLA PICCOLA AZZURRA


-------------Prima che iniziate a leggere la storia di Barbara ci tengo a precisare che il paracapezzolo è un ausilio valido se usato per brevi periodi e limitatamente ai casi dove può essere davvero di aiuto. Non è un ausilio da usare già in ospedale alla prima difficoltà di attacco. Puà essere valutato l'uso, assieme alla vostra consulente professionale, nei casi in cui il bambino ha la bocca troppo piccola oppure se la mamma ha capezzoli piatti o invertiti in abbinamento ad un bambino con la bocca piccola , in caso si suzione debole con altri ausili che permettano di dare il latte materno senza usare il biberon...RIPETO NON E' UN AUSILIO DA USARE ALLA PRIMA DIFFICOLTA' DI ATTACCO ! Monica Bielli--------------
La storia di latte mia e di Azzurra è iniziata il 05/02/2015. Era la mia seconda gravidanza quindi tante cose le ho date per scontate; tra queste l'allattamento. Ero sicura al 100% che avrei allattato la mia bambina proprio come avevo fatto la prima volta con Andrea, con la stessa facilità e naturalezza. Ho imparato che non sempre le cose vanno come ci si aspetta, che per scontato non bisogna dare nulla e che i bimbi non sono tutti uguali. Dopo un parto lampo e dolorosissimo ho finalmente stretto al petto la mia bambina. Come feci per suo fratello ho provato ad attaccarla subito al seno, posizione pancia a pancia. Dopo un'ora di tentativi vani, nei quali lei sembrava quasi giocare col capezzolo, ho chiesto aiuto ad un'ostetrica che con fatica è riuscita ad attaccarla. Dopo meno di un'ora Azzurra dormiva, così l'hanno portata via per la visita. Il primo giorno l'ha passato a dormire e vomitare liquido amniotico, le infermiere mi dicevano di stare tranquilla che era normale il primo giorno. Il secondo giorno quasi lo stesso, dormiva quasi sempre e ogni volta che provavo ad attaccarla i miei tentativi fallivano miseramente. Col passare del tempo la mia frustrazione aumentava, non riuscivo a spiegarmi il perchè di tanta difficoltà ad attaccarsi, dovrebbe essere naturale ed istintivo per un bimbo, perchè lei non ce la fa? Nel pomeriggio ho chiamato Monica di SOS ALLATTAMENTO che mi ha consigliato di spremermi un pò di colostro e darglielo con un contagocce. Così ho sguinzagliato mio marito in farmacia a comprarlo e per non mi ricordo quante volte mi sono letteralmente "munta" per poter dare qualcosa ad Azzurra. Mentre stavo per darle l'ultimo contagocce, ecco che arriva un'infermiera a prenderla per farle non so quale controllo e io le dicodi aspettare che finivo di darle il colostro. "Mi aspettavo una cazziata da qualcuno, invece la stessa infermiera di prima tornando in stanza mi ha detto che ho fatto bene a fare come ho fatto . Il mio umore era sotto terra, complice anche la stanchezza. Il giorno dopo, il terzo, avremmo dovuto andare a casa. Nel frattempo la montata lattea stava arrivando. Al controllo del peso, ovviamente, è venuto fuori che la bambina era calata troppo di peso per cui niente dimissioni. Fortunatamente quel giorno era tranquillo e sono stata aiutata ad attaccare Azzurra da un'infermiera famosa in reparto perchè si dice che riesca a fare attaccare tutti i bambini (la mitica Pinuccia, detta "Strilli"). Ci è riuscita anche con noi, a fatica e strizzandomi il seno non so quante volte. Ero un pò più serena e sicura che l'indomani saremmo andate a casa. Invece al controllo risultava ancora un calo di peso. Non è possibile, ho pensato, ieri si è attaccata e ha ciucciato e non poco, perchè è calata? Il pediatra mi ha detto di decidere se volevo andare a casa o fermarmi; visto che avevo già allattato con successo una volta si fidava delle mie impressioni e diceva di fare la cosa che mi rendeva più tranquilla. Decisi di fermarmi ancora un giorno, soprattutto perchè a casa con Andrea non avrei potuto dedicarmi totalmente ad Azzurra. Ho passato tutto il giorno a cercare di fare attaccare Azzurra e con fatica e qualche aiuto ogni volta ci sono riuscita. Alla sera sono andata al Nido per la doppia pesata e la mia infermiera del cuore (Strilli!!!) mi ha fatta fermare lì per dare la poppata. Alla fine aveva preso 40 grammi. Quella notte Azzurra ha dormito per 6 ore di fila (ed io con lei) quindi niente latte sino al mattino. Forse era ancora debole e aveva necessità di dormire piuttosto che poppare. L'indomani la buona notizia: ci dimettevano visto che la bimba aveva preso un pò di peso. Arrivate a casa il panico: mezz'ora per riuscire a farla attaccare. Ho avuto l'idea di farmi prestare un tiralatte e questa è stata la nostra salvezza. La sera non c'è stato verso, Azzurra non riusciva ad agganciare il seno. Dopo ore di tentativi vani e la bambina disperata, mi sono tirata il latte e gliel'ho dato con il biberon, coi sensi di colpa a mille e la sensazione di aver buttato alle ortiche il lavoro fatto in ospedale. Ma almeno la mia bambina aveva la pancia piena! Ho contattato Monica che è venuta a casa la mattina seguente. Azzurra teneva male la lingua (che forse era un pò cortina rispetto alla norma) e questo creava difficoltà nell'aggancio, oltre al fatto che i miei capezzoli non sono molto sporgenti. La nostra salvezza porta il nome di PARACAPEZZOLO. Dopo le prime difficoltà, Azzurra è riuscita finalmente ad attaccarsi e a fare le sue poppate. Ci metteva il suo tempo perchè dopo 5/10 minuti si abbioccava, ma pian piano abbiamo iniziato ad andare sempre meglio. Oggi, a 16 giorni di vita, siamo già riuscite a fare qualche poppata senza paracapezzolo, il nostro obiettivo è di riuscire ad eliminarlo completamente, un passo alla volta. Tutto avrei creduto, tranne che avrei avuto tante difficoltà per allattare. Mi son sentita dire che la bambina era pigra, che forse il mio seno non è fatto bene e per questo non riusciva ad attaccarsi. Per fortuna non ho la tendenza a farmi condizionare ma al contrario se desidero fortemente qualcosa faccio di tutto per raggiungerlo. E così ho fatto: anche se ho avuto dei momenti di forte sconforto e già mi vedevo alle prese con tiralatte e latte artificiale, mi sono scrollata, ho chiesto aiuto e grazie alla competenza e alla sensibilità di una professionista in gamba, alla fine ho raggiunto il traguardo. E' il consiglio che mi sento di dare ad ogni mamma: non ascoltate troppo chi vi sta intorno, non abbattetevi e non lasciatevi sopraffare dalla frustrazione, . Ah e oggi tutte le poppate sono state senza PARACAPEZZOLO!!!

mercoledì 18 febbraio 2015

Ce l' ho fatta principalmente grazie alla mia ostinazione... la storia di latte di Paola..


Vediamo un pó, da dove comincio...... Forse meglio dall'inizio. Terzo figlio, terzo allattamento, terzo inizio tragico anche se in tutti i casi montata in seconda giornata...... 9 anni fa a 28 anni ho il primo figlio allattato x 1 anno tra paracapezzoli, ragadi, doppie pesate, aumento ponderale meno del minimo, svezzamento a 3 mesi e mezzo, pappe serali preparate con latte artificiale perché lui non ne voleva sapere di aggiunte, integratori per me, ma almeno, tutto sommato, anche se in maniera traumatica, siamo riusciti ad andare avanti per un anno...... 5 anni dopo secondo figlio, inizio peggiore del primo. Una settimana in utin quindi latte artificiale per lui e io ogni tre ore a fare stimolazione in reparto con tiralatte elettrico. Per fortuna il piccolo é bravo e appena uscito accetta di buon grado le tette di mamma seppur con paracapezzolo per capezzoli piatti. Questa volta purtroppo andiamo avanti solo 8 mesi sempre a causa di doppie pesate che dicono che il piccolo prende poco. Solo che lui l' aggiunta la accetta e addio latte a 8 mesi. Tre mesi fa arrivo del terzo nanetto nato 1 mese prima come il secondo ma mentre lui era 3.420 kg questo é solo 2.620 quindi poca forza. Per fortuna sta bene e subito viene in stanza da mamma anche se con una "cattiva notizia": glicemia bassa quindi dato latte artificiale subito e continuare finché non inizia ad allattare bene. Ed inizia il dramma. In seconda giornata arriva la montata ma lui piccino dopo tre ciucciate dormiva esausto un po' perchè ancora doveva capire dove fosse e un po' perché aveva poca forza. Quindi si va avanti con latte artificiale dopo aver succhiato al seno. Al quarto giorno usciamo con un peso di 2.450 in aumento e consiglio di aggiunta. Bilirubina alta quindi controllo a distanza di due giorni. Nel frattempo me ne infischio del consiglio dell' aggiunta e mi faccio prestare un tiralatte manuale. Iniziamo le poppate nella tranquillitá (se cosí si puó chiamare vista la presenza dei fratelli un cane un gatto e un marito)di casa nostra. Il nanetto si attaccava al seno sinistro e ciucciava anche per un 'ora poi passava al seno destro e poi nanna. Andiamo a fare il controllo della bilirubina ed é in aumento, mi chiedono se il bimbo mangia a sufficienza e bagna i pannetti e rispondo di si. Al che sia la dott.ssa del nido sia quella mia mi dicono di fare doppie pesate x vedere la quantitá di latte presa. Ci provo e mi accorgo che dal.seno sinistro in quell' ora di poppata prende solo 10 gr il resto lo prende dal seno destro. Provo a tirarlo da quel seno da cui prende poco e ne esce tanto ma con una maggior difficoltà rispetto all' altro seno quindi si stanca e si arrende accontentandosi. In ogni caso nel complesso prende la giusta dose compensando dall altro seno. Torniamo in ospedale dopo altri due gg (al quinto dalle dimissioni) e la bilirubina é ancora in aumento, al che decidono di pesarlo e si accorgono che ha perso 10 gr quindi 2.440 kg. Conseguenza: signora il suo latte non va bene. Dia l' aggiunta di latte artificiale perché il bimbo non cresce e se non prende peso non scende la bilirubina e rischia il ricovero. Io in crisi. Rispetto al primo bimbo sono piú informata e so che non esiste il latte " non buono" quindi non capisco cosa stia succedendo. Anche la mia pediatra mi prescrive l' aggiunta. Torno a casa con le bottigliette (tra l altro prenidina liquido che in commercio non esiste e faccio carte false x trovarlo 90 gr a 2.40 euro). Prima di dare il latte artificiale provo un altra cosa. Ogni poppata attacco a sx poi a dx poi tiralatte a sx e glielo do col biberon e inizia a fare grandi mangiate. Ogni poppata dura un ora e mezza. Non nego che per due notti ho ceduto al latte artificiale perchè non avevo la forza per tirarlo. Riandiamo al controllo. Peso aumentato e bilirubina in calo. Tornata a casa prendo le bottiglie rimaste di latte artificilae e le riporto al negozio. Inizio a tirare dal seno sx più del necessario x fare scorta x la notte e riesco a barcamenarmi tra poppate, tiralatte e biberon di latte materno. Nel frattempo facciamo prove di paracapezzolo x vedere se al seno sx riesce a tirare meglio, ne compro due diversi, spugnature e doccette calde massaggi, compro biberon con tettarelle simili al seno e che non facciano passare facilmente il latte, insomma un calvario e non ci facciamo mancare ragadi tagli tette al vento e vea oil. Nel frattempo mio marito, mia mamma, suocera e chiunque fosse a conoscenza della situazione mi diceva di mollare che non potevo stressarmi così che sarebbe cresciuto bene anche con latte artificiale che rischiavo non crescesse ecc ma io imperterrita ho voluto insistere e prendermi le mie responsabilità. Il latte c' era, dovevo solo aver pazienza e fiducia nel mio piccolo. Poi all' improvviso dopo un mese riesce ad attaccarsi e fare una poppata decente anche al seno sx esclusivamente in posizione rugby........nel frattempo facciamo il bilancio del primo mese. Il nanetto ha preso 4 cm e 1 kg e la pediata mi dice di fare doppie pesate solo x scrupolo x vedere se mangia a sufficienza. La mando al diavolo e continuo le mie pesate ogni due gg. Oggi a 3 mesi e 1 settimana siamo passati dai 2.620 kg della nascita a 5.240kg solo ed esclusivamente grazie alle tette di mamma e alla mia testardagine. Mi dispiace solo di aver ceduto con gli altri. Col senno di poi le cose sarebbero potute andare diversamente. In questi tre mesi ho chiesto consigli a un ostetrica e a Sara un amica consulente sull' allattamento e preso spunti dal gruppo SOS ALLATTAMENTO. Abbiamo valutato posizioni rimedi metodi e compromessi. Se non ci fossi riuscita non avrei avuto nulla da rimproverarmi ma ci sono riuscita e non lo dico x presunzione ma ce l ho fatta principalmente grazie alla mia ostinazione...... Ora va tutto benissimo e ha imparato a succhiare in posizione corretta da entrambi i seni ! E la cosa piú bella é vedere il mio piccolo addormentarsi dopo la poppata col capezzolo ancora in bocca il sorriso e la goccina di latte...

lunedì 15 dicembre 2014

Per nessun motivo al mondo avrei rinunciato ad allattare Aurora. E questo lei lo sa.... la storia di latte di mamma Alice e Aurora


Un telo verde davanti al viso, una radio accesa e un’infermiera dagli occhi chiari che mi tiene la mano. E poi il musetto rotondo e assonnato di mia figlia. Questi i ricordi di quel martedì 30 luglio 2013, il giorno in cui è nata la mia Aurora. Mentre ero in sala operatoria, pensavo alle parole del ginecologo: “Signora, sembra che la bambina non cresca più… conviene farla nascere…” e pregavo solo che stesse bene. Per fortuna le mie preghiere sono state ascoltate: Aurora era in ottima salute, solo un po’ più leggera di molti altri bimbi, con i suoi 2,530 kg. Subito dopo il cesareo sono stata trasportata in una saletta post operatoria, e ho visto Aurora tra le braccia di Luca, il suo papà, che la guardava con gli occhi lucidi. Lei dormiva beata, ma come Luca l’ha messa sul mio petto si è svegliata e mi ha guardato… e lì ci siamo incontrate, mamma e figlia, pronte a prenderci cura l’una dell’altra, ad affrontare insieme un importante cammino di conoscenza, scambio, consapevolezza e amore. Aurora ha subito cercato il seno. Io, ancora provata dall’operazione, emozionata e timorosa di sbagliare, cercavo di aiutarla. Ho notato immediatamente una certa difficoltà di mia figlia ad attaccarsi: essendo piccina era più debole e spesso, dopo poco, si addormentava, oppure si arrabbiava perché non usciva latte ma solo poche gocce di colostro. La montata lattea è arrivata nella notte tra giovedì e venerdì. Ricordo come se fosse ora la sensazione di calore e la tensione al seno. Pensavo che con l’arrivo del latte “vero” i problemi dei primi due giorni si sarebbero risolti in un attimo. Mi sbagliavo. Aurora si attaccava raramente e dopo pochi minuti dormiva o piangeva disperata. In ospedale mi sentivo come in ostaggio: tutti a dirmi cosa dovevo o non dovevo fare, mille pareri discordanti, mille prove per fare mangiare la mia piccina. Mi dicevano di tenerla sveglia, di provare a farla attaccare anche quando lei non ne voleva sapere… mi facevano tirare il latte per poi darglielo nel biberon o con la siringa. Ero stanchissima e sotto pressione, passavo le giornate a piangere. Aurora non cresceva, con il calo era arrivata a 2,350 kg, e io temevo per la sua salute. Ogni mattina uno strazio, la pediatra la visitava al nido e il responso era sempre lo stesso: “la bambina non cresce”. E la colpa era mia. Mi sentivo, in realtà, doppiamente in colpa: la sua crescita si era arrestata nella pancia e ora che era nata non ero in grado di nutrirla come avrei voluto. Siamo rimaste in ospedale una settimana, una lunghissima settimana. Poi, finalmente, il 5 agosto siamo state dimesse. Aurora aveva preso poche decine di grammi, ma il pediatra aveva deciso di farci andare a casa. In realtà era ciò di cui avevamo bisogno. Di serenità. Di stare insieme a casa nostra e prenderci il nostro tempo. Perché io volevo con tutta me stessa allattare mia figlia, e sapevo che ci sarei riuscita! Il mese di agosto è stato durissimo. Per fare mangiare Aurora tiravo il latte almeno 3 volte al giorno e le davo l’aggiunta dopo la poppata al seno. A ripensarci ora mi sembra di aver vissuto con il tiralatte in mano, giorno e notte. Per fortuna avevo l’aiuto di Luca, che non si è risparmiato. E anche il supporto di Monica e delle mamme del gruppo Sos Allattamento… i preziosi consigli mi hanno aiutata ad avere coraggio e anche più fiducia nel mio istinto di mamma… un istinto innato che difficilmente sbaglia! Così, dopo poche settimane, abbiamo gradatamente eliminato le aggiunte e Aurora ha iniziato a mangiare solo ed esclusivamente al seno. Pian piano, giorno dopo giorno, tra le mie braccia, è cresciuta. In barba a chi pensava che non ce l’avremmo fatta vista la fatica iniziale; in barba a chi mi diceva “Ma lascia perdere! Per fare questa fatica, dalle il latte artificiale!”; in barba anche a chi, prima che nascesse, mi diceva che non sarei riuscita ad allattarla a causa delle dimensioni del mio seno non proprio da maggiorata! Vederla e sentirla attaccata a me è ancora e rimarrà sempre una delle sensazioni più belle al mondo. Nulla è così appagante, nessun momento così pieno d’amore. L’allattamento mi ha insegnato molto: a non mollare davanti alle difficoltà, a credere di più in me, ad essere più paziente. Per nessun motivo al mondo avrei rinunciato ad allattare Aurora. E questo lei lo sa. E infatti, ogni mattina e ogni sera, mi tocca con le sue manine e tutta contenta dice mi dice: “titta”!!!

giovedì 8 maggio 2014

...a lei bastavo io, lei voleva solo me, e sapeva che ce l'avremmo fatta. LA STORIA DI LATTE DI LUISELLA E DELLA PICCOLA LETIZIA


Letizia nasce alle 22:11 del 26 luglio 2013. Nulla va come avevo immaginato... pressione alta e dopo tre giorni di ricovero la ginecologa decide di fare un cesareo d'urgenza... nasce così la mia piccola di 2,370 kg. Il mio post-parto non è dei più felici a causa della sindrome di Hellp e di varie complicazioni post intervento, ma dopo quattro giorni finalmente sono di nuovo in piedi e posso cominciare ad allattare. L'inizio non è dei più semplici, io ho il seno duro e strapieno, Leti fa fatica, tira poco e siamo bersagliate da mille pareri diversi su cosa e come fare, tiro il latte e l'attacco, ma sembra che cresca solo con l'aggiunta di artificiale che divora in pochi secondi. Io purtroppo sono demoralizzata e sfinita dall'ospedale e dalla mancanza di pace e tranquillità che un momento così speciale richiederebbe e non riesco a capire cosa fare. Dopo ben undici giorni trascorsi in ospedale finalmente torniamo a casa... io non sto ancora benissimo, e sono completamente impreparata all'allattamento da sola. Leti è un esserino piccolo che vuole stare attaccata ore ed ore, notti e giorni interminabili...la prima sera che arrivo a casa mio marito mi aiuta e mi incoraggia, mi dice di attaccarla e di non essere triste: quella è la nostra prima vera poppata, la prima di moltissime altre. Non è stato semplice, ma grazie al sostegno di mio marito Luca e ai preziosi consigli di un'ostetrica conosciuta in ospedale riusciamo ad andare avanti con l'allattamento senza bisogno di aggiunte... Nonostante tutto e tutti ce l'abbiamo fatta e andiamo avanti tuttora. Letizia è cresciuta solo con latte materno fino a 5 mesi. Mia figlia mi ha insegnato tanto, anzi tantissimo: a lei bastavo io, lei voleva solo me, e sapeva che ce l'avremmo fatta fin dall'inizio: mi ha insegnato ad avere fiducia in me stessa e in noi. Mi spiace non averlo capito subito ed essermi fatta trascinare nelle parole di chi mi diceva di darle l'artificiale, che lei era troppo piccola, che era come una bimba prematura, che non ero stata a riposo in gravidanza e per quello era nata piccina e non doveva stare attaccata così tanto... dovevo godermi fin dall'inizio la meravigliosa gioia che lei mi ha portato. L'allattamento è un momento speciale, non è solo nutrimento, anzi, è calore, protezione, è un mondo di emozioni che ho condiviso con mia figlia, è una coccola, è un gesto d'amore incondizionato, è il naturale proseguimento del rapporto mamma-figlio dopo la nascita, è pura vita. Sono felice di aver allattato, soprattutto visto le complicate premesse iniziali, e auguro a tutte le future mamme di allattare e di vivere con il proprio piccolo la stessa esperienza ricca di gioia, complicità e unione uniche che Letizia mi ha regalato. Mai avrei immaginato di sentirmi appagata e soddisfatta come quando lei è attaccata a me.

mercoledì 30 aprile 2014

Giorgia era "progettata" naturalmente x nutrirsi dal seno della mamma...la storia di latte di Sara e della piccola Giorgia


La nostra magica avventura è iniziata il 17 dicembre 2013... erano le 9,05 quando dopo un travaglio indotto e 41 settimane di gestazione, la mia Giorgia finalmente faceva capolino! ci sono voluti alcuni secondi x far sì che si attaccasse al seno, nonostante i suoi 2,640 kg! era piccina si, ma aveva forza da vendere, in fondo era "progettata" naturalmente x nutrirsi dal seno della mamma come tutti! ci hanno dimesso e il suo peso era già in crescita dopo il calo fisiologico, magnifico! arrivate a casa abbiamo subito trovato il nostro ritmo, magari strano ma x questo era ancora più NOSTRO: di giorno tanto tempo al seno e la notte almeno 6 ore di sonno! ovviamente i primi giorni mi sono preoccupata " non vanno bene tante ore di sonno consecutive x un neonato" ma d'altro canto "non va bene svegliare un neonato che dorme" x fortuna avevamo il numero della nursery x poter sciogliere qualche dubbio! potevamo continuare a dormire, controllando però i pasti durante il giorno... al primo controllo dopo 15 giorni la piccola puffa era cresciuta di 660g... ai successivi controlli era sempre cresciuta bene... al che ho pensato "benissimo, ci siamo avviate bene, siamo a cavallo, non ci ferma più nessuno" e invece il problema era li in agguato!!! ai primi di aprile noto che Giorgia è sempre più veloce nei pasti, si distrae e non mi sembra essere aumentata di peso! aiuto, chiamo subito il pediatra che ci fissa un appuntamento! il verdetto è nefasto: è cresciuta 150g in 2 settimane e mi chiede se credo di avere latte poiché secondo lui evidentemente non ne ho! trattengo a fatica le lacrime e riesco a contrattare col dottore: tirerò il latte x controllare quanto mangia mia figlia e poi ci rivediamo x controllo! evviva, forse mi ha vista convinta, forse vede la bimba bella attiva o chissà ma riesco ad evitare l'aggiunta di latte artificiale che voleva darci! tornata a casa raccolgo la mia grinta x cercare di spiegare a mio marito, genitori e amiche perché desidererei evitare il latte artificiale essendo arrivate ai 4 mesi di Giorgia solo col mio latte; nel farlo mi chiedo se non sia un Po egoista da parte mia: non sarà solo x non sentirmi una madre inadatta??? un Po abbattuta, dubbiosa e in cerca di un consiglio scrivo sul gruppo di mamme in action! non mi danno consigli ma un nome: Monica Bielli! si rende subito disponibilissima così la chiamo e insieme cerchiamo di capire quale può essere il problema e quale può essere un piano d'azione! sono passati 18 giorni e oggi posso finalmente riscattare il mio seno e il mio latte: Giorgia è cresciuta 460g!!! ho voluto condividere con voi la nostra storia xkè potrebbe essere magari di aiuto a qualcuna! e ne approfitto x ringraziare infinitamente Monica Bielli di SOSALLATTAMENTO x il supporto! un bacione a tutte...

lunedì 4 novembre 2013

Quella mia e di Cesare è una storia di latte, d’amore e di infinita pazienza! (la storia di Elisa)

Quella mia e di Cesare è una storia di latte, d’amore e di infinita pazienza! Cesare è il mio secondogenito e quando era ancora nel pancione, tra i mille dubbi che mi ponevo, c’era una certezza: anche se era il mio sogno, anche stavolta non sarei stata capace di allattare! Venivo da un’esperienza negativa, con Maria Luna ho dovuto ricorrere all’allattamento misto, ho vissuto quei sei mesi malissimo, non vedevo l’ora di svezzarla per non pensarci più! Tutti dicevano la loro: con il cesareo non viene il latte (vuoi che non lo sappia mia mamma che ne ha fatti tre?), non attaccarla troppo se no non dai il tempo al seno di riempirsi, mangia questo, bevi quello e bla bla bla. Non conoscevo ancora Monica Bielli nè il suo gruppo di face book e tantomeno il suo blog, quindi tutti questi discorsi mi sono rimasti nella mente fino al giorno del ricovero per il secondo cesareo, stavolta programmato. Cesare nasce il 31 ottobre 2012, un bel bambinone di 4.5 kg nonostante mancassero ancora 15 giorni alla scadenza esatta, che piangeva sempre! Così, in seconda giornata, al nido dell’ospedale, iniziano a dargli le aggiunte, mi dicono che il mio latte non basta, che lui è troppo grande e rischia di avere un calo glicemico se non è nutrito a dovere. Stavolta ero preparata, a casa avevo già pronto il bibe e comperato il latte artificiale proprio il giorno prima del ricovero.. Non sono caduta dalle nuvole ma questa conferma mi faceva male..io ci tenevo così tanto ad allattare!! Rientrata a casa continuo con le aggiunte, ma il bambino soffre di reflusso e tutte le volte che prende il bibe, butta fuori quasi tutto il latte e nonostante beva il L.A. vuole stare attaccato tantissimo, ogni 3 quarti d’ora!!! Cresce tantissimo, più di mezzo chilo a settimana e così mi viene il dubbio che le aggiunte magari potessero non essere indispensabili e combinazione,proprio in quei giorni, una mia amica mi aggiunge al gruppo di Monica, dove leggo di tante ragazze nella mia stessa situazione: bambini sempre attaccati ma allattati esclusivamente al seno, mi si apre un mondo nuovo…vuoi vedere che posso farcela anche io? Chiedo consiglio ad un pediatra e mi dice di eliminare le aggiunte e vedere quanto prende il bambino nella settimana successiva, senza pesarlo ad ogni poppata ma solo una volta alla settimana, così faccio e…. wow! con grande stupore prende 300 grammi!! E io piango di gioia, ce l’ho fatta!! Se penso a tutte le difficoltà che ho incontrato, al cambiamento di direzione che ho adottato e a tutte le persone che non volevano credere che io ce la facessi, mi viene ancora il magone adesso.. Voglio ringraziare tantissimo quella mia amica, prima di tutti, che mi ha aggiunto al gruppo, mio marito che ha sempre fatto il tifo per me e mi ha incoraggiata a non mollare, Monica Bielli per la sua disponibilità, professionalità ed infinita dolcezza e tutte le mamme che non mi hanno mai fatta sentire sola nemmeno per un minuto! Spero che la mia storia sia di aiuto ad altre mamme e spero che sia anche di incoraggiamento a chi vuole mollare perché magari si sente stanca o non si sente all’altezza come mi sono sentita io… Tutto passa, anche i periodi più duri li ricorderemo con infinita dolcezza e nostalgia… Cesarone prende ancora il mio latte, giovedì compirà un anno, un anno di latte e di immenso amore..

giovedì 2 maggio 2013

LA STORIA DI FLAVIA E DEL SUO QUARTO ALLATTAMENTO FINALMENTE RIUSCITO!

Ciao mamme, mi chiamo Flavia ho 33 anni e ho avuto 4 figli.
Vi scrivo perché so cosa si prova ha non allattare per consigli errati e allattare per consigli adeguati, vi dico che per i primi tre figli ho avuto un allattamento misto, semplicemente perché mi avevano convinta che il mio latte per quanto fosse abbondante non era nutriente, NON CREDETE hai consigli dei "nonni", quando dicono di mettere il latte in un bicchiere e se diventa acqua non è buono, SBAGLIATISSIMO in alto rimane la sostanza, e una volta riscaldato (non bollito) riprende ad essere come appena tirato...
Ora ALLATTO da quasi 4 mesi il mio bambino e DEVO RINGRAZIARE Monica, perché grazie a questa pagina ( https://www.facebook.com/groups/sosallattamento/ )e i suoi consigli ho appreso che avrei potuto allattarli tutti, certo avrei avuto bisogno di un aggiunta, ma non avrei rinunciato e preso anche le pastiglie per togliere il latte, quanto ero delusa per mia figlia non poterla allattare, che pianti ho fatto perché mi sentivo inadeguata, non ero in grado di nutrirla nonostante ero una centrale del latte, ricordo dopo 11 anni come fosse ieri, la pastiglia per togliere il latte in mano, il bicchiere dall'altro e le lacrime che scendevano e... aspettavo... un cenno un gesto un qualsiasi aiuto per non ingerire la pillola, tutto perché avevo seguito i consigli di chi mi diceva tua figlia ha fame e il tuo latte non ha sostanza... Oggi il mio bambino cresce benone prendeva 500g ogni 15gg, poi per sue necessità ho dovuto dal 3 mese iniziare ad aggiungere latte artificiale , ma la notte c'è solo la mamma..
Verissimo allattare stanca e pesante ti esaurisce non sai se mangia a sufficienza se ciuccia ed esce oppure no... ma quando tra le braccia lo stringo e lui si attacca a volte anche solo per giocare e un momento nostro nessuno può "rubarci" questa nostra complicità questo nostro abbraccio, gioco, riso, AMORE..
NON rinunciate ad allattare per quanto Vi consiglino di lasciar perdere... prima consultatevi con ESPERTE IN ALLATTAMENTO perché tante volte anche i pediatri non aiutano in questo!!! ed è una fortuna AVERE QUESTO GRUPPO ( https://www.facebook.com/groups/sosallattamento/ ), questa tecnologia usiamola per giusti fini.
CERTO se in gioco c'è la Vs saluta, questo è un altro discorso, io parlo solo per chi come me aveva solo bisogno di integrare il LA al mio e avrei allattato...
UN BACIO AI BIMBI/E E A TUTTE LE MAMME:::: GRAZIE MONICA!!!!!!



GRAZIE A TE FLAVIA ! SENTIRTI SERENA PER QUESTA TUA RIVINCITA , PER ME è BELLISSIMO! Monica


giovedì 11 aprile 2013

LA STORIA DI VALENTINA E SAVERIO


Salve,
mi chiamo Valentina e vorrei condividere la mia storia di
allattamento, molto sofferta, ma per adesso riuscita, perché possa
essere d'aiuto a tutte le mamme che credono fermamente nel valore di un
gesto d'amore così naturale.
Il mio Saverio nasce alle 1.14, dopo una
gravidanza perfetta e un travaglio brevissimo. Sembra già che sorrida:
me lo distendono di fianco appena uscito dal pancione e lui, convinto,
si attacca al seno. Ho pianto le lacrime di gioia che mai avrei pensato
di poter versare.
Già dalle prime ore del mattino e poi tutta la notte
successiva continuai ad attaccarlo...ciucciava, dormiva, ciucciava.
L'utero mi faceva male per effetto della suzione e le ostetriche mi
confermavano che era tutto come da manuale. Terzo giorno, quello della
dimissione. La pediatra: "Signora, il bambino ha calato peso quasi del
10%, gli abbiamo dato 20 gr di latte artificiale e se l'è scolato. Mi
raccomando, insista ad attaccarlo, ma tenga di scorta del latte
artificiale e lo pesi ogni volta che mangia.". Ero così felice di
portarmelo a casa che non detti peso a quelle parole, mi preoccupai
solo di chiedere conferma all’ostetrica di turno che lui si attaccasse
bene e la risposta fu: “perfetto, guarda come deglutisce bene!!!”.
Comprammo del latte e lo mettemmo in dispensa, mia madre mi portò la
bilancia di mia nipote, allattata esclusivamente da mia sorella con
grande naturalezza.
A casa, inizia l'incubo: dopo mezzora di suzione lo
pesiamo…5 gr, dopo un’ora altri 5 gr…, dopo un’ora zero… Saverio
succhiava ogni ora al mattino e tutti i pomeriggi anche cinque ore di
seguito, facendo riposini di un quarto d’ora fra le mie braccia. Era
diventato impossibile fare anche le pesate. Ogni giorno quei dieci
grammi in più erano un traguardo irraggiungibile. E alla sera il
bambino piangeva tantissimo. Tuttavia, al mattino il mio pigiama era
bagnato di latte e Saverio era vispo e sporcava regolarmente i
pannolini. Non riuscivo a capire che cosa non funzionasse: certo è che
cominciai a sentirmi una mamma che non dava al suo piccolo quello che
lui chiedeva, una donna che era arrivata dove voleva nella sua vita ma
che non riusciva a dare il minimo al suo bambino. Col tiralatte una
tragedia: non uscivano più di 2 grammi…
La pediatra mi disse di dargli
il latte artificiale alle poppate della sera (quali???, lui andava a
richiesta) e io, ogni volta, mi ostinavo a tenerlo attaccato…lui
piangeva, io pure. Chiamai l’ostetrica dell’ospedale, che mi disse di
togliere l’artificiale perché avevamo solo da trovare il ritmo…il bimbo
la sera piangeva e io ero combattuta fra farlo faticare (come parere di
ostetrica) e dargli quel maledetto biberon prescritto dalla pediatra,
che sì lo avrebbe saziato, ma mancava del contatto con me. Lui tirava
bene al seno e ci metteva il suo: ero io a non essere alla sua altezza.
Decisi dunque di dargli il biberon solo ed esclusivamente se sentivo di
non farcela fisicamente io, per dormire qualche ora in più.
Saverio
riprese il peso della nascita in nove giorni e il diciottesimo giorno
aveva preso mezzo chilo dalla dimissione. Pensai che era un buon
risultato e mi parve di notare anche un aumento del latte…smisi anche
le doppie pesate. Quel giorno andai alla visita di controllo dalla
pediatra molto ottimista. Lei constatò il mezzo chilo in più e invece
mi disse: “ma insomma signora, non lo vede che questo bambino cresce il
minimo? Con la sua ostinazione di darle il suo latte non rispetta le
sue potenzialità di crescita. Gli dia il biberon con l’artificiale
nelle ultime due-tre poppate. So che ha paura che il bimbo non si
attacchi più, ma un bambino che ha fame non va trastullato, ma
saziato.”. Una sentenza che fu un macigno. Era venerdì, piansi tutto il
pomeriggio, mi aveva scoraggiato, ma non convinto del tutto. Avviammo
le pratiche per cambiare medico e il lunedì vestii il piccolo pronta a
portarlo al primo consultorio che mi avesse dato risposta. Al telefono
trovai un’ostetrica che poi ho scoperto che abitava proprio vicino a
noi. Mi disse di dargli sempre sempre sempre il mio seno e, avendo il
bimbo già venti giorni, mi disse di proporgli dopo ogni poppata il
biberon e segnare solo quanto prendeva di artificiale, in modo da
stimare la mia produzione di latte.. Così feci… Venne alle 19, ora
presunta di una poppata serale, dunque scarsa. Mi tastò il seno: il
latte c’era, ma Saverio, da pigro, era diventato pigrissimo e amava il
mio seno più per addormentarsi che per mangiare, pur attaccandosi
benissimo. Mi disse che avevo fatto bene a non sostituire le poppate,
ma a insistere, perché c’erano tutte le basi per un allattamento
normale. Feci così per altri quindici giorni (ogni biberon era una
spada per me, ma non mi ero ancora rassegnata all’idea di dargli il mio
latte e valeva la pena tentare per farcela o rassegnarsi del tutto). Il
bambino crebbe tantissimo e mi accorsi che tirava molto di più il mio,
tanto che a volte, rifiutava il biberon. Il nuovo pediatra mi disse di
cominciare a togliere le giunte (“tanto lei è la sua mamma e lo
conosce, sa quando è sazio. Gli dia la giunta solo se piange dalla
fame.”). Nel giro di altri venti giorni Saverio ha abbandonato del
tutto il latte artificiale. Oggi ha quattro mesi e prende
esclusivamente il mio latte, gioioso e vorace. La sera spesso si
addormenta con un grande sorriso e la bocca ancora piena di latte e io,
orgogliosa, ancora mi commuovo a guardarlo.

Un bacio a tutte
Vale e
saverio


UN GRAZIE A VALENTINA PER AVER CONDIVISO LA SUA STORIA DI LATTE . BRAVA PERCHE' CI HAI CREDUTO!!! LE MAMME SONO UNA FORZA! UN PICCOLO DISAPPUNTO PER LA PEDIATRA CHE HA DATO L'AGGIUNTA AD UN BAMBINO CHE AVEVA RIPRESO IL PESO DELLA NASCITA IN NONA GIORNATA ED IN 18ESIMA AVEVA PRESO MEZZO KG DALLE DIMISSIONI. ERA EVIDENTE CHE L'ALLATTAMENTO, PUR ESSENDO INIZIATO CON DIFFICOLTA', IN QUEL MOMENTO STAVA PRENDENDO UNA BUONA STRADA...RICORDIAMO CHE I NEONATI ALLATTATI AL SENO DEVONO RIPRENDERE IL PESO, DOPO IL CALO, ENTRO LA DECIMA GIORNATA E POI CRESCERE, SECONDO LE TABELLE OMS, 135 GRAMMI A SETTIMANA ..

Monica