mercoledì 28 settembre 2016

...una delle esperienze più belle che abbia vissuto... la storia di latte di Elisa e Matteo


Sono Elisa, mamma di Matteo, ora un giovanotto di 32 mesi. La nostra storia di latte si è conclusa poco prima del 30° mese e solo ora riesco a scriverne con serenità. Matteo è stato fortemente desiderato e cercato e, quando finalmente dopo alcune brutte esperienze, la gravidanza si è finalmente ben avviata, mi sono concentrata essenzialmente su quella, vivendo con molta consapevolezza il piccolo miracolo che stava accadendo. Parlavo con Matteo, lo accarezzavo attraverso la pancia, gli cantavo e raccontavo storie e tutto quello che mi passava per la testa, facevo meditazione con lui. Ero consapevole dei suoi movimenti, dei suoi singhiozzi e di dove posava testolina e piedini. Ero talmente presa dalla responsabilità di portarlo in grembo da mettere completamente in secondo piano tutto quello che sarebbe venuto dopo, come se stringerlo tra le braccia fosse il termine dell’avventura anziché l’inizio. C’è anche da dire che, a causa di miei problemi di salute, in parte le cose stavano proprio così: per me il parto sarebbe potuto essere potenzialmente pericoloso. Matteo però si è dimostrato molto più saggio dei medici che mi avevano in cura, e ha pensato bene di non girarsi, in modo da facilitarmi le cose con un cesareo. Quando ho seguito il corso preparto al S Anna, dove ho partorito, sapevo già che ce l’avrei messa tutta per allattare, ma non tanto perché mi fosse scattata la “crociata” dell’allattamento, quanto perché mi sembrava una cosa del tutto naturale e normale. Mi dicevo: “e perché dovrebbe essere altrimenti?”. Al corso ho rivisto la cosa in modo molto più consapevole, e ne sono uscita con una serie di motivazioni molto più forti. E poi, le ostetriche la facevano così facile…. Devo ammettere che per Matteo e me l’allattamento non è stato problematico: Matteo si è attaccato subito molto bene, ciucciando con caparbietà e aspettando pazientemente la montata lattea. Io ho avuto qualche piccolissima ragade ma niente di che, quindi non ho avuto difficoltà ad assecondarlo e per nostra fortuna la montata lattea è arrivata anche prima del previsto, dato il taglio cesareo. La mia quindi non è una storia di problemi da superare quanto una storia di piccole difficoltà e alti e bassi e di quello che mi/ci hanno insegnato. Quando ho iniziato ad allattare era più che altro per un senso di accudimento e per cibare il mio cucciolo; già dalle prime poppate però mi sono accorta che qualcosa di molto più profondo veniva toccato durante questi momenti… L’allattamento al seno, per come la vedo ora, è un momento che giova in egual misura alla mamma e al piccolo: vederlo ciucciare soddisfatto e appisolarsi al sicuro è una soddisfazione che fa bene al morale e all’autostima della mamma, soprattutto in un momento così delicato come il post-parto. A tutte capitano momenti di scoramento, quando ti sembra che il compito di genitore sia troppo vasto, troppo complesso per poterlo affrontare e portare a termine bene… Beh, allattare Matteo mi ha aiutato moltissimo a superare questi momenti, perché in quel gesto così semplice ma così completo mi sentivo perfettamente allineata con madre natura e perfettamente a mio agio. Con questo non voglio dire che sia stato tutto facile, anzi! Ci sono state mille piccole difficoltà… La pediatra della mutua che mi propone le poppate a intervalli regolari e l’aggiunta senza motivo apparente visto che cresceva bene(e meno male che un’amica mi ha consigliato Monica!!!! Aggiunte subito sparite e orologio buttato dalla finestra!)… Un appoggio in famiglia non sempre presente… Il fatto di non avere più una vita mia, soprattutto nei primi mesi, quando spesso cenavo (se così si può dire) alle 2 di notte tra una poppata e l’altra e vagavo per casa in pantofole con mamma e/o suocera che mi dicevano le frasi fatidiche: ma mangia ancora? Ma non saranno vizi? Un po’ bisogna dargli una regola etc etc… Ci sono stati momenti duri in cui mi sentivo inadeguata soprattutto perché sentire tutti questi consigli non richiesti mi ha fatto dubitare delle mie decisioni… Non sono partita come una “talebana della tetta”, passatemi l’espressione… ma di fatto un pochino lo sono diventata strada facendo perché vedevo che quando non ascoltavo nessuno e facevo cosa mi suggeriva l’istinto materno, le cose andavano bene… sia per me che per Matteo. Come quando Matteo si è preso la bronchiolite a 20 giorni e il pediatra mi ha detto senza mezzi termini che senza il mio latte si sarebbe fatto un po’ di rianimazione! Il vero problema delle mamme che allattano e che vogliono farlo nel rispetto dei propri tempi e di quelli del proprio cucciolo, secondo me è nella società in cui viviamo: la gravidanza e il successivo periodo di accudimento del piccolo sono viste come una parentesi tra la vita di prima e la vita dopo, che devono necessariamente essere uguali… Quando ho iniziato ad allattare dopo l’anno, mi sono dovuta sopportare gli sguardi, anche di parenti, che un po’ disapprovavano (sono vizi, sei fissata, sei tu che non lo vuoi staccare etc etc) e un po’ mi guardavano con compatimento perché magari non potevo fare quelle cose che facevo prima (la palestra, gli amici etc etc). Beh, lo dico qui anche a beneficio loro: sono assolutamente contenta di non fare le stesse cose che facevo prima! Un figlio è un cambiamento, un cambiamento di prospettiva, un’evoluzione anche come donna e come essere umano: questa è una delle cose che mi ha insegnato allattare. Mi ha insegnato a prenderne consapevolezza e a vedere questo cambiamento come una risorsa! Essere madre per me è stato il dono più grande e un’occasione di crescita senza precedenti: Matteo mi insegna ogni giorno qualcosa. Mi insegna, e a volte costringe, a vedere le cose dal suo punto di vista, molto più pulito e naturale del nostro di adulti, a prendere la vita con naturalezza, ad aspettare i suoi tempi e quindi anche quelli di tutti gli altri, ad immedesimarmi per cercare soluzioni a piccoli/grandi problemi. Insomma, è il mio esercizio zen, la mia meditazione sul campo. Allattarlo mi ha insegnato molto di questo rispetto dei suoi tempi e delle sue necessità e ha insegnato a mio parere anche a lui a cercare di esprimere queste sue necessità in modo sempre più preciso: è un dialogo tra madre e figlio che piano piano trovano il loro equilibrio. In fondo la quantità di latte che il piccolo beve e il tempo che sta attaccato sono del tutto irrilevanti; è un dialogo che travalica la necessità di cibo: è il bisogno di sentirsi sicuro, di sapere che quando chiama tu ci sei a qualsiasi ora del giorno e della notte (perché lui è piccolo e ne ha bisogno!), di sentirsi amato e accettato e protetto, in una parola il bisogno di amore. Quando ho realizzato tutto questo, allattare Matteo è diventato per me un momento bellissimo, una necessità non solo sua ma anche mia; un momento tutto nostro fatto di piccoli rituali solo nostri (come quando giocava con i miei capelli mentre ciucciava oppure mi chiedeva di accarezzargli il naso o chiedeva la mia attenzione e voleva essere guardato negli occhi). Momenti ed emozioni che non dimenticherò mai e che mi ripiombano addosso con forza ogni volta che lo abbraccio o mi corre incontro; momenti ed emozioni che mi hanno fatto crescere come donna ed essere umano, insegnandomi come prima cosa l’empatia, anche verso chiunque non sia mio figlio. Mi ha anche insegnato la fiducia in Matteo e in quello che mi comunica; gli chiedo se ha fame, sete, cosa vuole mangiare o bere, quando sta male gli chiedo cosa sente e se sta meglio o peggio (e lo faccio da quando ha iniziato a parlare)… E mi fido sempre della sua risposta perché essere allattato ha insegnato a lui a esprimersi e quando dice una cosa è esattamente quello che vuole dire: sa lui se ha fame o no, e sa cosa vuole mangiare, e ovviamente sa anche se sta bene o no. Se a madre natura fosse dato agio di fare il suo corso l’essere umano avrebbe molti meno problemi, ma visto che così non è, le mie difficoltà sono aumentate man mano che l’allattamento si protraeva nel tempo perché mentre prima era facile per alcuni da “giustificare” con il bisogno di mangiare, quando il bimbo ormai mangia la pizza da solo con le mani, diventa un po’ più complicato… scusate il sarcasmo ma a volte mi viene un po’ fuori… Gli atteggiamenti di non accettazione della mia scelta o, peggio, gli sguardi di disapprovazione e compatimento da parte di amici/parenti/conoscenti più o meno vicini mi hanno lasciato molta amarezza. Ma l’allattamento al seno è così: smuove delle cose e dei meccanismi che abbiamo dentro, a volte atavici e a volte dettati dall’educazione ricevuta, e divide le persone in modo molto netto. Ho trovato però molto appoggio in mia nonna, che purtroppo se n’è andata quando Matteo aveva sei mesi… Ancora adesso, ogni volta che ho un dubbio la penso mentre mi guarda con affetto e mi dice: “Elisa, non ti preoccupare, segui il tuo istinto che non sbagli. E poi stai tranquilla, siamo cresciuti tutti…”. Mentre all’inizio non ho avuto problemi ad iniziare l’allattamento, devo dire che ne ho avuti molti di più a interromperlo… E devo ammettere che la cosa è stata forse più difficile per me che per Matteo. A due anni, con l’aiuto di Monica, sono riuscita a limitare le poppate alla sera e alla mattina (e se si svegliava di notte) e ho notato che il bandolo della matassa in realtà era in mano mia. Se io mi mostravo tranquilla e serena nella mia scelta, anche Matteo lo era e, una volta spiegata la regola nuova, mi seguiva senza problemi. Abbiamo così scoperto insieme altri metodi per rilassarci per il sonnellino pomeridiano: la canzoncina, la storia, le coccole. Questo ha dato a me forza ulteriore perché mi sono resa conto che non avevo in effetti bisogno del latte per calmarlo, bastavo io! Ma da qui a interrompere del tutto, non è così facile, anche perchè non riuscivo a inquadrare se era pronto o meno… L’occasione è venuta dal caso: Matteo si è preso il “bocca mani piedi” l’8 luglio e non riusciva a ciucciare: per quattro giorni si è tolto il seno da solo, addormentandosi tranquillamente abbracciato a me, senza nemmeno chiedere il latte. A quel punto, visto che era senza dubbio pronto, quando ha chiesto nuovamente il seno una volta passato il disturbo, ho detto che il latte mi era andato via, che anche le titti della mamma si erano prese la bibi… Abbiamo passato tre giorni infernali (molto più per me che per lui forse), in cui ciclicamente ha tentato di farsi dare il seno una volta di notte, una volta al mattino, una volta per dormire la sera, testando la mia granitica convinzione per ciascuno dei momenti in cui prima lo prendeva. Ovviamente, anche dietro consiglio di Monica, non ho ceduto… piangevamo in due, insieme… uno strazio. Ma abbiamo superato il momento difficile con pazienza e amore… I pianti sono finiti in tre giorni ma Matteo ha avuto bisogno di tempo per assimilare la cosa (e io pure!). Le “titti” non le nominava nemmeno più e ha iniziato a bere un sacco di latte prima di dormire… Povero caro… Io dal canto mio, ogni tanto controllavo se usciva ancora latte e al vedere le goccine bianche che imperterrite uscivano ancora mi mettevo a piangere in bagno da sola. In effetti forse non ero ancora pronta, ma riprendere l’allattamento non sarebbe stata una cosa sensata, soprattutto perché per Matteo secondo me era venuto il momento giusto. Adesso, a distanza di due mesi, siamo sereni e stiamo anche meglio di prima: alla sera, gli propongo la nanna e ci sdraiamo insieme sul lettone, lui mi guarda negli occhi, mi dà i bacini, io lo stringo a me e gli canto la stessa canzoncina che gli cantavo mentre lo allattavo e lui si addormenta dicendomi ti voglio bene. Inutile dire che non vedo l’ora che venga il momento della nanna! Abbiamo trovato un nuovo equilibrio, anche più ricco di prima, fatto di sguardi coi quali ci capiamo al volo, fatto di complicità e di fiducia. Devo dire che comunque questo nuovo equilibrio poggia molto su quello che abbiamo costruito durante l’allattamento: lui sa che io ci sono per ogni necessità e appena chiama sono lì pronta. Non voglio dire che chi non allatta non ha lo stesso rapporto, intendo solo dire che nel mio caso mi ha aiutata ad instaurarlo. Ricorderò per tutta la vita l’allattamento come
orgogliosa di averla vissuta (mi perdonino le non allattanti…). Per tutte le mamme che ancora devono intraprendere questa esperienza o ci sono dentro fino al collo, ho solo due consigli: non seguite nessun consiglio! Sapete benissimo cosa serve a voi e al vostro cucciolo, è così in natura da sempre, basta solo fare piazza pulita dei pensieri e entrare in sintonia col batuffolo che avete davanti! Abbiate fiducia in voi stesse, anche se non siete appoggiate, e ascoltate il cucciolo, sembra una cosa impossibile ma loro sanno già tutto! Il secondo consiglio è: godetevi ogni poppata come fosse l’ultima perché non potete sapere quale lo sarà veramente. Per fortuna io ricordo con esattezza l’ultima poppata di Matteo perché visti i mesi che aveva sapevo che poteva anche smettere di punto in bianco e di fatto così è stato. Mi sarebbe dispiaciuto non dedicare attenzione alla sua ultima poppata magari per la fretta di andare in ufficio o di uscire… Auguro a tutte un’esperienza piena e positiva com’è stata la mia! Vi saluto con affetto, amiche di latte!

venerdì 16 settembre 2016

Allattare i gemelli si può !!! La storia di latte di Silvia e dei gemellini Giuseppe e Maddalena

Sono Silvia, infermiera, moglie di Marco, mamma di Giuseppe e Maddalena, concepiti con ICSI presso l'ospedale s.Anna di Torino per problemi fertilità da parte di entrambi i genitori e nati a 36+1 con cesareo programmato poichè podalico lui e trasversa lei. Ecco, tutto il contrario di quel che il mio "film di vita" prevedeva... Mi sono sposata presto (21 anni) perchè volevo diventare mamma di almeno tre bimbi entro i 30 anni. Dopo 7 anni di tentativi, visite specialistiche, indagini diagnostiche ecc ecc ecc... FINALMENTE a 28 anni e 6 mesi divento mamma di Giuseppe e Maddalena! Avrei voluto partorire naturalmente, ma non si è potuto. Avrei voluto concepire naturalmente, ma non si è potuto, Volevo tanto usare i pannolini lavabili ed allattare naturalmente, e lo sto facendo!!!! Per quanto riguarda l'allattamento, all'ospedale, supporto zero. Su tutto il personale medico, ostetrico ed infermieristico (in 7 giorni di ricovero) ho trovato una sola ostetrica sulla mia stessa lunghezza d'onda. Le tipe del nido (non so che qualifica avessero) altro non facevano che ingozzarmi i bimbi di LA. I pediatri sostenevano che "se volevo potevo provare, ma di solito si riesce allattare un gemello e mezzo....". Bene, mi son detta "sono tutti dalla tua parte!!". Appena mi son potuta sedere a letto (mattino della prima giornata post cesareo) mi sono armata di tiralatte e ogni 2/3 ore tiravo. Ricordo ancora con quanta gioia ho accolto i primi 10ml di colostro, mi sembra in 3ª giornata! Poi usavo un "Das artigianale" fatto con una siringa da 5ml e un agocanula, frutto dell'ingegno della sopracitata ostetrica (Rosy). Quando le altre ostetriche e le tipe del nido mi han vista con un bimbo al seno e la siringa in mano mi han guardato di un male!! Beata ingenuità va.... La montata è arrivata il 6º giorno (per fortuna mentre ero ancora ricoverata), il mio è stato un ricovero protratto perchè ho sanguinato un po', e sono stata poi dimessa con 6,8 di emoglobina e la raccomandazione di "non stare sola con i bimbi per almeno un mese" e poi "tanto lei è infermiera, sa come si deve comportare..." Vabbè, sorvoliamo anche su questo! Arrivata a casa ho guardato mio marito e gli ho detto: "PRIORITÀ DI OGGI: mangiare loro, mangiare noi, DORMIRE! alla lavatrice e alle borse dell'ospedale ci pensiamo domani..." E quindi, da quel giorno, 5/6/2015 è iniziato il mio rapporto con il tiralatte a domicilio. Un odio/amore, soddisfazione/frustrazione che per fortuna ha avuto fine poco dopo aver contattato Monica. Credo sia stato attorno al 15 del mese... non ricordo con esattezza... Stufa e spossata dagli orari serrati del tiralatte, da rispettare categoricamente (pena la decimazione delle provviste nel frigorifero) ho cercato on line una consulente IBCLC, ed ho trovato LEI. MONICA. Professionale, serena, disponibile ed accogliente. Una manna per me, che in quei giorni stavo vacillando.... La mia richiesta è stata questa:" ciao, sono Silvia mamma di due gemellini, voglio smettere con il tiralatte e imparare ad allattare in tandem!". Insomma dazeroamille in un batter di ciglia! Monica mi ha anche insegnato la pazienza, consigliandomi di procedere x gradi: un bimbo al seno per volta, per un pasto al giorno, aumentando gradualmente le poppate in base allo stato d'animo di tutti. Ecco. Ci ho messo un po' a decidermi... ma il 23/6 mi sono lanciata con Giuseppe e il 26/6 avevo anche attaccato Maddalena! Molto più in fretta del previsto, ho detto "ciao ciao" al MEDELA simphony tanto odiamato! Oggi i bimbi hanno quasi 16 mesi, a breve ricomincia il lavoro, l'inserimento al babyparking è ormai imminente... Crescono a vista d'occhio. Veramente troppo velocemente! Imparano ogni giorno tante cose nuove: Giuseppe già cammina, Maddalena mangia di tutto con le posate... E quando è ora delle coccole, mi chiamano x la "ninni" che è un mix di tetta/coccole/nanna... Sono dolcissimi ❤️. Tutto questo anche grazie a Monica Bielli. non so cosa avrei fatto senza di te.... Infinitamente grata! Silvia.

lunedì 1 agosto 2016

...ho preso coraggio e ho deciso di raccontarvi la mia esperienza...La storia di latte di Antonella&Chiara


Dopo aver aspettato un bel pò di tempo..ho preso coraggio e ho deciso di raccontarvi la mia esperienza.!!La mia piccola anche essendo nata di soli 2,540 si è attaccata senza grossi problemi al seno..subito dopo il parto!!Ho avuto piccole ragadi che si sono risolte in pochi giorni..Tornate a casa dopo qualche giorno mi accorgo di avere metà capezzolo del seno sinistro..in ospedale mi dicono che poteva essere stata la bimba oppure di averlo sempre avuto così e di non essermene mai accorta..mi consigliano di tenere il seno scoperto e di metterci il mio latte..passa circa una settimana e le cose non miglioravano anzi peggioravano perchè la piccola faceva fatica ad attaccarsi e io avevo un dolore tremendo...in più il seno cominciava ad essere caldo,rosso e duro anche dopo una poppata molto lunga.Ritorno in ospedale dove mi dicono di avere molto latte,di fare impacchi con acqua calda e svuotare il seno manualmente..però la situazione non cambiava e in più comincio ad avere la febbre e dolori in tutto il corpo..vado di nuovo in ospedale e mi consigliano di prendere l'antibiotico x 7gg,di continuare con gli impacchi caldi,di svuotare il seno manualmente e attaccare la bimba in diverse posizioni..ma senza risultati perchè appena finisco di prendere l'antibiotico ricompare la febbre e le condizioni del seno erano le stesse..ritorno in ospedale e mi dicono di aver preso l'antibiotico per pochi giorni..di riprenderlo per almeno altri 15gg..al 14gg di antibiotico ricompare la febbre e il seno nelle stesse condizioni..un ostetrica dell'ospedale mi dice che magari il mio corpo si era abituato a quel tipo di antibiotico e di cambiare..stavolta mi toccava fare 10 inezioni,continuare con gli impacchi caldi e svuotare il seno manualmente.Ho passato circa 2 mesi in queste condizioni senza miglioramenti.. io non sono della zona..non sapevo a chi rivolgermi oltre all'ospedale..ero dimagrita tantissimo..il seno aveva preso una forma strana e il colore non cambiava!Ero disperata!!..mio marito e mia mamma mi dicevano di smettere di allattare e darle latte artificiale..ma io ero testarda,andavo avanti,senza sentire ragioni nonostante ero ridotta malissimo..la mia unica consolazione era che la bimba crescesse bene nonostante tutto..solo con il mio latte..Finite le inezioni sembrava andare meglio,ma dopo 10 giorni di nuovo la febbre..!..Ricontatto l'ostetrica e mi dice di andare al PS..di farmi fare un eco...ovviamente al PS niente eco solo prelievi...il medico di turno mi disse che se ci sarebbe stato qualche risultato positivo dovevo smettere di allattare per prendere medicine non compatibili con l'allattamento..mi mandarono in reparto dove mi strizzarono il seno per benino sotto acqua calda ma senza che uscisse una goccia di latte solo tanto tanto dolore...le analisi risultarono negative,mi ridiedero un'altro tipo di antibiotico..mi dissero che era un ingorgo...di svuotare il seno manualmente e di non usare il tiralatte perchè avrei peggiorato la situazione..Il giorno dopo la febbre non si abbassava più con il paracetamolo,il seno era diventato viola e duro e in più la mia piccola mi aveva abbandonato..non voleva più attaccarsi a quel seno..contatto l'ostetrica che mi dice di far ciucciare la bimba all'altro seno ma di provare sempre ad attaccarla anche lì ad ogni poppata..senza insistere,di usare il tiralatte dal seno dove la piccola si rifiutava di attaccarsi per svuotarlo,di immergerlo nell'acqua calda e di prenotare un ecografia..!!La prima data disponobile per l'eco era dopo una settimana circa..nel frattempo tiravo il latte,immergevo il seno in acqua calda,la bimba ciucciava dall'altro..dopo qualche giorno notai che la pelle del seno era diventata molto sottile fino a che la sera prima dell'eco si ruppe e uscì tanto pus..cercai di farne uscire quanto più possibile fino a quando il seno diventò abbastanza morbido e non usciva quasi più niente..misi una garza e aspettai l'indomani!!Il giorno dopo la febbre era scomparsa e dall'eco risultò che il seno si era svuotato da solo dall'ascesso che si era formato,il medico che era anche un chirurgo fece in modo che drenasse quanto più possibile..(tornai a casa più sollevata)...mi sentivo un pò meglio..ma ero molto stanca e debilitata..Qualche giorno dopo un'amica mi diede il contatto telefonico di Monica(troppo tardi)che contattai immediatamente..mi consigliò di continuare ad attaccare la bimba dal seno che non aveva avuto problemi,di usare il tiralatte dall'altro seno per svuotarlo e mantenere la produzione visto che la bimba continuava a rifiutare di attaccarsi..e darle quello tirato con il biberon..siamo andate avanti così per circa 2 mesi...Ho avuto un seno piccolo e uno più grande per un bel pò..finchè un bel giorno provai ad attaccarla e lo fece senza fare storie..(non potete immaginare la mia felicità)!!Ho continuato ad usare il tiralatte(ancora per un paio di mesi)..avevo troppa paura di ricadere in quel terribile incubo!!...non è finita..perchè con tutti gli antibiotici che avevo preso ho avuto la candida dall'altro seno..con l'aiuto di Monica abbiamo provato vari rimedi per evitare medicine per via orale,senza risultato!Così dopo aver consultato il medico ho preso delle compresse e fortunatamente ho risolto. Adesso capirete perchè ho tardato così tanto a raccontare la mia storia.È stata molto dura ma sono felice del percorso che ho fatto..e soprattutto di non essermi arresa nonostante tutto!Scusate se sono stata un pò lunga..Dimenticavo!!..oggi siamo al nostro 18°mese di tetta!!..❤Antonella&Chiara❤.. Note di Monica: Penso che da un attacco non prfondo e corretto possa essere partita una mastite batterica. Il seno dolorante e la febbre fanno pensare che fosse meglio usare ghiaccio per edema e dolore invece di acqua calda che si usa per aiutare lo sblocco di un dotto otruito. I sintomi di un dotto ostruito e di una mastite sono simili ma nel caso di una mastite molto più evidenti e accentuati e accompagnati da febbre e "sintomi influenzali"

mercoledì 2 marzo 2016

L'ESPERIENZA DEL CORSO DI MASSAGGIO INFANTILE


Una mamma mi scrive a proposito del corso di massaggio infantile e condivido volentieri le sue belle parole ...
Ciao! Ti mando ciò che ho scritto sul tuo corso massaggi...è ciò che ho vissuto io e spero possa servire a far comprendere il valore dell' esperienza ... "Un corso utile e rilassante quello proposto da Monica Bielli sul massaggio infantile, dove non solo ho imparato a toccare rispettosamente ed accuratamente il mio bambino ma mi sono sentita accolta e ascoltata in ogni momento. Il trovarsi in un piccolo gruppo di mamme e bambini ha permesso di conoscersi meglio e di sentirmi sempre più a mio agio. Monica con semplicitá e spontaneità ha fatto comprendere il valore e le svariate funzioni della pratica del massaggio; inoltre è stato importante ad ogni incontro lo spazio che ha lasciato alla parola, in cui abbiamo affrontato argomenti interessanti su allattamento, svezzamento, ripresa al lavoro ecc...Abbiamo potuto cosí portare liberamente i nostri dubbi, le nostre domande e le nostre emozioni. Monica è stata competente, disponibile e simpatica ed è riuscita a creare un clima famigliare e divertente in cui il confronto e la condivisione delle diverse esperienze mi ha aiutato in molte occasioni, portando lei stessa in primis la sua esperienza di mamma! Un grazie enorme a Monica che ci ha accompagnato in questo breve ma intenso percorso e ha contribuito a rendere l'appuntamento del massaggio un momento per me piacevole e prezioso! Un' esperienza che consiglio a tutte di provare ...e senz' altro...da ripetere!!!😉😁😘" Baci, Manuela e Riccardo

martedì 23 febbraio 2016

ALLATTAMENTO E RITORNO AL LAVORO. La storia di Laura e di Isabella


Ciao a tutte voi mamme, mi chiamo Laura e sono mamma di Isabella nata penso nell'estate più calda di cui ho memoria: il 20 luglio 2015 dopo un travaglio velocissimo e inaspettato tre settimane prima della scadenza. il parto è stato un pò difficile, eravamo entrambe stanche infatti la mia piccola il primo giorno, nacque alle 05.02, dormì parecchie ore attaccandosi solo due volte. La pediatra quando passò per il controllo mi mandò un pò nel panico dicendo che avrebbe come minimo dovuto attaccarsi dalle 10 alle 12 volte...io però lascia fare alla mia piccola e dal secondo giorno non si è più staccata da me! Sono stata fortunata perchè ha saputo subito come fare: niente ragadi, niente ingorghi, niente mastite...tutto perfetto. Il mio unico cruccio che avrebbe potuto rovinare questa storia di allattamento a richiesta ormai avviata benissimo era il mio rientro a lavoro. Non sapevo assolutamente come muovermi...chiesi alla pediatra che mi disse: " eh signora deve assolutamente tirare il latte in corrispondenza delle poppate della bambina se no le va via il latte e dobbiamo dare l'aggiunta!" Io panico! Dovevo rientrare il 10 novembre quindi Isabella avrebbe avuto 3 mesi e mezzo...mi piangeva il cuore, non volevo assolutamente darle il latte artificiale...già dovevo rassegnarmi al biberon...dovevo trovare una soluzione. i consigli migliori li ho trovati su questo fantastico gruppo ( SOS ALLATTAMENTO ! ) Ho iniziato a tirare il latte dopo le poppate per incrementare la produzione perchè avevo bisogno di fare scorta, dato che io insegnando in una scuola superiore non avevo modo di tirare il latte quando avrebbe dovuto mangiare la piccola. Allora un mese prima di rientrare ho iniziato a tirare ogni volta un'ora dopo la poppata, e ho riempito due freezer di contenitori da 200 ml!! Ho ricevuto consigli preziosi da questo gruppo su come gestire l'estrazione e la conservazione del latte, rimanevo però sempre preoccupata dal fatto che Isa avrebbe potuto rifiutare il seno dato che il biberon è decisamente più facile...per fortuna non è successo. Le ho sempre fatto dare il biberon da mia suocera o mio marito cosi che da me avrebbe sempre solo avuto il seno, ma l'ansia rimaneva. Il primo giorno ero preoccupatissima: se non l'avesse voluto? se non le fosse bastato? e se non mangiando mi fosse venuto un ingorgo? Tutti timori infondati, lei è sempre stata serena e sopratutto non mi ha mai rifiutata! Ogni volta che mi vede e trova la sua amata tetta ci si butta sopra mi sorride e mangia di gusto! E' vero ho fatto i salti mortali a volte...con la sveglia anche di notte per tirare e congelare ma ne è valsa la pena perchè lei nonostante tutto cresce bene e solo con il mio latte. Lavorare e allattare si pùò, basta organizzarsi e prendere il ritmo! E soprattutto pensare al dono che facciamo ai nostri figli.

martedì 16 febbraio 2016

ALLATTAMENTO E RITORNO AL LAVORO. La storia di Annalisa


Ho temuto il ritorno a lavoro prima ancora di partorire. Per rimandarlo il più possibile ho chiesto la flessibilità in maternità proseguendo il lavoro sino alla fine dell’ottavo mese per poi rientrare al quarto mese della mia bambina ma alla fine, il fatidico giorno è arrivato e il 4 maggio sono tornata ad occupare la mia scrivania. Oltre al mal di stomaco al solo pensiero di stare qualche ora senza mia figlia, nel periodo immediatamente prima di ricominciare a lavorare le mie principali paure erano di non riuscire a produrre abbastanza latte da allattarla al seno e contemporaneamente immagazzinare una scorta del freezer o che lo svuotare il seno con il tiralatte comportasse non averne se per caso subito dopo la mia piccola avesse voluto piluccarne un po’. Avevo paura che non volesse il biberon oppure che si abituasse alla vita facile e rifiutasse il seno una volta a casa. Insomma avevo paura di tutto e del contrario di tutto. Inoltre, tutte le persone che si sarebbero dovute occupare di mia figlia mentre io ero in ufficio, a loro volta lavorano e per me sarebbe stato un problema rispettare orari particolarmente rigidi. Due settimane prima di riprendere servizio ho ricevuto la prima bella notizia dall’ufficio personale: avevo diritto ad una riduzione oraria per allattamento di 2 ore al giorno e ne potevo usufruire come volevo, prima di entrare o in uscita o per una pausa pranzo più lunga. La seconda bella notizia me l’ha data il mio capo ufficio, rassicurandomi sul fatto che avrei potuto portare la bambina con me se fossi stata in difficoltà. Per lui l’importante era che il lavoro fosse fatto. Nello stesso periodo, il mio compagno, per vedere se prendeva volentieri il latte tirato, ha scongelato un biberon e mi ha spedito a fare un massaggio. Quando sono tornata il biberon era vuoto e la pargola addormentata. Così abbiamo iniziato e così ancora proseguiamo. A seconda di quale nonna è disponibile e da che ora, porto o meno mia figlia in ufficio con me. In genere ci resta per un oretta, ovvero il tempo necessario a farsi sbaciucchiare da tutte le colleghe e quando la “baby-sitter” di turno si libera, viene a prendersela. Ovviamente in questo lasso di tempo non riesco a combinare moltissimo quindi sono io la prima persona a cercare di evitare il co-working ma se non ci sono alternative va bene anche questa soluzione. I primi giorni lasciavo 3 biberon di misure diverse: uno da 70 ml, uno da 100 ml ed uno da 150 ml. Ma è bastato poco tempo per capire che a mia figlia bastavano 2 biberon da circa 120 ml per le 5 ore e mezza in cui sono fuori. Di conseguenza ho stabilito una rigida routine: il primo biberon lo riempio la mattina appena mi sveglio e il secondo in ufficio dopo la parsa pranzo. Fortunatamente sono in ufficio da sola per cui quando sento un formicolio fastidioso al seno capisco che è il momento giusto per chiudere la porta ed attaccare il tiralatte. Tiro fuori il mio canovaccio, il biberon da riempire, mi lavo bene le mani e massaggio il seno come mi ha fatto vedere la consulente Monica. Il tutto senza neanche smettere di lavorare. Il latte tirato lo conservo in un frigo a disposizione in ufficio e quando esco lo metto in un porta biberon termico con una busta di ghiaccio gel. Anche adesso che mia figlia ha compiuto 8 mesi, ci siamo trovati così bene con questa routine che non abbiamo avuto per niente fretta di iniziare uno svezzamento tradizionale ed abbiamo optato per un alimentazione complementare in cui l’alimento principale continua ad essere il latte materno. In ambito lavorativo mi rendo perfettamente conto di essere una persona fortunata, e non solo per il contratto di lavoro che mi permette di usufruire con grande flessibilità delle ore per l’allattamento, ma anche e soprattutto per l’ambiente in cui lavoro, per i colleghi comprensivi e anche quelli un po’ meno comprensivi ma che comunque fanno buon viso. Ovviamente tutte le mie paure relative alla produzione di latte si sono dimostrate infondate: anche se appena tirato, quando la pargola chiama gli ormoni fanno il loro dovere e non c’è assolutamente pericolo di rimanere senza, inoltre niente può essere anche solo paragonabile al mangiare abbracciati e coccolati dalla mamma.

venerdì 8 gennaio 2016

ALLATTAMENTO E RITORNO AL LAVORO . La storia di Milena


Alessia e' nata l'8 settembre 2013 e si è attaccata al seno subito,in sala parto. Per me era la seconda esperienza di allattamento; per sette mesi avevo fatto allattamento misto con la sua sorellina di due anni più grande. Avevo smesso al settimo mese perché iniziando lo svezzamento tradizionale e il lavoro contemporaneamente la produzione di latte era calata tantissimo e avevo 'dovuto' smettere di allattarla. La realtà è che non mi ero informata a sufficienza e non avevo provato ne a tirare il latte per fare scorta ne per tentare di togliere l'aggiunta. Con Alessia e' stato più facile perché lei era molto più vorace, non si stancava e si attaccava più spesso. Cresceva benissimo anche più del dovuto e si attaccava regolarmente ogni 2-3 ore. Superati i problemi tradizionali (ragadi ingorghi e dotti ostruiti..) al quarto mese ci siamo trovate davanti a uno sciopero. La bimba si attaccava e staccava in continuazione solo dal seno sinistro. In quell'occasione ho conosciuto Monica, la consulente IBCLC che aveva aiutato mia cognata e mia nipote che aveva avuto un rallentamento di crescita quando la mamma era tornata al lavoro. Lei mi ha dato alcune dritte utilissime che ci hanno consentito di superare le difficoltà in pochi giorni. Tramite lei, il gruppo SOS ALLATTAMENTO e mia cognata Chiara ho incominciato ad informarmi su come affrontare il fatidico momento della separazione che sarebbe presto arrivato. Avevo già incominciato a tirare e congelarel'esubero di latte che non riusciva a ciucciare soprattutto al mattino. Usavo un tiralatte elettrico medela swing, molto pratico perché riuscivo a portarlo in borsa viste le relativamente piccole dimensioni. In vista del mio ritorno al lavoro ho cominciato a intensificare i tiraggi in modo da avere una piccola scorta congelata per far fronte a ogni evenienza. Dopo ogni poppata tiravo da entrambi i seni un po di latte in modo da congelarne un biberon durante la giornata. Un mese prima del rientro al lavoro avevo concordato con la mia datrice di lavoro un orario che mi consentisse di continuare ad allattare. Ho ricominciato a lavorare a inizio maggio. Alessia aveva otto mesi e da poco più di un mese avevo cominciato ad autosvezzarla. La sua fonte principale di nutrimento era ancora il mio latte. Lavoravo da lunedì a venerdì sei ore al giorno; per tre giorni 4ore al mattino e 2 al pomeriggio e i restanti due giorni 2ore al mattino e 4 al pomeriggio. Durante le 4 ore mi prendevo dieci minuti (che recuperavo) in cui tiravo il latte che Alessia avrebbe preso con il biberon il giorno successivo, lo conservavo nel frigo al lavoro. L'orario era scomodissimo perché per lavorare sei ore rimanevamo fuori casa dieci ore a causa della lunga e inevitabile pausa pranzo di tre ore. Per fortuna le bimbe venivano e vengono tuttora accudite da mia mamma che abita vicinissimo al posto di lavoro. Per tre mesi ho continuato a tirare il latte al lavoro e lei a berlo il giorno successivo. Dopo le ferie di agosto in cui non aveva più preso il biberon perché era sempre con me non ha più voluto prenderlo. Quindi dopo qualche giorno di assestamento ho smesso di usare il tiralatte al lavoro e lei ha imparato ad aspettare che tornassi a casa per ciucciare. Nel frattempo aveva un anno e mangiava abbastanza ai pasti. Piano piano le poppate da 5-6 al giorno (e innumerevoli la notte) si sono diradate fino a diventare 3. Le poppate notturne sono rimaste invariate fino ai 15 mesi di Alessia. Poi causa mia brutta influenza gastrointestinale la bimba e' rimasta due notti con il papà e la notte successiva non ha più chiesto la tetta. Da questo momento il nostro allattamento e' continuato serenamente, le poppate si sono diradate da tre a una serale prima della nanna, fino ai 23 mesi e mezzo quando Alessia ha incominciato ad addormentarsi anche con il papà senza chiedere la 'sua tetta'. Sono passati 15 giorni e ogni tanto mette una manina nel reggiseno mi guarda e mi dice 'tetta....mia!'..

domenica 1 novembre 2015

IL RUOLO DEL FRENULO NELLA SUZIONE E NEL LINGUAGGIO


Ho sempre difficoltà , in caso di probelmi al frenulo , a far capire ai genitori l'importanza per la corretta suzione del neonato e per il linguaggio. Ho chiesto quindi alla mia amica logopedista Adriana di scrivermi qualcosa che possa aiutarci. Monica ( consulente allattamento IBCLC)
Mi presento: mi chiamo Adriana Totino, sono mamma di Giulio di 21 mesi, attualmente allattato a richiesta e sono logopedista da 10 anni (già!) specializzata in età evolutiva e lavoro in ambulatorio in asl. Vorrei parlarvi, in accordo con Monica, di alcuni aspetti legati alla funzione alimentare e orale. Il primo aspetto riguarda il corretto attacco al seno del neonato: un neonato è naturalmente programmato per nutrirsi al seno di mamma e mamma è naturalmente programmata per adempiere alla sua funzione nutritiva. Perché la suzione risultati efficace il neonato deve estroflettere entrambe le labbra e prendere in bocca non solo il capezzolo, ma buona parte dell'areola e con la lingua stimolare la ghiandola mammaria a produrre latte. Talvolta, però, può succedere che l'attacco non sia corretto e questo può comportare dolore per la mamma fino alla comparsa di ragadi e/o scarsa efficacia della suzione che comporta scarso accrescimento per insufficiente assunzione di latte (è la suzione del neonato che stimola la produzione di latte) in questi casi è opportuno cercare tempestivamente il consulto di un'esperta in allattamento (ibclc) perché spesso l'attacco scorretto è correggibile, ad esempio modificando la posizione o stimolando il neonato ad aprire bene la bocca, talvolta, però, ci sono anche impedimenti organici: è il caso del frenulo corto (anchiloglossia), in caso di frenulo linguale corto la lingua è fisicamente impossibilitata a stimolare correttamente la produzione di latte e la conseguenza è che spesso si passi al biberon, quando in realtà un semplice intervento di resezione del frenulo (frenuloctomia) potrebbe consentire un recupero totale della funzione alimentare. Inoltre mi preme sottolineare come un frenulo corto possa risultare un impedimento nell'acquisizione di alcuni fonemi come la r/l/z/t che richiedono l'elevazione linguale. L'intervento di resezione è svolto in ambulatorio in pochi minuti con una piccola anestesia locale e non ha gravi controindicazioni, il sanguinamento è molto ridotto tanto che è possibile allattare il bambino subito dopo con immediato beneficio per il dolore materno e per 'efficacia di suzione del neonato. L'intervento è tanto più efficace e semplice quanto più precocemente viene eseguito. Spesso, però, i genitori temono questo semplice intervento e i pediatri sottovalutano il problema, ma la conseguenza è che si passi al latte artificiale e al biberon privando il neonato del suo alimento specie specifico e della funzione anche consolatoria del seno e in secondo luogo si vada incontro a una difficoltà nell'acquisizione del linguaggio con il rischio che l'intervento si debba poi fare a 5/6 con maggiori difficoltà. Bibliografia Ankyloglossia and breastfeeding. Paediatr Child Health. 2015 May;20(4):209-18. Canadian Paediatric Society, Community Paediatrics Committee. The effects of frenotomy on breastfeeding. J Appl Oral Sci. 2015 Mar-Apr;23(2):153-7. doi: 10.1590/1678-775720140339. Martinelli RL(1), Marchesan IQ(2), Gusmão RJ(3), Honório HM(4), Berretin-Felix Tongue-tie and frenotomy in infants with breastfeeding difficulties: achieving a balance. Arch Dis Child. 2015 May;100(5):489-94. doi: 10.1136/archdischild-2014-306211. Epub 2014 Nov 7. Power RF(1), Murphy JF(1). Author information: (1)Department of Neonatology, The National Maternity Hospital, Dublin, Ireland. Surgical speech disorders. 1. Facial Plast Surg Clin North Am. 2014 Nov;22(4):593-609. doi: 10.1016/j.fsc.2014.07.010. Epub 2014 Nov 8. Shen T(1), Sie KC(2). Effectiveness of tongue-tie division for speech disorder in children. Pediatr Int. 2015 Apr;57(2):222-6. doi: 10.1111/ped.12474. Epub 2014 Nov 10. Ito Y(1), Shimizu T, Nakamura T, Takatama C. Lingual frenectomy: functional evaluation and new therapeutical approach. Eur J Paediatr Dent. 2012 Jun;13(2):101-6. Olivi G(1), Signore A, Olivi M, Genovese MD.

lunedì 28 settembre 2015

Allattare si può... La storia di latte di Cinzia e Manuel...


Manuel dorme. Eccomi qui. Qualche minuto per portare la mia esperienza.. piccola al momento (7 mesi e mezzo non è tanto) ma ricca di volontà. Non esiste allattamento senza parto, e il mio non è stato dei migliori. Il mio vissuto è stato pieno di sofferenza: un travaglio che non è partito, un cesareo e per non farci mancare nulla anche una bella trasfusione di sangue. Ora, io avevo tutte le mie idee sul parto non ospedalizzato, le aspettative erano tante e sicuramente non è stato facile, però immaginatevi quanto sia delicata e fragile una mamma (anche la mamma che ha potuto provare il miglior parto in assoluto) e di come stravolge la vita una creaturina nuova da amare e di cui prendersi cura… Oltre a questo il mio seno era la parte del corpo con cui meno avevo confidenza, un seno piccolo su cui non ho mai puntato certo il mio sex appeal … ma ci tenevo ad allattare ed ero informata su tutto , ma proprio tutto. Tutto nella teoria… Non faccio in tempo ad uscire dall’ospedale con una montata lattea che non riuscivo nemmeno a indossare la canottiera , il contatto col seno mi faceva male, mi dava fastidio, ed erano i primi di febbraio.. chiedo Monica di venir a casa il prima possibile… mi dimettono con un sacco di “cose da fare” (puntura per far coagulare il sangue , ferro, ecc) il mio compagno ed io torniamo a casa,e panico!!! Non riuscivo ad attaccare Manuel.. non c’era nulla da fare. Io ero tesa, non depressa, ma vedevo solo tutto grigio , un elefante davanti agli occhi non mi permetteva di godere di quel “ cosino” tra le mie braccia.. (a volte, confesso che rimpiango questo, così nel presente di oggi me lo strapazzo di coccole) Una volta a casa per fortuna avevamo un po di latte artificiale e la notte è andata, con momenti di panico ma è andata .. alle 10 deve arrivare Monica! io stavo troppo in preda ad un vortice di tensione (muscolare soprattutto) , ormoni.. era così, ed è stato così per molto tempo ancora. Di prima mattina viene mia mamma ( maternage zero) a casa che miracolosamente mi attacca il bambino… poi arriva Monica e con lei vediamo come ciuccia Manuel, l’attacco, il seno.. che era intoccabile.. i capezzoli, le piccolissime ragadi che sembravano potessero uscire..e tante lacrime.. non riuscivo a trattenere le lacrime.. Avrei voluto un parto differente , la mia condizione fisica mi buttava tremendamente giù di morale, mi sentivo inadatta, incapace, non ero riuscita a partorire, non riuscivo ad allattare, di notte sudavo da quanto il mio corpo era fragile, davo a Manuel il latte artificiale perché io non ce la facevo fisicamente, mi hanno raccomandato di non tenere il mio cucciolo in braccio in piedi dato che sarei potuta cadere come una pera cotta… non avevo nessuna forza dentro di me.. come un gatto che si morde la cosa.. sentivo che stavo soffrendo e stavo male e più vivevo questo e meno riuscivo a spostare quell’elefante davanti i miei occhi… Tra mia mamma che diceva che il bambino non si attaccava e mia suocera che non vedeva il latte… ero sballottata tra i mille consigli di tutti, e dalla paura che Manuel non crescesse, che non dormiva perché non lo saziavo abbastanza.. .. ma ogni volta che piangevo il latte sgorgava a fiumi… Un episodio di questi ricchi di emozione, lacrime e risa, (perché poi ci sono state anche le risa) è stato quando Monica mi ha fatto provare un paracapezzolo e dopo che Manuel si è staccato ho visto il latte con la schiumetta… come quella del cappuccino per intenderci… riso e pianto si mescolavano con l’emozione di nutrire il mio bimbo. Monica mi ha fatto visita ancora.. e poi continua a far parte di questa nostra avventura di allattamento… Vorrei condividere ancora una cosa, che spesso è vissuto come un tabù per le mamme.. comprato il tiralatte, Monica è a farci visita quando le spiegavo la sensazione che provavo, non ricordo le parole esatte.. ma mi ero espressa così : “ mi viene voglia di dare dei calci” di fatto si chiama disturbo disforico di emissione, col tempo è passato, (io sono la prova vivente che passano certe sensazioni!!) ho prediletto il ciuciatore originale dal tiralatte, però a me è successo, di aver male ai capezzoli, di aver degli ingorghi, di credere di non farcela a continuare ad allattare… intorno a me e dentro di me ho dovuto combattere molto, ma avevo una buona alleata : Monica. E ringrazio anche la mia amica Felicitas che mi ha dato tanto supporto. Ma soprattutto a Manuelito, perché è per lui che ho trovato la forza interiore col tempo di spostare quell’elefante. Allattare si può.

venerdì 28 agosto 2015

QUESTIONE DI RITMO E AMORE....la storia di latte di Antonella e Edoardo


Non ho una vera e propria storia di allattamento da raccontare. È vero siamo partiti un po' a rilento. Mi ricordo che appena me lo misero vicino nel letto subito fuori dalla sala parto, lui non riuscì ad attaccarsi, mi sentì così incapace, l'ostetrica allora mi disse di non preoccuparmi che ci avremo riprovato una volta in stanza. Furono quattro giorni difficili quelli che seguirono, non riuscivo ad attaccarlo da sola e ogni volta ero costretta a chiedere aiuto, provavo e riprovato, ma niente. Purtroppo non tutto l'aiuto fu costruttivo, anzi il più delle volte mi guardavano un po' così... Come dire "eh.. si vede che è il suo primo figlio".. prendevano la testolina di edo da una parte e il mio capezzolo dall altra e glielo conficcavano letteralmente in bocca. Per fortuna Edo ciucciava tutto quello che poteva e anche di più, una volta attaccato era una vera pompa aspira tutto. La montata lattea arrivò praticamente subito. Avevo questo seno enorme che perdeva latte da tutte le parti. Per fortuna, nonostante mi sentissi un po' un " fallimento" come mamma, lui cresceva tantissimo, era quello che aveva recuperato di più dopo il calo fisiologico. Per questo motivo credo non m sia mai stato consigliato aggiunte o paracappezzoli o altri aiuti, come ho sentito in altre storie: Edo cresceva davvero tanto. Riuscì ad attaccarlo da sola soltanto l'ultimo giorno di ricovero, mi sentì un pochino più sollevata. Sapevo dentro di me che io e lui insieme a casa, ce la saremmo cavata. Una volta a casa avevamo ancora un bel po' di problemi, riuscivo ad attaccarlo solo al seno destro e in più mentre era attaccato da una parte, dall'altra lo innaffiato tipo idrante... lo lavavo completamente, così dovevo coprirlo con un asciugamano. Tutti mi dicevano che la posizione più comoda e più semplice era quella da coricata, ma io proprio non ci riuscivo, ho dovuto aspettare qualche mese prima di riuscirci (ora è la nostra preferita x fare la nanna ). Così mi alzavo la notte, andavo in sala, mettevo un piede sul tavolino in modo da riuscire a portarlo alla giusta altezza del capezzolo, lo coprivo con l' asciugamano e li iniziavano i tentativi, innumerevoli, poi una volta attaccato... e chi lo staccava più.. succhiava davvero come se non ci fosse un domani. Era tutto molto difficile, quanti pianti, il mio compagno m chiedeva se ero davvero convinta di continuare, mi vedeva stanca e abbattuta... ma la mia risposta era sempre la stessa: "ce la facciamo, dobbiamo solo trovare il nostro ritmo". Sempre difficile, ma sicuramente il fatto di vederlo crescere come un vitellino.. mi ha reso la situazione meno dura da affrontare.. e anche i pianti e le frustrazioni si potevano sopportare. Ed eccoci qua.. a quasi 18 mesi di tetta... ora la prendiamo in tutti modi la tetta... nel vero senso della parola. Direi che io e il mio ometto ce la siamo cavata alla grande!!! Sono felice di aver institito e sono felice di aver scelto l allattamento a richiesta e prolungato, anche se in realtà..non ho scelto proprio niente.. è venuto tutto da se.. nel modo più naturale.. ascoltando il mio piccolo e i nostri cuori. Rifarei tutto... non c'è legame più intenso e non c'è amore più grande.. vedere nei suoi piccoli occhietti tutto quell' amore incondizionato... sentire quelle piccole manine sul petto...
Per tutto questo è per molto altro ancora.. sono felice di aver insistito.